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House of Gucci (Ridley Scott)

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    ha risposto
    Film scialbo a dir poco, diluito, confusionario, senza verve e mordente, uno scott svogliatissimo…con scelte di montaggio senza senso, tipo il padre di Maurizio Gucci che un secondo parla e lo stacco dopo e steso nella bara…non si capisce spesso quando tempo passa da un periodo all’altro, 1-2-10 anni…ovviamente la storia vera e’ stata del tutto traviata ma questo è il meno alla fine…salvo giusto renner e pacino perché sono talmente bravi che se la cavano sempre, ma leto e anche la hayek sono da denuncia, driver e gaga ci provano pure ma hanno due personaggi scritti male alla fine.

    Chi ha fatto il naso finto della bionda andrebbe interdetto da Hollywood.

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  • erciccio
    ha risposto
    Ho visto il film ieri in lingua originale ed è stata un'esperienza terrificante (non "terrific", ci tengo a precisare...)

    Non sembra un film, sembra una recita natalizia fatta da un gruppo di nonni russi che prova a parlare inglese, infilandoci dentro qualche parola casuale di italiano..

    Jared Leto è da Razzie award a mani bassi.

    Nonostante le 2.40 di film, sembra anche che alcuni pezzi della sceneggiatura si siano persi...(come mai Mau e Patrizia di punto in bianco decidono di provare a "convincere" Paolo al ghetto? E subito dopo senza motivo lui decide che è una deficiente e vuole mollarla? E la finanza perchè compare li dal nulla? )

    E' incredibile come Ridley Scott sia riuscito a fare, da giovane, 3 dei miei film preferiti (Blade Runner, Alien e Thelma & Louise) e tre dei più brutti film mai visti (questo, Prometheus e The Counselor).

    Vabbè.
    Ultima modifica di erciccio; 04 gennaio 22, 12:09.

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  • Massi
    ha risposto
    Più che altro a me sembra che a un certo punto la sua vicenda venga un po’ mollata, nel senso che allo spettatore viene negata la discesa nel baratro della Reggiani che poi è ciò che dovrebbe rendere chiare le sue reali motivazioni e gettare una luce definitiva sulle sue azioni. Invece mi è sembrato che Scott a un certo punto abbia preferito concentrarsi su Maurizio Gucci e l’azienda, lasciando tutto il resto per quanto possibile fuori campo. Stando così le cose non posso dire di aver capito esattamente cosa il film voglia trasmettere, ammesso che effettivamente esista una volontà al riguardo che non sia quella di lasciare un senso di ambiguità che peraltro ci starebbe anche visto che la Reggiani è sempre stata una figura piuttosto enigmatica.

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  • henry angel
    ha risposto
    Domanda per entrambi : un film fatto oggi ma collocato negli anni '60 e che tratta di aborti illegali non è un " messaggio inquietante" che denigra le sciampiste di Offanengo, mediamente attrezzate qui ed ora per avere gravidanze responsabili ( e rarefatte, secondo l' attuale trend denatale)?

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  • Sensei
    ha risposto
    Personaggio positivo no, ma con cui si empatizza troppo invece si, complice anche la distorsione dei fatti da parte di Scott.

    La sua frase finale, è un pò pochino secondo me.
    Ultima modifica di Sensei; 26 dicembre 21, 11:27.

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  • Il Ciabattiere
    ha risposto
    Il personaggio è indubbiamente negativo ed appunto la sua frase finale per ciò che racconta il film ne è l'emblema perchè chiunque porti quel nomi è negativo,dunque non ne vedo un'esaltazione in toto del personaggio...questo discorso mi ricorda il grafico che Skinner fece su Bart...quest'ultimo è il buco nero(nel film il buco nero è Gucci) chiunque ne gravita attorno viene risucchiato.

    Patrizia Reggiani per quello che narra il film si ok è più scaltra,intelligente ma anche lei mira a Gucci ed al potere e per ciò non ve viene fuori un personaggio positivo...io la leggo così.

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  • Sensei
    ha risposto
    Si ok il femminismo, ma questa donna non è come Thelma & Louise ne' Marguerite, ma un'arrivista che ha ucciso il marito per gelosia ossessiva e ossessionata dal nome Gucci, un personaggio negativo quindi, che tutt'oggi non ha provato alcun pentimento per ciò che ha fatto.

    Cioè in base al film :

    Spoiler! Mostra


    In pratica il film le da ragione su tutto, quindi l'uccisione del marito irriconoscente è giusta, lei una povera vittima.
    È inquietante come messaggio.

