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Once Upon a Time in Hollywood (Quentin Tarantino)

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  • Andrea90
    ha risposto
    Io ho preferito di gran lunga questo ultimo Tarantino con OUATiH e THE, per me due filmoni. Bastardi senza gloria e Django due grandissimi film ma a livello prettamente cinematografico secondo me i primi due son superiori.

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  • A.Crowley
    ha risposto
    visto di recente per la seconda volta dopo la visione al cinema

    Mamma mia che filmone, riguardandola con molta più calma si possono apprezzare i dettagli che inevitabilmente al cinema durante la prima visione sfuggono, e questo film è PIENO ZEPPO di dettagli

    credo sia quello che apprezzo di più del "nuovo cinema Tarantino" iniziato con Bastardi senza Gloria

    questione Bruce Lee, aldilà dell'opinione di cui sopra a me sembra palese che con quella scena Lee ne uscisse ridicolizzato aldilà dell'ironia che Tarantino ha sempre usato e sopratutto sa usare, fa strano che Tarantino non se ne sia accorto o non avesse calcolato le possibili conseguenze ma probabilmente sapeva benissimo del ritorno a livello mediatico che poteva creare quella scena piuttosto che il finale NON annunciato che tutti si aspettavano, infatti TUTTI hanno parlato di quella scena appena sono arrivate le recensioni, ma di per se è innocua

    personalmente non mi ha dato fastidio, anzi, mi ha divertito ma non lamentiamoci se chi ritiene Bruce Lee DIO guardando quella scena si sente offeso per come viene trattata la figura, uno dei migliori artisti marziali della storia che le prende dal primo Stuntman made in america che trova, se ci ripenso non posso non ridere però ecco è la conseguenza di toccare certi personaggi storici

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  • Andrea90
    ha risposto
    Mamma mia oh che palle. Neanche più dell'ironia si può fare.

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  • Bone Machine
    ha risposto
    La N-O-I-A!!!!

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  • Sonny Crockett
    ha risposto
    concordo, è stata una pessima scelta.

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  • Maddux Donner
    ha risposto
    Questa volta a criticare il Bruce Lee ideato da Quentin Tarantino per il suo ultimo film è stato Jason Scott Lee, protagonista di Dragon

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  • nite owl
    ha risposto
    Recupero questo topic dopo qualche mese perché due sere fa sono riuscito a vedere C'era una volta... a Hollywood per la sesta volta su grande schermo (sì, mi è piaciuto giusto un po'), cogliendo l'opportunità sia per tornare finalmente al cinema dopo il lockdown (e dopo quell'imbarazzante ruffianata di 1917) che per fare vedere questo capolavoro alla mia ragazza (che, come speravo, lo ha adorato come l'ho adorato io).

    Non ho letto tutte le recensioni postate qui, mi ci vorrebbero giorni, ma ho visto che almeno all'inizio è stato accolto molto male dagli utenti, ho letto cose come "problemi di sceneggiatura" e simili che mi hanno lasciato alquanto perplesso. Lungi da me voler fare cambiare idea a qualcuno ma... no, non ci siamo proprio per quanto mi riguarda questo film si posiziona secondo solo a Pulp Fiction all'interno della filmografia tarantiniana e questo solo ed esclusivamente perché, rispetto al secondo film del regista, per goderselo al 100% è necessario avere quanto meno un'infarinatura generale del contesto storico, ben preciso, in cui la vicenda è collocata.
    Non che questo sia per me un difetto, anzi: un'opera d'arte che spinge chi la osserva a fare uno sforzo mentale in più è sempre apprezzabile, ma posso capire anche che non tutti abbiano il tempo e/o la voglia di approfondire ciò che il film dà per scontato.

