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Don’t Look Up (Adam McKay)

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  • fiordocanadese
    ha risposto
    Visto anch'io dopo mesi in quanto adoro fare l'alternativo quindi non guardo i film perché ne parlano tutti. Davvero, devo ancora vedere squid game, io che adoro il manga e il film Battle Royal e in questi giorni mi sto leggendo pure il libro di Takami.

    Apparte la digressione iniziale, Don't Look Up mi è piaciuto tantissimo.
    Crea questa metafora e riesce a portarla avanti fino alla fine riuscendo a cogliere tutti gli aspetti della vicenda.
    Basta vedere la figura di Di Caprio e il cambiamento nel film e confrontare cosa sono diventati i virologi con il covid.
    Ed adesso abbiamo gli esperti di guerra, guardate quello su la7 e non mi dite che la storia non si ripete.

    Per quanto è palese che la metafora sia il climate changing, la formula rimane quella: negazionisti, politici arraffoni, polarizzazarsi a tutti i costi (ho visto gente che prendeva le parti di Will smith o di Chris rock... ma davvero?), fino a finire in terapia intensiva.
    E cmq mostrando brutture da ogni parte, vi ricordo il Live Aid con Ariana Grande a lanciare un singolo che gli smartphone si compreranno da soli.

    Ho adorato tantissimo il BASH LiiF, ovvero l'app che viene mostrata con il personaggio di Peter Isherwell che ti dice come ti senti, che emozioni provi.
    Ed è geniale se ci pensate visto che iper stimolati come siamo ormai è quasi impossibile ascoltare noi stessi e sentire da soli cosa proviamo.
    Ecco nel film ci viene mostrata un app che ti toglie anche quello sforzo grazie al solito algoritmo, fenomenale.

    Tecnicamente fa il suo, McKay non è mai stata una cima, magari qui mette da parte il suo giocare con il mezzo cinema come era per Vice e The Big Short, ma forse è meglio cosí, già il film è pieno di roba.
    Sicuramente il budget è imponente e la cosa mi ha fatto piacere.

    Attori tutti bravi, mi sono sembrati tutti motivati, ci sentivano veramente per questo film secondo me.
    Magari Di Caprio sprecato per un film del genere, alla fine il suo personaggio è abbastanza basico e funzionale.
    Un pò come tutto il film, però è palese che importava il messaggio, la fotografia di un evento piú di ogni altra cosa.
    Ed essere riusciti a creare una storia, un what if.., mostrando uno sviluppo piú che probabile, è il centro che volevano e hanno saputo fare.

    E che vince l'hastag migliore tra #blamewilsmith e #keepoutmywifefromyourfuckingmouth



    Ultima modifica di fiordocanadese; 03 aprile 22, 00:47.

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  • MrCarrey
    ha risposto
    Il regista di Don't Look Up, Adam McKay, afferma che Jennifer Lawrence sta già lavorando alla sua voce per il loro prossimo film

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  • Naihir
    ha risposto
    Film davvero interessante.

    Non ho letto i commenti prima, quindi non so come è stato approcciato qui dentro. Per me decisamente promosso, bene il cast e ottima la critica sociale al totale rincoglionimento della società. Si va dal grottesco al "ma sai che sta roba non è così lontana dalla realtà?" e a far paura nel film è più questa cosa che l'asteroide stesso.

    E' uscito in un periodo dove certe divisioni sono all'ordine del giorno, quindi sicuramente la gente vedrà lo sfruttamento dell'argomento climatico/cataclismico come una copertura, per parlare in realtà delle attuali problematiche con pandemie, vaccini, complottisti, e altri -isti vari di tutte le categorie. Quanto mi ha fatto ridere il termine "sopraguardisti".. poi penso che oggi i media se ne sono inventati di peggio e il sorriso diventa amaro.

    Questo è il classico film dove c'è una lettura talmente aperta che ogni "pro-qualcosa" può vederci un supporto alla propria causa. Ed è forse questa la cosa tristemente più agghiacciante, dove la morale è sempre quella vecchia del saggio che indica la luna e lo stolto imperterrito continuerà sempre a guardare il dito.

    Non so quando è stato girato questo film, ma ho pensato che quella presa per il culo del G20, svoltosi a Roma, dove i politici hanno bloccato tutta Roma, per andare a fare i turisti nella Capitale, senza venire a capo di nulla sulle questioni che erano chiamati a trattare, ci sarebbe stata benissimo nella pellicola.

    Se devo fargli un appunto.. è giusto nel finale e nella scena post credit... io lo avrei fatto finire amaro, senza sbocchi speranzosi o divertenti. Altrimenti si rischia di perdere il messaggio (che comunque non arriverà o sarà intepretato in mille modi differenti). Ma capisco che serviva pigiare il più possibile sul grottesco, perché purtroppo la realtà ultimamente supera certi script di critica sociale.

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  • Admiral Ackbar
    ha risposto
    Crudelia non è niente di ché però siete troppo duri, è un film che almeno ci prova a non essere il solito live-action riproposto pari pari.
    La colonna sonora nemmeno me la ricordo ma il delitto è l'utilizzo a mo' di playlist delle tante (belle) canzoni presenti, in genere classici del rock che partono completamente a caso ogni dieci minuti.