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  • Il Ciabattiere
    ha risposto
    Sensei ...vero è che Scott fa empatizzare molto lo spettatore col personaggio di Lady Gaga che comunque serve a Scott per rimarcare la sua chiave di lettura femminista o comunque di una donna forte in un mondo di uomini spesso incompetenti e depotenziati della loro aura,però non concordo in pieno sul fatto che si giustifichi l'omicidio.
    Nel mio post avevo scritto come la creazione dei mostri,dunque il volere,il cercare il potere fa diventare le persone dei mostri e questa visione è incarnata dalla famiglia Gucci.
    Nel finale che metto solo spoiler anche se spoiler neanche sarebbe
    Spoiler! Mostra
    vi è la creazione del mostro in quanto nel film il nome Gucci è associato a quello di mostro.

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  • henry angel
    ha risposto
    Bada che ti prendo in parola...Ed allora il jeans giallo Gucci venduto in P.zza Duomo a Milano per modici 1200€ me lo ascrivi allo strenuo tentativo di abbracciare il capitalismo più moderno od alla insopprimibile vena volgare della house? Ammesso e non concesso che il quesito non sia ozioso , dato che neppure un omicidio ha schiodato, evidentemente, la " reputazione" del marchio.

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  • Sensei
    ha risposto
    Come regalo di Natale per l'utenza di Badtaste cosa c'è di meglio di un capo Gucci?

    House of Gucci di Ridley Scott (2021).

    Innanzi all'invasore colonialista straniero del nostro sacro suol patrio, purtroppo ho dovuto sacrificare la visione di Diabolik dei Manetti (2021), a favore del prodotto americano che da uno sguardo estero vuole narrare un episodio di cronaca e marchio accaduto in Italia, House of Gucci di Ridley Scott (2021), sin dal titolo dal nome suadente, dolce e ricolmo di fascino, ha da subito le stimmate dell'istant cult, se ci mettiamo quel mignottone di Lady Gaga nel ruolo di Patrizia Reggiani, che ha scatenato apprezzamenti altrettanto spinto ed accesi quanto molto simili a quelle dei dipendenti nella fabbrica di autotrasporti, non poteva che far scegliere alla maggioranza del gruppo per la visione del suddetto film, girato da uno Scott ben lontano dalle ambizioni elevate dei suoi lavori più riusciti, così come del contemporaneo Last Duel (2021), ma specularmente a quest'ultimo abbiamo un nuovo ritratto femminile di donna forte, che si muove in un ambiente tipicamente maschile, nonchè conservatore, come quello dell'industria italiana, che nella moda ha la propria eccellenza da esportazione nel mondo, eppure così refrattario ad accettare al proprio interno la componente femminile in ruoli di comando, per via di differenti visioni della realtà capitalista nostrana, che preferisce il sicuro orticello da coltivare e mantenere, piuttosto che affrontare nuove sfide, di certo rischiose, ma potenzialmente remunerative.
    Ispirato ad una storia vera dice la didascalia iniziale, Scott gira un film indubbiamente minore, ma non privo di interesse e attrattiva spettacolare, anche se come suo solito il regista pare abbia usato la vicenda reale come mera traccia, per fare spesso una totale distorsione dei fatti (date cambiate, luoghi diversi, fatti alterati etc...), interpretandoli a modo suo, seppur il ritratto della famiglia Gucci sia connotato da grandi negatività per ognuno dei suoi membri (il che ha portato gli eredi ad esprimere ostilità nei confronti dell'opera), cominciando dai decani Rodolfo (Jeremy Irons) e Aldo (Al Pacino), chiusi nel loro piccolo giardino, incapaci di affrontare il rinnovamento degli anni 80', mentre i loro eredi non promettono nulla di nuovo; Paolo (Jared Leto) è un completo idiota, mentre Maurizio (Adam Driver), è introverso sino al limite della socio-fobia, trovandosi come sposa una Patrizia Reggiani, che è l'esatto opposto; arrivista, la definisce Rodolfo, ma nella pellicola emerge il ritratto di una donna che dietro la sua esuberanza, cela in realtà un'ambizione smisurata, mirando a vette sempre più alte, insofferente per questo sia al modo di gestire l'azienda da parte dei due anziani soci, sia dalla riluttanza del marito ad entravi a farne parte. Patrizia sogna l'America, il suo sguardo rivolto nel cielo temporalesco di una New York verticistica, anela il suo desiderio recondito di far parte di quel capitalismo movimentista sfrenato a stelle e strisce, cosa a suo dire negatale, perchè circondata da una famiglia di idioti, che si ritrova tra le mani un giocattolo oramai divenuto molto più grande rispetto alle loro mediocri capacità, così la donna manipola a fin di bene il marito, per fargli scalare posizioni nell'azienda e prendere decisioni innovative per il marchio, contribuendo così a traghettare Gucci nelle nuove sfide, che gli si pongono innanzi.

