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Venezia 2020

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  • Mereghetti ci va leggero sulla sopravvalutata Blanchett (non come attrice ma non capisco tutta questa riverenza che si ha nei suoi confronti come giurato o esperto di cinema, pure da queste parti quando fu annunciato il suo nome. Ha una carriera Hollywoodiana mediamente di qualità, ma non dissimile da tanti A- list actor meno se non per nulla prezzemolini nelle varie giurie festivaliere).

    " forse sarebbe il caso di aprire una riflessione un po’ più seria sulle ragioni che spingono a privilegiare il glamour al posto delle competenze. Soprattutto in chi ha il compito di attribuire premi importanti come i Leoni"

    Zan zan.

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    • Be' mi sembra che in generale la critica italiana sui quotidiani ha giudicato negativamente le scelte dei giurati, compreso il premio a Favino.
      Lagioia ha in qualche modo paragonato Nomadland a Furore di Steinbeck, che gli sia piaciuto soprattutto per questo motivo?

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      • La Blanchett l' avrei lasciata a casa perché appena due anni fa aveva assolto lo stesso compito a Cannes, non perché sia una che non ne capisce o altro.
        Secondo me Mereghetti l' ha sparata fuori dal vaso.

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        • Per quanto possa concordare con il vostro giudizio sulla Blanchett giurata, ricordo che comunque anche se nel ruolo della presidentessa deve stare in accordo con tutti gli altri. Lei stessa ha affermato che voleva premiare Notturno, ma a quanto pare il resto della giuria ha preferito andare su altri orizzonti (potevano premiare Rosi al posto di Franco, chissà se per il film messicano c'è stata l'unanimità ). Perciò il suo parere magari può prevalere su un caso di parità nella votazione da parte degli altri giurati per un determinato film, ma poi di più non credo possa fare. Gli altri poi son teste pensanti, dubito si lascino influenzare dal carisma dell'attrice australiana poi spesso ci dimentichiamo che i giurati votano per lo più soggettivamente. Qualcuno avrà le proprie preferenze, non penso stiano a guardare filo per filo tutti i critici e le loro recensioni negative/positive.

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          • le giurie sono spesso criticate, pure quelle con grandi registi presidenti, quindi mereghetti è ridicolo a criticarla per quel motivo ma invece ci stanno le sue critiche sui tanti complimenti ricevuti dalla blanchett inclusa la doppia presidenza cannes venezia in 2 anni, totalmente esagerata, in questo senso è stata sopravvalutata

            ho seguito poco il festival, mi limito a dire che lo avevo bollato da subito come il festival femminista che voleva rifarsi l'immagine con i media angloamericani per le critiche del passato e la vittoria di joker, presidente donna, tante registe in concorso, molte più del solito e premi alla carriera a donne, quindi mancava solo il leone d'oro, insomma sembrava una cosa preparata

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            • Originariamente inviato da MrCarrey Visualizza il messaggio
              The Rider è un buonissimo film e se cinema del genere ottiene visibilità ce solo da esserne felici, perchè non è certo la produzione extra lusso e patinata che viene di solito incoronata ad una cerimonia glamour come gli Oscar, che poi Nomadland sia un film che di fatto meriti oggettivamente il titolo come Migliore Film se ne può anche discutere, ma vista l'annata particolare non stento troppo a crederci.
              The Rider è un bel film, questo invece è un film furbo, costruito a tavolino per non dare fastidio a nessuno, estetizzante, con onnipresenti musiche di Einaudi a dare un effetto finto poetico, e in cui la protagonista lavora felicemente per Amazon mentre sostiene di praticare uno stile di vita anticapitalistico, tanto per dire. La Zhao se lo è scritto, diretto e montato, ma come autrice emerge in maniera solo anonima.
              Miglior film di questo son pronta a scommettere sia quello di Fincher, di Sorkin, a Venezia lo era quello di Mundruczo e della Fastvold se dovevamo premiare una donna
              Il problema non è se il pubblico amerà il film, ma se il film amerà il pubblico
              Luc Dardenne

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              • Ho visto Le sorelle Macaluso.
                É un film molto diverso dal precedente Via Castellana Bandiera di Emma Dante, seppur in comune abbia la volontá di raccontarci uno spaccato della cultura e della vita siciliana.
                In questo Le sorelle Macaluso c'é poca trama e di conseguenza anche i dialoghi sono funzionali giusto per le scene e gli avvenimenti mostrati. Un'opera come questa dovrebbe basare tutta la forza su interpretazioni, regia, montaggio e altri aspetti tecnici, come sonoro, ecc., al fine di rendere ogni scena adeguatamente coinvolgente.
                Le buone interpretazioni ci sono sicuramente, grandi intuizioni sull'utilizzo del sonoro non mancano, per il resto ho trovato che ci fossero buone idee non sempre trasposto al meglio a livello registico, salvo una sequenza clou di tre minuti che ho trovato di altissimo livello per la sua efficacia e drammaticità.