    Fatta questa premessa, entro un po' più nel vivo. In questo film troviamo la sintesi perfetta di tutto ciò che Tarantino ha fatto (ma soprattutto detto) in quasi trent'anni di carriera. Non mi stupisce che durante la lunga gestazione dell'opera, per nasconderne il titolo, il regista la chiamasse Magnum Opus, perché mai come questa volta l'idea di fondo di tutto il cinema tarantiniano emerge in maniera così potente: il cinema alto e il cinema basso non esistono, non sono mai esistiti; esiste solo il cinema nella sua totalità e per conoscerlo davvero dobbiamo spesso passare per i "bassifondi".
    Che gioia quindi vedere uno scorcio di vita di due uomini out of time, due "manovali" del cinema, di quelli che alla loro morte difficilmente otterranno elaborate retrospettive sulle loro carriere nelle riviste che contano. Che gioia vederli lottare con forza (ognuno a proprio modo) per non sparire e che gioia vedere la loro lotta contrapposta alla vita più o meno oziosa di due figure che invece hanno il momentum (o stanno per raggiungerlo, come Sharon). E quando il "cinema basso" salva letteralmente il culo al "cinema alto" (il massacro di Cielo Drive c'è, ma al contrario) tutte le barriere vengono abbattute e scopriamo che in casa Polanski si apprezza non solo Bounty Law ma anche la sgangherata carriera cinematografica di Rick, l'uomo del lanciafiamme.

    Questo film è il rovescio della medaglia di The Hateful Eight: tanto era freddo, cupo, nichilista e orientato alla morte il primo, tanto questo è caldo, solare, ottimista e orientato alla vita. Mai come stavolta Tarantino finge di non dirigere: la mdp si trova spesso in alto, a seguire i personaggi da lontano, come se il regista stesso volesse rinunciare al suo tradizionale ruolo di grande burattinaio onniscente (torniamo a The Hateful Eight, dove Tarantino addirittura interrompe il racconto e si ritaglia uno spazio per rivolgersi direttamente al pubblico) per diventare a sua volta spettatore.

    Venendo alla ricostruzione storica poi non so davvero che dire che non sia già stato evidenziato decine e decine di volte da giornalisti e cinefili molto più esperti di me: il perfezionismo con cui il regista ha ricreato il look (i cartelloni, i poster nei cinema, le insegne dei locali), ma soprattutto il sound (sfogliando la programmazione radiofonica e le classifiche dei singoli più venduti a Los Angeles) di quella città in quel particolare momento è qualcosa che non può che lasciare senza fiato.
    I personaggi finti (pochissimi) e quelli reali (la maggior parte) si mescolano tra loro di continuo (rendendo piacevolissima la ricerca di cosa è vero e cosa non lo è, ricerca che riserva enormi sorprese anche ai più esperti, ne sono sicuro) ma quello che conta davvero è che dietro ad ognuno di loro, ad eccezione ovviamente delle comparse, ci sono storie e aneddoti incredibili.
    E' un passo avanti ulteriore rispetto al seppur bellissimo Bastardi senza Gloria (altro capolavoro a mio avviso, scavalcato però da C'era una volta): là avevamo principalmente personaggi di pura finzione che si trovavano (quasi) soltanto nell'atto finale ad interagire con quelli reali, il tutto in un contesto di favola pura; qua l'interazione è costante dall'inizio alla fine e il contesto (per quanto mostrato in chiave romantica dall'autore) cerca di essere il più realistico possibile.
    Il massimo del realismo nel massimo della finzione.

    Per quanto riguarda invece la polemica infinita su Bruce Lee, che dire? Ridicola è troppo cattivo? Per Rick gli spaghetti western sono monnezza, per Cliff gli atleti/coreografi venuti dall'oriente negli anni sessanta sono dei "ballerini" senza talento. Sappiamo bene che questo NON è il punto di vista di Tarantino ma, come dicevo qualche riga più su, in questo film è spettatore anche lui o meglio, per dare un'interpretazione meno romantica alla faccenda, in questo film Tarantino omaggia quella parte del mondo del cinema che l'ha fatto innamorare di quest'arte da piccolo, riflettendone a pieno il punto di vista. Lui è partito da qui (vecchia Hollywood), crescendo ha scoperto altro (cinema italiano, cinema orientale ecc.) e ora torna a casa, rendendo il giusto omaggio al punto di partenza.

