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Atlantics (Mati Diop)

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  • Atlantics (Mati Diop)

    Esce venerdì su Netflix l'esordio al lungometraggio di Mati Diop (Snow Canon, Big in Vietnam), già vincitore del secondo premio allo scorso festival di Cannes.

    Qui il lungo trailer, in attesa di poter commentare il film:

    Ultima modifica di Fish_seeks_water; 25 novembre 19, 18:40.

  • #2
    Su Unifrance fino al 10 dicembre è possibile vedere gratuitamente l'omonimo cortometraggio (documentario?) del 2009 da cui Mati Diop ha tratto poi il suo primo lungo (da oggi su Netflix). Bellissimo e potente. Sottotitoli in inglese.

    https://www.unifrance.org/actualites...s-de-mati-diop
    Ultima modifica di Fish_seeks_water; 30 novembre 19, 00:29.

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    • #3
      Ok, se uno lo dovesse giudicare sulla base dei premi e delle segnalazioni nelle varie classifiche dell'anno, si corre il rischio di dargli un giudizio severo, finanche negativo.

      Il film invece è buono, ma molto lontano dall'assomigliare anche vagamente a un capolavoro, o a un'opera folgorante, un must irrinunciabile della stagione e men che meno a una pietra angolare per il cinema del futuro. La storia ha un impianto sin troppo tradizionale nel suo duplice percorso di emancipazione femminile e di racconto della condizione socio-economica di questo pezzo d'Africa, con annessa immigrazione. Di buono c'è, al netto di uno stile ancora un po' acerbo, una consapevolezza nel filmare i corpi con molto calore, gli attori sono tutti belli e filmati con un'ottima fotografia, la regia sa esaltare i rapporti tra i personaggi e creare il giusto feeling empatico. L'intuizione migliore avrebbe potuto condurre il film su territori davvero insoliti e inesplorati, invece finisce per essere un po' il contorno, peccato. Non male il finale, che in pratica è una sorta di variante di quello de L'arco di Kim Ki-Duk, anche se è un po' trattenuto nella messa in scena, mi aspettavo un'esplosione di desiderio più marcata.

      Il Grand Prix a Cannes è a dir poco esagerato, anche a non voler premiare qualche grande vecchio come Almodovar o Bellocchio, che hanno girato opere importanti del loro percorso artistico, mi chiedo - non avendoli visti - se non meritassero di più il brasiliano, Sciamma o Le Miserables. Un buon esordio, nulla di più, nulla di meno.

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      • #4
        Io l'ho trovato un gran bel film. Mi ha dato sensazioni molto simili all'ultimo film di Jenkins. Film che riescono ad accarezzare l'animo con delicatezza nonostante temi terribili. Bella questa idea degli uomini che tornano come spiriti per avere almeno una degna sepoltura tramite le donne, tra l'altro giocando sulle leggende popolari di demoni che entrano nelle donne troppo scostumate tramite attraverso gli organi genitali. Un esordio che sarebbe esagerato definire sfolgorante ma molto solido senza dubbio. Vediamo se la regista proverà ad alzare il tiro.

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        • #5
          I festival hanno anche il compito di segnalare e promuovere nuovi talenti.
          Poi ci si lamenta che a Cannes vincono sempre i soliti noti.

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          • #6
            Finalmente sono riuscito a vederlo. Molto bello, più tardi provo a scrivere qualcosa.