    Il ritratto di Patrizia Reggiani di Scott è quello della donna cinematografica post-metoo, per cui il regista mette la propria tecnica cinematografica totalmente al servizio del nutrito cast di volti noti, tutti gravitanti attorno alla star che campeggia al centro della locandina; Lady Gaga, cantante alla sua seconda esperienza come attrice, che centra il personaggio della Reggiani nei suoi eccessi kitsch-pacchiani e nei suoi modi di fare volgari, accentrando su di sè l'attenzione di una pellicola, che probabilmente avrebbe dovuto abbracciare appieno il suo lato pacchiano e pop, senza cercare dei bruschi contrasti seri nei toni, che finiscono solo con lo stonare nell’amalgama generale della pellicola, credendo così fino in fondo nelle potenzialità della sua protagonista, che negli eccessi valorizzati dalla fotografia di Wolski, ci sguazzava alla grande, puntando a fare di House of Gucci un’opera totalmente character driven (incredibile a dirsi da parte del sottoscritto, causa disistima nei confronti di Gaga), poichè quando il personaggio risulta troppo tempo lontano dallo schermo, il film perde molto di interesse, aprendosi così anche a tesi non felici nel risultato finale, poichè Scott finisce con il costruire una figura con cui il pubblico empatizza troppo, financo assolverla dal delitto commesso, con delle situazioni di fondo, che arrivano a giustificarne la follia omicida, tramite situazioni e letture di comodo eccessivamente distorsive della realtà dei fatti, trasformando una gelosa ossessiva, in una donna innamorata tradita del suo amore.
    Con una Gaga catalizzatrice, il Maurizio di Adam Driver ha un’ottima chimica con la propria partner, grazie all’ottimo mestiere dell'attore, uscendone alla fine come miglior interprete della pellicola valorizzando l'introversa immaturità del suo personaggio, nel suo cambiamento da innocente a mostro freddo, in pratica un Gucci; cosa non affermabile invece nè per Aldo Gucci, troppo caricato nella scrittura, seppur Al Pacino ne evidenzi bene il cinismo sottile, né soprattutto per il figlio Paolo, una macchietta patetica quanto ridicola, che distrugge il film ogni volta a cui assistiamo alla presenza in scena di Jared Leto, colpa di una combinazione letale tra pessima scrittura e attore incapace, esagitando come suo solito in mossette caricaturali eccessive, che vorrebbero tanto conferire un’aria maledetta ad un personaggio in effetti intriso di una tragicità patetica, la quale finisce solo con l’ammantare di ridicolaggine la sua prova, incapace a differenza di Lady Gaga di far propria la pacchianata ed uscire con naturalezza, anche dai notevoli scivoloni della messa in scena di uno Scott, che tante volte stride negli intenti finali, per via di accostamenti scult tra musica ed immagini, mettendo insieme in modo inusitato alto (La Traviata di Giuseppe Verdi) ed il basso (la scena di sesso nell’ufficio della Reggiani).
    Spiace la presenza inesistente nel cast di attori italiani, per una vicenda alla fine ambientata nel nostro paese, il che porta Scott ad uno sguardo con fin troppi stereotipi francamente risibili sull’Italia e le sue dinamiche (negli USA rompono tanto i coglioni sugli asiatici, indiani, latinos e persone di colore, ma sugli italiani nulla da dire?), ma critiche divisive a parte e dibattiti sugli accenti italiani dei personaggi (se reciti in inglese per me è una cosa che andrebbe non fatta, ma non posso giudicare avendolo visto doppiato), anche se i risultati ai botteghini innanzi all’uragano contemporaneo in sala di Spider-Man : No Way Home di Jon Watts (2021), sono gli unici ad essere più che dignitosi in questo periodo, dando conferma al brand Lady Gaga, capace di portare gente al cinema con la sua presenza, grazie all'intuito di scegliere progetti di non alto spessore artistico, ma alla fine dei conte, comunque opere in cui ci si trova bene, evitando destini cinematografici infausti alla Madonna per ora.