    Passiamo poi alla grande vendetta di questo film. No, non mi riferisco all'inversione del massacro di Cielo Drive perché ne hanno già parlato tutti (sì, sarebbe stato bello avere un Cliff Booth sotto acido nella casa di fianco, lo penso anch'io ovviamente) ma ad una cosa molto più sottile, che se vogliamo potremmo ricollegare alla scena del KKK in Django Unchained (al terzultimo posto nella mia personale classifica) ma che secondo me qui è ancora più efficace.
    Per cinquant'anni la Manson Family è stata dipinta dai media come l'incarnazione del male: articoli, libri, documentari, fiction e chi più ne ha più ne metta, hanno sempre fatto leva sull'orrore delle loro gesta mostrandoci quelle persone come dei mostri malvagi.
    Pensiamo a Charles Manson: quante volte è stato dipinto come uno dei più grandi geni del male del XX Secolo?
    Bene, la grande vendetta non è tanto far massacrare a Pitt, Sayuri e Di Caprio parte della Family, ma nel rappresentare quella comune hippie per quello che era davvero: una banda di poveri sfigati, derelitti, scappati di casa. Con Manson più sfigato di tutti: poco più di una comparsa all'interno di un film che NON parla di lui e si rifiuta di rendergli quel tributo.
    Se non è una bella vendetta questa non so più che dire.

    Non intendo perdermi ulteriormente nel mare magnum di citazioni/ricostruzioni, ma queste vanno citate per forza:

    1) Sharon ha una scena completamente inutile ai fini della trama: va in una libreria a comprare il romanzo da cui Polanski trarrà dieci anni dopo Tess. Effettivamente quel frammento, volendo, poteva essere tagliato benissimo e lei poteva entrare subito al cinema, ma a quel punto ci saremmo persi una tripla citazione particolarmente sofisticata: a Tess (ovvio), a Il Mistero del Falco (la statua del falco maltese, originale, vinta a un'asta da Di Caprio e gentilmente offerta per le riprese) e a quel punto anche a Il Grande Sonno (il negozio di libri a Hollywood, la prima stampa di un libro prezioso). Senza quel frammento, seppur inutile, il film ne avrebbe perso secondo me.

    2) Le canzoni che sentiamo in casa Polanski sono state con ogni probabilità composte proprio lì: sicuramente il pezzo dei The Mamas & The Papas che sentiamo eseguire al piano da Abigail Folger lo è (lo spartito originale era presente in quella casa la notte del massacro), ma con tutta probabilità anche quelli di Paul Revere & The Raiders che Sharon ascolta in vinile

    Non date per scontato nulla con questo film: ogni dettaglio, anche il più apparentemente insignificante, ha una storia ed uno scopo ben precisi. Questo fa del film un capolavoro: è qualcosa che resterà nel tempo.
    Ultima modifica di nite owl; 28 giugno 20, 19:06.

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  • loStraniero
    ha risposto
    https://filmmakermagazine.com/109393...nal-logistics/

    un'intervista con l'assistente alla regia di Tarantino dai tempi di Pulp Fiction, William Paul Clark...devo leggerla ancora tutta, lunga, ma sembra interessante...

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  • Enfad
    ha risposto
    Originariamente inviato da Admiral Ackbar Visualizza il messaggio
    Io avrei preferito un approccio più narrativo o comunque avrei apprezzato la presenza di un filo conduttore più forte all'interno del film tra le varie vicende, e penso che qualche sequenza riguardante la Manson Family e la pianificazione dell'omicidio della Tate avrebbe aiutato in tal senso e contestualizzato meglio il suo ruolo, però non sono d'accordo al 100% con la frase sottolineata: Bastardi Senza Gloria per essere compreso in toto ha chiaramente bisogno di conoscenze pregresse sull'esito della Seconda Guerra Mondiale, e si potrebbe dire lo stesso anche di film che non operano cambiamenti storici. È ovvio che parliamo di argomenti diversi, la WWII è un evento ben più importante e radicato nella memoria di tutti, ma la strage di Cielo Drive è un delitto "iconico" negli USA e quindi non vedo perché Tarantino si sarebbe dovuto preoccupare di quanta familiarità abbia il pubblico dei mercati internazionali con quella tragedia.
    Premesso che non impazzisco neanche per Bastardi senza gloria, mi sembra un film meglio strutturato, che funziona anche a sé stante; oltre questo, c'è anche il fatto che, come tu stesso ben dici, gli eventi della seconda guerra mondiale sono per l'appunto mondiali, studiati sui libri di storia di tutto il mondo e fanno parte della cultura generale collettiva, al contrario dei fatti di Cielo Drive