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  • Sebastian Wilder
    ha risposto
    Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio

    Mi sono visto direttamente il film ieri sera, ci stava l'interesse per Britell ma anche la simpatia per Emma Stone, e il fatto che al tempo dell'uscita una recensione che non lo liquidava come una puttanata l'avessi letta, forse. Giunto alla fine della visione non ho avuto il desiderio di recuperare il nome del recensore e svegliarlo nella notte urlandogli a mò di ludibrioso rinfaccio quello che aveva scritto di buono su Crudelia come fece Moretti per Henry pioggia di sangue, però insomma, il film è un pastrocchio. La trama non è peggio di tante altre, materiale ce n'è abbastanza per non annoiare, ma condivide il destino di tante opere di largo consumo di oggi: un controproducente affastellarsi di generi promiscui per tentare di accalappiare più target possibili.
    mr.fred aveva riassunto egregiamente nel suo giudizio a quel film

    "un vuoto pneumatico da lavatrice aziendale"

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  • Sir Dan Fortesque
    ha risposto
    Ok

    Il film non l'ho visto e mai lo vedrò e ringrazio che le colonne sonore siano forse le uniche altre forme d'arte "complete" di cui si possa godere senza bisogno di guardare i film (anzi, in molti casi è anche meglio non vedere su quali porci vengano sprecate certe perle)

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  • Bone Machine
    ha risposto
    Originariamente inviato da Sir Dan Fortesque Visualizza il messaggio

    Alla fine hai visto/ascoltato Crudelia?
    Mi sono visto direttamente il film ieri sera, ci stava l'interesse per Britell ma anche la simpatia per Emma Stone, e il fatto che al tempo dell'uscita una recensione che non lo liquidava come una puttanata l'avessi letta, forse. Giunto alla fine della visione non ho avuto il desiderio di recuperare il nome del recensore e svegliarlo nella notte urlandogli a mò di ludibrioso rinfaccio quello che aveva scritto di buono su Crudelia come fece Moretti per Henry pioggia di sangue, però insomma, il film è un pastrocchio. La trama non è peggio di tante altre, materiale ce n'è abbastanza per non annoiare, ma condivide il destino di tante opere di largo consumo di oggi: un controproducente affastellarsi di generi promiscui per tentare di accalappiare più target possibili. Ci sono i cagnolini di merda per far battere le mani ai piccini, le (bolse) sparate da meme demenziale del ladruncolo ciccio per attenuare ai fratelli più grandi la sensazione di essere ormai fuori posto al cospetto di un film dove una parte tanto importante è affidata a un cagnolino con l'occhio bendato, le dinamiche da heist movie per stornare dai padri l'idea di abbandonare i figli nel buio della sala e partire per fare bracconaggio in Alaska, tutto ciò che ammicca prepotentemente a Il diavolo veste Prada (con alcune performances del punk barocco dello stile di Cruella davvero gustose, soprattutto quella dello strascico fatto di sacchi dell'immondizia) per stornare dalle madri l'idea di aggiungere la ricina ai coco pops barchette della colazione dei figli, i pianisequenza (farlocchi e quindi solo futili e distraenti, venendo meno la tensione che anche a livello narrativo viene vieppiù corroborata dai tour de force tecnici quando sono genuini) per far dire al regista "Ehi, ci sono anch'io!" al tizio passato di lì solo per Britell o Emma Stone, la disincrostazione minuziosa di qualsiasi prerogativa che rendeva Crudelia De Mon un vilain degno di tale gratifica (manco ammazza i dalmata) per non turbare le anime di nivei gigli, e in chiusa l'obbligatoria raccolta dei frutti per il sequel dopo una semenza di rara smandrappanza. E la smandrappanza è ciò che intristisce di Cruella: un regista coi controcoglioni avrebbe potuto prendere in mano tutta questa matassa disomogenea e all'urlo di "Questa è benzina, io mi do fuoco" mettere in scena un autoscontro di intenzioni, invece Gillespie ha deciso che voleva continuare a lavorare e assembla il tutto in buon ordine, piallando via ogni possibile discrasia, con il risultato che ogni scena succede all'altra senza sussulti, non c'è scansione ritmica che infiammi le scene d'azione, non c'è un crescendo emotivo che renda i colpi di scena (quel minimo) avvincenti.
    E Nicholas Britell sale a bordo di uno di questi convogli che procedono su binari paralleli, ma il suo è quello su cui sarebbe stato ben più appagante viaggiare. Il procedimento musicale è simile a quello che sentiamo anche in Don't Look Up: un giro di accordi arrangiati in maniera diversa, a seconda della bisogna. In un punto, durante una festa, prende pure le mosse di un'affascinante ballata tradizionale. Stavolta è un giro in minore, che evoca un'atmosfera malinconica senza essere patetica, una frase romantiche che pare voler consolare la protagonista (non cattiva, solo amareggiata per l'infausto destino) con un senso di dolce comprensione. Durante il climax (chiamiamolo così) che vede le due antagoniste fronteggiarsi sul ciglio del burrone il giro di accordi si ripresenta con stretti tremoli d'archi e quello è proprio un bel momento (di palpito luttuoso come in certi passaggi di Leftovers di Richter, via Glass), anche se la musica mi è parsa (come spesso durante il film) missata troppo bassa o distante (il film l'ho visto in originale perché il timbro della doppiatrice della Stone raggiunge nel mio fastidiometro personale il livello "Pausini", il problema è che quella doppiatrice lavora un sacco!). Quel versante del film credo si ispiri alla Catwoman plasmata da Burton in Batman Returns (anche la canzone dei titoli di coda è molto simile per a Face to Face dei Souxie and the Banshees) e per quanto la Stone sarebbe probabilmente stata all'altezza con i suoi occhioni espressivi, la sua Cruella manco ha il diritto di sognarselo di notte quel modello di addolorata follia.