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            • #7
              Si apre con l’immagine di una torre futuristica, Atlantics, esordio alla regia di Mati Diop dopo una lunga produzione di corti (a partire da quel docu - straordinario - del 2009 - dal titolo quasi omonimo - che ha poi ispirato la realizzazione di questo film), una torre futuristica in costruzione a Dakar (la vedremo svettare di nuovo, più avanti nel film, sul nulla, in lontananza, in maniera perturbante) ed è subito sci-fi, è subito cinema di genere (il mélange di generi sarà uno dei tratti distintivi del film, come vedremo). Alcuni operai a questa torre ci stanno lavorando ma, come ci viene detto subito, da mesi non ricevono stipendio, e le loro richieste di pagamento, le loro lamentele con i sottoposti, non servono a nulla. Frustrati dalla situazione decideranno di partire per mare, nottetempo, lasciando a casa fidanzate e famiglie, per cercare fortuna in Europa, in Spagna. Tra questi ragazzi c’è anche Souleiman, che ha una storia con Ada. Da quel viaggio Souleiman non farà ritorno, se non in un’altra veste.
              Sicuramente più mainstream rispetto ai suoi corti precedenti (lo stile è qui più convenzionale, più trattenuto, sia nella dilatazione dei tempi sia nell’erotizzazione dei corpi), il film ha, tra i suoi meriti principali, quello di mostrarci un’Africa perlopiù non vista, fatta di case decrepite, muri scalcinati, strade sterrate. Ma anche un’Africa di riti (il matrimonio), magia (la presenza dei “marabout”), folklore. Folklore che informa anche la narrazione, rendendo possibile, intorno a metà film, quello scivolamento nel cinema di genere puro (l’horror, il film di possessione) cui si accennava in precedenza. È un film profondamente africano, in questo senso, Atlantics, che si serve del pensiero magico, della cultura popolare, per dare forma alla sua storia. Che è una storia di spiriti, di fantasmi, ma anche d’amore, e anche (soprattutto) di immigrazione. Di ragazzi stanchi di lavori sottopagati, o non pagati, che partono per mare, con l’idea (illusoria) che al di là dell'Oceano sarà facile trovare lavoro, avere uno stipendio adeguato, vivere bene. Come nel precedente corto di Mati, anche qui il punto di vista sull’immigrazione è quello degli africani che vivono in Africa, lo sguardo è lontano dalle mistificazioni dei nostri media, dalle superficiali, parziali, prese di posizione ideologiche (di ambo le parti). In maniera forse meno cruda, meno potente, rispetto a quel lavoro, ma comunque importante.
              E poi c'è il discorso sul genere, inteso non solo come categoria cinematografica (il melò, l’horror di possessione, eventualmente la sci-fi) ma anche inteso come gender, cioè come genere sessuale, inerente la sessualità, dal momento che i ragazzi morti ritorneranno in vita utilizzando i corpi delle donne (tutti, a parte Souleiman) e affidando loro l’agency (recuperare i soldi non elargiti, raddrizzare i torti).
              Gli uomini e le donne qui sono assolutamente complementari, parti di uno stesso essere (come nelle immagini in cui vediamo le superfici degli specchi riflettere i ragazzi morti accanto ai loro avatar femminili) o, più banalmente, metà di una stessa mela. E così è per Ada (protagonista vera del film) e Souleiman, che si ritroveranno nel finale per concretizzare quello che non hanno potuto concretizzare all’inizio, in una chiusura molto bella, e romantica, del cerchio.
              Fotografia calda, ambrata, di Claire Mathon, musiche dissonanti, splendide, di Fatima Al Qadiri. Attori tutti bravi (e bellissimi) ma Mame Bineta Sane (nel ruolo di Ada) è una rivelazione.

              Voto 7,5
              Ultima modifica di Fish_seeks_water; 08 dicembre 19, 09:52.

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              • #8
                La recensione tiepida di Marco Grosoli (Spietati):

                https://www.spietati.it/atlantique/

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                • #9
                  Visto qualche giorno fa, per me é un no.
                  Parla di tante cose ma nessuna ha realmente suscitato in me interesse, anche perché ho trovato ci fosse poco approfondimento.
                  Ci sono personaggi apparentemente benestanti ma non ho capito bene da dove derivi la loro ricchezza, la miseria la si vede un po' nella prima scena degli operai non pagati e nella tragedia, ma per il resto non si percepisce.
                  Danno un minimo di interesse gli zombi e fantasmi che siano, giusto a dimostrare che la morte di qualcuno non vuol dire che non si dovrà più pagare per i torti fatti nei loro confronti.
                  Anche per me quindi non sarebbe stato da palmarés a Cannes.

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                  • #10
                    Non sono d'accordo sulla povertà che non si vede. La povertà è inscritta nel paesaggio, nelle case in mattone, nelle strade sterrate, nei muri scalcinati. Certo è una povertà non priva di contraddizioni (e questo forse confonde, ma è un dato realistico...), dal momento che in questi ambienti fatiscenti poi ti ritrovi il profumo firmato, la borsa o lo smartphone.

                    PaesaggioAtlantique.png

                    StanzeAtlantique (2).png

                    StanzeAtlantique.png

                    Sui personaggi benestanti, sono sostanzialmente due: il costruttore che sfrutta i suoi concittadini e il ragazzo ricco che deve sposare Ada, di cui ci viene solo detto che ha fatto fortuna in Italia (io ho ipotizzato possa essere un calciatore).

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