    PS : Auguri di Buon Natale a tutti voi.
    Ultima modifica di Sensei; 25 dicembre 21, 10:50.

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  • aldo.raine89
    ha risposto
    Visto, per me è promosso.
    I difetti ci sono e corrispondono a quelli che si potevano intuire e che sono stati descritti da altri utenti (alcuni problemi di gestione spazio-temporale, eccesso di stereotipi, alcune battute in italiano infilate a caso, personaggi che parlano con accento italiano e altri no, ecc.) ma nel complesso il film scorre bene e prevale l'aspetto drammatico, seppure i toni siano molto scanzonati.
    Il fatto che due ore e quaranta scorrano cosí fluidamente è sicuramente un gran pregio.
    Va detto anche che con un simile materiale di partenza si poteva fare anche di piú, potenzialmente si tratta di un'epopea familiare dai risvolti tragici che avrebbe potuto giocarsela con alcuni classici ma Scott ha deciso di alleggerire un po' i toni riducendo quindi anche l'impatto complessivo.

    Con due ore e quaranta di film mi stupisce anche il fatto che
    Spoiler! Mostra
    . Probabilmente non era interesse del regista ma con quella durata non sarebbe stato impossibile.

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  • Martin Scortese
    ha risposto
    Originariamente inviato da Il Ciabattiere Visualizza il messaggio
    Secondo me a livello di toni il film non funziona molto bene,si ok gli intenti parodistici ed il mettere alla berlina il capitalismo familiare però comunque ci sono i momenti più seri o drammatici e non sempre ho trovato vincente il mix dei toni.

    Su Leto...io l'ho visto doppiato e mi è sembrato sempre un po' troppo eccessivo.

    Per il resto come già scritto nel mio post concordo abbastanza,uno Scott minore che però ha comunque qualcosa da dire al netto dei difetti.
    si si sono d'accordo il film è sgangherato, a tratti buffo ma tutto sommato vitale e devo dire che le 2 ore e 40 non mi son pesate

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  • Il Ciabattiere
    ha risposto
    Secondo me a livello di toni il film non funziona molto bene,si ok gli intenti parodistici ed il mettere alla berlina il capitalismo familiare però comunque ci sono i momenti più seri o drammatici e non sempre ho trovato vincente il mix dei toni.

    Su Leto...io l'ho visto doppiato e mi è sembrato sempre un po' troppo eccessivo.

    Per il resto come già scritto nel mio post concordo abbastanza,uno Scott minore che però ha comunque qualcosa da dire al netto dei difetti.

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  • Martin Scortese
    ha risposto
    Satira e a tratti parodia di grana piuttosto grossa, tuttavia piuttosto gradevole nel suo mettere alla berlina la sacralità delle a lungo venerate grandi proprietà patronali o famigliari del 900, composte per lo più da ignoranti, retrogradi e graziati dalla Dea bendata.
    Peraltro racconto della figura femminile, nello specifico di Patrizia Reggeni, che fuoriesce dai canoni con cui la si narra ultimamente nelle grandi produzioni Hollywoodiane (come accade anche in The Last Duel) sicuramente senza grandi sfumature di grigio ma questa impostazione testimonia sicuramente come Scott non sia per nulla vittima di qualsivoglia ideologia, due film con protagoniste così diverse nello stesso anno sono indicativi di ciò.
    Per me l'intento parodistico è talmente evidente che persino la performance molto sopra le righe di Leto (l'ho visto in originale) risulta organica con il resto della narrazione.
    In definitiva sicuramente uno Scott minore e fortunatamente scampa dall'essere la schifezza che mi ero prefigurato dai trailer.

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  • Il Ciabattiere
    ha risposto
    E sempre su Thelma & Louise è anche quello un film di fuga da una situazione opprimente(per Thelma familiare,ma anche Louise ha subito i suoi trami),quindi può essere letto come una fuga da una società maschilista di due donne che non potranno,vorranno più tornare indietro.

    Patrizia Reggiani tramite la scalata in un società familiare dove al comando ci sono solo uomini che hanno una determinata visione degli affari(anche in contrasto tra loro) ma che non riescono a stare al passo con le novità degli ann'80;vuole invece impadronirsi del "potere" per creare un impero ed in parte come Thelma e Louise anche lei non potrà più tornare indietro dalla sua lotta nonostante la drammaticità della vicenda.
    Ultima modifica di Il Ciabattiere; 16 dicembre 21, 11:37.

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