    Originariamente inviato da Admiral Ackbar Visualizza il messaggio
    Comunque mi è capitato di vedere una o due interviste in cui Tarantino parla di come si fosse quasi invaghito di Sharon Tate mentre faceva ricerche per il film, e secondo me questa cosa si percepisce sullo schermo, non mi è sembrata un'oca quanto una figura candida.
    Boh, io ho visto una che ride e balla tutto il tempo, che gira con un cagnolino nella borsa, che alla fine dice al suo vicino di casa "Finalmente ci conosciamo" senza aver mai fatto niente per conoscerlo davvero (e a giudicare dalla faccia tosta con cui al cinema scrocca il biglietto perché è nel film non mi sembra le mancasse l'intraprendenza), che al cinema si stravacca come fosse a casa sua (ed è vero che il modo di vivere il cinema al tempo era diverso, ma mi è comunque sembrato che quel modo di ritrarla le desse una certa connotazione). So che molti hanno parlato di figura angelica, ma io ho visto solo una svampita con cui mi è stato impossibile empatizzare.
    Al contrario mi sono piaciute la bambina e il personaggio della Qualley, oltre ovviamente ai già citati Dalton e Booth

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  • Admiral Ackbar
    ha risposto
    Originariamente inviato da Enfad Visualizza il messaggio
    Condivido.
    Non so se la Tate fosse davvero un'oca e/o se sarebbe contenta di essere stata ritratta come tale; io, come personaggio, l'ho trovata insipida e insopportabile (e non mi è sembrato particolarmente riguardoso da parte di Tarantino "omaggiare" la vera Tate coprendo per metà le sue inquadrature con i piedoni sporchi della Robbie, piazzati lì tra l'altro per nessun altro motivo all'infuori del puro feticismo, ma vabbè; ho trovato ancora peggiore il modo in cui ha trattato Bruce Lee).
    Capisco il legame tematico che ha con il personaggio di Rick Dalton, ma secondo me è un legame che funziona a metà se uno non è a conoscenza dei fatti extra-filmici. La sua funzione simbolica è chiara solo se si conosce la storia della vera Tate, imho, e dal mio punto di vista è un problema se un film per essere pienamente compiuto necessita di integrazioni da fonti esterne, perché significa che non è autosufficiente e quindi manca qualcosa (in questo caso, secondo me manca la vera ragion d'essere del personaggio della Tate, che così com'è ritratta risulta solo una delle tante figure del panorama hollywoodiano che avrebbe potuto essere sostituita con, chessò, l'attore protagonista della serie che sta girando Di Caprio)
    Io avrei preferito un approccio più narrativo o comunque avrei apprezzato la presenza di un filo conduttore più forte all'interno del film tra le varie vicende, e penso che qualche sequenza riguardante la Manson Family e la pianificazione dell'omicidio della Tate avrebbe aiutato in tal senso e sarebbe servita anche a contestualizzare meglio il suo ruolo, però non sono d'accordo al 100% con la frase sottolineata: Bastardi Senza Gloria per essere compreso in toto ha chiaramente bisogno di conoscenze pregresse sull'esito della Seconda Guerra Mondiale, e si potrebbe dire lo stesso anche di film che non operano cambiamenti storici. È ovvio che parliamo di argomenti diversi, la WWII è un evento ben più importante e radicato nella memoria di tutti, ma la strage di Cielo Drive è un delitto "iconico" negli USA e quindi non vedo perché Tarantino si sarebbe dovuto preoccupare di quanta familiarità abbia il pubblico dei mercati internazionali con quella tragedia.
    Comunque mi è capitato di vedere una o due interviste in cui Tarantino parla di come si fosse quasi invaghito di Sharon Tate mentre faceva ricerche per il film, e secondo me questa cosa si percepisce sullo schermo, non mi è sembrata un'oca quanto una figura candida.
    Ultima modifica di Admiral Ackbar; 02 febbraio 20, 17:00.

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  • Enfad
    ha risposto
    Originariamente inviato da Naihir Visualizza il messaggio
    Se doveva essere un film che doveva manifestare il suo amore per questa epoca e tutte quelle belle cose che avete elencato, sto film doveva almeno avere un cuore o un'anima. A me sembra una sorta di "vetrina" delle cose che gli piacciono, di un ricordo che ha di quel periodo ma niente che ti coinvolga sul serio o che ti faccia entrare nel mood e nell'ambiente descritto.