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  • MrCarrey
    ha risposto
    Raggiungerà in scioltezza il secondo giorno nei prossimi giorni. Battere Red Notice invece parrebbe difficile.
    Don't look up, il nuovo film di Adam McKay con Leonardo DiCaprio, è già il terzo più visto di sempre su Netflix...

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  • papermoon
    ha risposto
    Film indubbiamente un po' slegato, sgangherato, prolisso, ma anche a mio parere, tutto sommato, con più luci che ombre.
    Un po' perchè ha il generico ma non trascurabile merito di intonarsi con lo zeitgest contemporaneo, un po' perchè di invenzioncine comiche spassosamente inquietanti ne annovera a sufficienza. In questa galleria di squallidi mostri direi che spicca la figura del tecno-guru che regge le fila dietro le quinte, questo nerd sociopatico che te lo mette nel di dietro con modi psicopaticamente melliflui, incantatori e charmante. Caricatura buffa e a suo modo terrificante.

    Curioso il tono, nè schiettamente comico nè (ovviamente) seriamente drammatico.
    McKay - mi è parso - gioca un po' a metterci nei panni degli spettatori del programma Tv di C.Blanchett, che vorrebbero poter ridere di cuore di certe faccende, sdrammatizzandole e rendendole innocue, non potendolo però fare. La franca risata viene in qualche modo ovattata, soffocata, resa meno meccanica mercè la diluizione e lo sbrodolamento.
    D'altra parte non c'è proprio niente da ridere nella scena del Discorso Di Capriesco alla Nazione (gag finale esclusa). McKay ha confezionato per molti versi un vero e proprio pamphlet con interpellazione in macchina, scelta in fondo affascinante e degna di rispetto. L'algoritmo regna se lo lasci regnare, e con Leonardo non funge.

    Piuttosto carina la scenetta post-crediti (filmata da Cameron?), che raccoglie quanto seminato con apparente casualità dalla sceneggiatura. Scenetta però un po' consolatoria, temo.
    Spoiler! Mostra
    Ultima modifica di papermoon; 04 gennaio 22, 13:07.

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  • Sir Dan Fortesque
    ha risposto
    Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio
    Perfetto come sempre Nicholas Britell!
    Alla fine hai visto/ascoltato Crudelia?

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  • Andrea90
    ha risposto
    Piaciuto molto. Poteva durare qualcosina in meno ma fossero tutti così i "flop".

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  • Woody
    ha risposto
    House of Cards declinato alla Iron Sky. Per un buon 75% divertente e per il restante retorico. Una buona vena satirica che per me si sposa bene sia coi cambiamenti climatici che col covid. La parte parodistica dei film catastrofisti forse è la meno riuscita.

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  • Bone Machine
    ha risposto
    Don't look up non sarà un fulmine di guerra come La grande scommessa e Vice, la narrazione è un po' piatta, i rapporti coi personaggi secondari (come quello di Chalamet, che comunque, pure qua,conferma la sua gran classe) sono squagliati, ma arriva col bel piglio ad una chiusa toccante. Perfetto come sempre Nicholas Britell! Durante la visione ti trovi a pensare che certi atteggiamenti e certe reazioni siano fin troppo smaccatamente cretine, ottuse e farsesche, ma subito ti rendi conto che no, non ci si smuove granché da una possibile realtà, anzi.

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  • MrCarrey
    ha risposto
    Sono d'accordo. Anche per me assolutamente sufficiente.

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  • David.Bowman
    ha risposto
    per me il film è divertente, godibile, ben recitato e molto attuale nella sua denuncia della stupidità collettiva della società moderna. Ovviamente può essere letto a vari livelli, dalla pandemia covid-19 all'emergenza climatica, dalle correnti negazioniste per partito preso al cinismo imperante per overdose di informazioni. Complessivamente è una critica semiseria all'attuale impero dei media, dai social alla televisione spazzatura. Sul piano della satira non è però incisivo al punto giusto, è troppo lungo, con delle parti ripetitive e ridondanti, a tratti un tantino stancante. Sicuramente è un passo indietro rispetto a Vice o La grande scommessa, ma non lo reputo affatto un film da buttare. Per me merita una onesta sufficienza.

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