                La cosa migliore del film é stata la sala piena, non me l'aspettavo, ero in un cinema d'essai che riapriva per la prima volta dopo quasi sette mesi.

                Conto di vedere prossimamente anche Miss Marx.

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                • Dei film usciti da Venezia questo è l' unico ad avere una media per schermo decente. Sbaglio o sei di Torino? Credevo fosse un film dall' appeal più territorialista.

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                  • Non sono di Torino, ma comunque del Nord.
                    Diciamo che frequento un cinema d'essai con un pubblico di affezionati molto fidelizzati dove mi é capitato spesso di vedere la sala piena anche per film di medio-basso richiamo.
                    Nonostante non viva un una grande cittá mi ritengo fortunato da un punto di vista cinematografico perché arrivano comunque spesso anche film che escono solo in 20 o 30 copie in tutta Italia, se non giá al primo weekend al secondo o al terzo.

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                    • Magari non è la discussione adatta, ma Nicola Lagioia era pur sempre in giuria. Ecco il nuovo romanzo in uscita il 20 ottobre, sull'omicidio di Luca Varani, ad opera di Marco Prato e Manuel Foffo. Diventerà una serie di Sky.
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                      • Non so se c'è il topic apposito, non riesco a trovarlo. Comunque dato che ha fatto un salto a Venezia scrivo due righe qua anche se è una serie.
                        Ho visto i primi 4 episodi di "We are who we are" diretta by Luca Guadagnino e scritta da Paolo Giordano (scrittore de "La solitudine dei numeri primi"). Mi sta piacendo abbastanza, non raggiunge le vette di "Euphoria" che ha ridefinito gli standard delle serie generazionali che raccontano gli adolescenti, ma ha una sua personalità. Tratta temi quali l'identità di genere e la ricerca di una identità sessuale (intesa come orientamento sessuale) rispettivamente dai punti di vista dei due protagonisti che condividono la scena intenti a costruire la propria persona sociale. Negli ep.3-4 emerge un tentativo di estendere il focus sulla diversità multiculturale e il doppio standard sociale uomo-donna per cui una si trova in disparità con l'altro perché incatenata ad alcune "aspettative" culturali/dinamiche matrimoniali (ormai obsolete) all'interno di un posizione famigliare/sociale imposta dall'esterno ma estranea all'interno. Insomma al centro di tutto "la diversità" e la difficoltà dei diversi di adattarsi ad un mondo che cerca maldestramente di convergere verso questa diversità. A prescindere dai temi, a volte trattati con spontaneità e freschezza (con i ragazzi) altre volte in maniera un pò goffa e grossolana (con gli adulti) la serie trova la chiave di volta in un protagonista strambo forte (respingente all'inizio, curiosissimo più avanti) che rimbalza da una parte all'altra di in una Chioggia soleggiatissima nel mezzo della stagione estiva e la regia di Guadagnino che guarda tanto a Bertolucci ma che di personali movimenti di macchina e inquadrature ne azzecca più diuna.
                        Ultima modifica di MrCarrey; 15 October 20, 16:01.
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                        • Io per adesso ho visto solo i primi due episodi e non mi sono dispiaciuti, specialmente il secondo. Nel primo ho trovato alcune reminiscenze di Chiamami col tuo nome, che però non funzionano altrettanto bene in questo contesto. Presto per esprimersi, certo è che ormai Guadagnino è un regista internazionale a tutto tondo, capace di coniugare il proprio essere italiano a prodotti mainstream di matrice anglosassone (o per quel tipo di pubblico) con grande naturalezza.
                          https://www.amazon.it/Dario-Argento-...+il+suo+doppio Il mio saggio sul cinema di Dario Argento.

                          "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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