    Appare tutto distante, patinato, superficiale con un montaggio di situazioni dove ogni tanto spunta una sequenza che serve solo a descrivere, ma non a raccontare realemente. Manco la sensazione di un racconto e il minutaggio non aiuta. Come detto poteva funzionare meglio come un film di 1ora e mezza.
    Sono sostanzialmente d'accordo.
    Sapevo che era un film non-narrativo e che non era interessato a raccontare una storia propriamente detta, ma mi aspettavo che avesse una sua coesione e che trasudasse quell'autentico amore per il mondo del cinema che, per esempio, gronda copioso in un film come Ed Wood.
    Invece a me è sembrato un film che non riesce a trovare una quadra, i cui elementi costitutivi sono assemblati insieme in modo forzato e poco organico e danno l'idea di un bambino che ha cercato di realizzare un puzzle inserendo a fatica i pezzi nel posto sbagliato pur di completare il gioco; soprattutto, mi è sembrato un film incredibilmente fiacco e poco ispirato, a cui manca quella passione tanto decantata.
    Non funziona bene, imho, neanche come film che vive d'atmosfera e che si lascia trasportare da una situazione all'altra seguendo più la scia di un mood che un vero e proprio rapporto di causa-effetto, come possono essere film come 8 e 1/2 o (in modo più estremo) Inland Empire. L'ho trovato un film ondivago e sfilacciato, che pur non avendo autentiche velleità narrative non si abbandona alla corrente delle suggestioni ma cerca di inseguire un filo tematico col quale non riesce a stare al passo e che perde di vista spesso e volentieri.
    Manca anche - sempre per quanto mi riguarda - quel senso di fiabesco evocato dal titolo e raggiunto soltanto nell'happy ending.
    In breve, non mi sembra un film riuscito, ma a parte tutto sarei stata disposta a soprassedere sulla sua scarsa organicità se almeno ci avessi trovato un cuore vivo e pulsante (e invidio sinceramente chi ce l'ha visto, perché si è goduto delle emozioni che io invece mi sono persa)

    Originariamente inviato da Naihir Visualizza il messaggio
    Unico momento che mi ha lasciato qualcosa è stata la parte del girato western, con la bambina. Li è forse uno dei pochi momenti dove lo spettatore poteva empatizzare con lo stato d'animo di Rick Dalton.
    Quoto anche questo, tutte le sequenze di Rick Dalton sul set sono anche tra le mie preferite

    Originariamente inviato da Cosmo Visualizza il messaggio
    La Tate non era né Giovanna d'Arco né Marie Curie, era una modella e un'attricetta che probabilmente nella vita reale sarà stata più o meno come nel film, la bellissima moglie di un regista ricco e famoso nella Hollywood del '69, la cui principale preoccupazione quotidiana sarà stata che vestitino mettersi per il party serale. Non fosse tristemente entrata nell'immaginario per l'eccidio della Famiglia Manson, sarebbe a malapena ricordata come una delle mogli di Polansky, tipo la Seigner.
    Condivido.
    Non so se la Tate fosse davvero un'oca e/o se sarebbe contenta di essere stata ritratta come tale; io, come personaggio, l'ho trovata insipida e insopportabile (e non mi è sembrato particolarmente riguardoso da parte di Tarantino "omaggiare" la vera Tate coprendo per metà le sue inquadrature con i piedoni sporchi della Robbie, piazzati lì tra l'altro per nessun altro motivo all'infuori del puro feticismo, ma vabbè; ho trovato ancora peggiore il modo in cui ha trattato Bruce Lee).
    Capisco il legame tematico che ha con il personaggio di Rick Dalton, ma secondo me è un legame che funziona a metà se uno non è a conoscenza dei fatti extra-filmici. La sua funzione simbolica è chiara solo se si conosce la storia della vera Tate, imho, e dal mio punto di vista è un problema se un film per essere pienamente compiuto necessita di integrazioni da fonti esterne, perché significa che non è autosufficiente e quindi manca qualcosa (in questo caso, secondo me manca la vera ragion d'essere del personaggio della Tate, che così com'è ritratta risulta solo una delle tante figure del panorama hollywoodiano che avrebbe potuto essere sostituita con, chessò, l'attore protagonista della serie che sta girando Di Caprio)

    Originariamente inviato da Cosmo Visualizza il messaggio
    Pitt comunque è favoloso in questo film, l'ho sempre trovato troppo fighettone e costruito per essere credibile fino in fondo nelle sue interpretazioni ma qui veramente è al ruolo di una carriera. Di fatto è il fedele e disincantato "doppio" di Rick Dalton in tutto e per tutto, compreso il finale, in cui è lui a portare a casa il risultato ma come al solito è Rick a prendersi la gloria e i riflettori, come da tacito accordo fra i due.
    Anche secondo me il personaggio di Pitt è la cosa migliore del film. Mi è piaciuto il fatto che sia allo stesso tempo un losco figuro e una brava persona; emana una certa pericolosità, non disdegna menar le mani e forse ha ucciso l'insopportabile moglie, ma non è un attaccabrighe e anzi, in diversi momenti si mostra altruista e gentile.
    Avrei preferito che il film si concentrasse di più sul rapporto tra Rick Dalton e Cliff Booth (anche mantenendo una struttura libera), lasciando perdere digressioni posticce sugli hippie - o cercando di integrarle meglio nel quadro complessivo

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  • Cosmo
    ha risposto
    Anche perché senza il nome di Tarantino... non sarebbe un film di Tarantino.

    L'atmosfera e l'amore sconfinato per quel periodo e per il cinema mi pare saltino fuori quasi da ogni inquadratura, ed è proprio quello che mi è piaciuto del film. Basterebbe citare la scena della Tate al cinema o ancora più semplicemente le inquadrature di Brad Pitt alla guida a zonzo per la città, puro godimento visivo e sonoro. O la sequenza al ranch dov'è installata la Manson Family. Come ho già detto, per me è come vedere Easy Rider o Vanishing Point, giusto per citarne due.

    Del resto il cinema di Tarantino è quello, può piacere o meno ma l'aspetto che gli interessa creare è sempre un'atmosfera in cui calarsi e rimanere invischiati, e personaggi da cui restare affascinati, non certo le trame che non sono mai un granché, né gli interessa che lo siano. Di che parla Pulp Fiction: di una valigetta scomparsa? Della crisi mistica di un feroce gangster? Della violenza urbana e della tossicodipendenza? Di un pugile sul viale del tramonto? Di niente di tutto questo e di tutto al tempo stesso.

    Per quanto riguarda le polemiche che mi pare ci siano state sul personaggio della Tate e sul suo minutaggio nel film (esclusivamente negli USA, voglio sperare...), è tutta roba ridicola che discende da quell'ancora più ridicolo frullato di neofemminismo e metoo e chi più ne ha più ne metta che vorrebbe misurare le opere d'arte col bilancino, o che magari avrebbe voluto vedere un santino al femminile.

    La Tate non era né Giovanna d'Arco né Marie Curie, era una modella e un'attricetta che probabilmente nella vita reale sarà stata più o meno come nel film, la bellissima moglie di un regista ricco e famoso nella Hollywood del '69, la cui principale preoccupazione quotidiana sarà stata che vestitino mettersi per il party serale. Non fosse tristemente entrata nell'immaginario per l'eccidio della Famiglia Manson, sarebbe a malapena ricordata come una delle mogli di Polansky, tipo la Seigner.

    E Tarantino la rappresenta sì in questo modo frivolo ma con un evidente, enorme affetto di fondo, facendone un simbolo di quel mondo di sogni, mostrandola emozionata come una bambina mentre si gode in sala il suo ruolo in quel divertente e sbomballato episodio di Matt Helm. Non sfugge poi il parallelismo con il personaggio di Di Caprio, lui al tramonto della sua carriera, tanto nevrotico, disperato e ubriacone quanto lei è agli inizi del suo sogno, pura, felice e spensierata.

    Pitt comunque è favoloso in questo film, l'ho sempre trovato troppo fighettone e costruito per essere credibile fino in fondo nelle sue interpretazioni ma qui veramente è al ruolo di una carriera. Di fatto è il fedele e disincantato "doppio" di Rick Dalton in tutto e per tutto, compreso il finale, in cui è lui a portare a casa il risultato ma come al solito è Rick a prendersi la gloria e i riflettori, come da tacito accordo fra i due.

    Mi è venuta voglia di rivederlo...
    Ultima modifica di Cosmo; 02 febbraio 20, 15:08.

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  • Naihir
    ha risposto
    Se doveva essere un film che doveva manifestare il suo amore per questa epoca e tutte quelle belle cose che avete elencato, sto film doveva almeno avere un cuore o un'anima. A me sembra una sorta di "vetrina" delle cose che gli piacciono, di un ricordo che ha di quel periodo ma niente che ti coinvolga sul serio o che ti faccia entrare nel mood e nell'ambiente descritto.

    Appare tutto distante, patinato, superficiale con un montaggio di situazioni dove ogni tanto spunta una sequenza che serve solo a descrivere, ma non a raccontare realemente. Manco la sensazione di un racconto e il minutaggio non aiuta. Come detto poteva funzionare meglio come un film di 1ora e mezza.

    Unico momento che mi ha lasciato qualcosa è stata la parte del girato western, con la bambina. Li è forse uno dei pochi momenti dove lo spettatore poteva empatizzare con lo stato d'animo di Rick Dalton.

    Sono convinto che senza il nome di Tarantino e senza Di Caprio e Pitt, nessuno considererebbe un "gran film" questa pellicola. E' tutto un traino mediatico, ma non di vera qualità

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  • Admiral Ackbar
    ha risposto
    Originariamente inviato da Naihir Visualizza il messaggio
    a me è parso molto superficiale il film.

    cosa voleva raccontarci? il declino di un attore di quegli anni? un semplice racconto di come vivono la loro vita, uno stuntman e un attore? tutta roba che poteva essere condensata in un'ora e mezza scarsa. più che una "fiaba" hoollywoodiana a me è sembrata la solita accozzaglia di cose che piacciono a Tarantino, messe insieme. Sta roba l'aveva già fatta con Kill Bill, inserendo il western, l'action, le tamarrate orientali eccecc. Qui ha fatto più o meno lo stesso.

    La scena con Bruce Lee l'ho trovata pessima.
    Boh, secondo me è esattamente il contrario: mi sembra uno dei film meno superficiali di Tarantino, molti (che probabilmente non sapevano nulla della strage di Cielo Drive) infatti hanno faticato a capire la funzione di Sharon Tate nel film, che non è un personaggio ma un simbolo ambulante. Voleva raccontarci quel periodo - filtrato attraverso la sua memoria di bambino e di cinefilo - , quel tipo di fare cinema, la fine di un'epoca, la potenza del cinema, tutto questo nobilitando (come ha sempre fatto) anche un tipo d'intrattenimento spesso considerato di Serie B.
    Poi può benissimo non piacere eh, anch'io penso che certe cose non funzionino troppo e ho avvertito la mancanza di un filo conduttore che legasse di più le vicende prima del finale, ma non direi che è un film superficiale.

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  • Cosmo
    ha risposto
    Mi rendo conto ora che non avevo speso neanche due parole su questo film, ma insomma...

    Originariamente inviato da Gryzor Visualizza il messaggio
    ...è un bel film inatteso, meno viscerale e divertito del solito, più intimo, sentimentale e sentito, più complesso dei precedenti per i temi che affronta e per come li affronta. È quindi il primo film che mette in scena la gratitudine di Tarantino verso il cinema, che parla più dell’affetto e della stima del regista verso quel mondo, piuttosto che verso i film, e dell’importanza che il cinema ha su di noi, sul nostro immaginario.

    Non racconta una storia, non ha i caratteri del racconto, non ne ha il ritmo, non ne ha lo sviluppo, non ne possiede il linguaggio: racconta piuttosto di un amore, di una atmosfera, di un luogo, di un periodo, di un approccio, di un sentimento.
    Completamente d'accordo.

    A me è piaciuto parecchio, direi il miglior Tarantino dai tempi di Kill Bill, dopo un quindicennio di film di genere, mai del tutto convincenti. Decisamente un bel film che sembra uscito dritto dritto dagli anni in cui è ambientato, con alcuni momenti meravigliosi. E tra l'altro attori in palla, lo stesso Al Pacino non lo vedevo così rilassato e a suo agio da tempo.

    Non mi stupiscono le perplessità che ha suscitato, nel cinema stra-omologato di oggi questo è un tipo di cinema purtroppo scomparso. Vi immaginate se uscissero oggi film come Easy Rider o Vanishing Point, e la gente a parlare di film che girano a vuoto e a chiedersi "ma questi registi cosa ci volevano raccontare?"

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