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Cannes 2021

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  • Visto anch'io la Titana.

    Boh, una specie di Rosemary's trans con un Transformer al posto del mitico diavoletto?

    Battutonze a parte, sto per certi versi dalle parti di trabant e Medeis: poco o nulla da dire sulla dettagliata analisi di Enfad (e altri), ma tra l'analizzare e il partecipare c'è di mezzo il vasto mare: ho fatto troppa fatica a "sentire" un personaggio che agisce in modo così gratuito e programmatico (e sin dal trauma iniziale, in pratica) da ridursi quasi a una sorta di simbolo.
    Dura crederci, e dura credere alla sua successiva umanizzazione, anche se l'atto finale è interessante e a suo modo bizzarramente toccante.

    In ogni caso lei è bella fuori ('nsomma) e brutta dentro, perciò mi è parsa un po' l'opposto del classico freak burtoniano.
    Più che altro mi ha ricordato la tizia di Under The Skin, personaggio che d'altra parte non ho faticato ad accettare, anche solo per il fatto che, trattandosi di un'aliena, è naturale vederla agire un po' da aliena.

    Ma la scena presso il commissariato?
    Spoiler! Mostra

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    • Avevo pensato anch'io a Rosemary's baby nella scena finale e forse come nel film di Polanski sarebbe stato meglio non mostrare.

      Riguardo il tuo spoiler é una di quelle assurdità a cui facevo riferimento nel mio primo commento, prendere o lasciare.

      ​​​​​​​In merito a Dumont ho apprezzato L'umanitá e un po' meno gli altri che ho visto, mi pare comunque un regista con una sua visione. Non ho particolare interesse per France, comunque da me arriva questa settimana e il 1 novembre c'é una proiezione in lingua originale, se non mi capitano altri impegni potró valutare di andarci.

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      • A Hero di Farhadi

        Luminous beings are we, not this crude matter.

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        • Ho visto Bergman Island... niente, è il solito film insipido, scialbo (ma qualcuno direbbe "delicato") di Mia Hansen-Love, con la macchina che segue in panoramica i personaggi che camminano e discutono (in maniera un po' banale, a dire il vero). Questo, in realtà, aveva un soggetto un po' più interessante... una coppia di registi (Vicky Krieps e Tim Roth) va sull'isola in cui ha vissuto Bergman (adesso diventata attrazione turistica) per scrivere i propri nuovi film (per trovare l'ispirazione lì dove la trovava il Maestro). Tutto bene finché non "vediamo" il film che uno dei due sta scrivendo (quello di Vicky Krieps), ovvero una storiella d'amore banalissima, trita e, appunto, scialba che m'ha fatto perdere completamente l'interesse per il film. Tra il 5,5 e il 6


          Ho visto anche Lamb di Valdimar Jóhannsson (era al Certain Regard, avevo pubblicato un trailer in un altro topic). Un po' una delusione. Il trailer prometteva altro. La pecora-bambina funziona, è divertente e perturbante allo stesso tempo (mi ha fatto lo stesso effetto della bambina-pupazzo di Annette di Carax) ma oltre a quello c'è poco altro. Doveva essere un horror con metafora, come si usa adesso, ma io francamente la metafora non l'ho vista. Tra il 5,5 e il 6
          Ultima modifica di Fish_seeks_water; 04 novembre 21, 01:57.

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          • Pubblicata, nel frattempo, la locandina americana di Benedetta. Il film è in uscita il 3 dicembre in sala e il 21 dicembre in streaming.


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            • Verhoeven con il suo nunsploitation d'autore, non vedo l'ora!

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              • Originariamente inviato da Fish_seeks_water Visualizza il messaggio
                Non era a Cannes, era a Berlino, ma lo segnalo lo stesso: Petite Maman di Celine Sciamma... bellissimo. Siamo dalle parti di La mia vita da Zucchina (film d'animazione scritto dalla Sciamma), stessa intensità emozionale. Io ho pianto molto, andate a vederlo.
                Lo sono andato a vedere oggi. Mi dispiace che fino ad ora non mi sia piaciuto praticamente nessun film francese tra Cannes e Berlino ma nemmeno questo Petit Maman mi ha convinto. Trovo che Ritratto di una donna in fiamme sia un capolavoro, senza mezzi termini, e dunque arrivavo a questo ricco di aspettative. Purtroppo il film è estremamente serio e chiuso in sé stesso, stilisticamente piuttosto piatto e incapace sia di creare un legame di qualsiasi tipo con lo spettatore (parlo di me) sia di approfondire i temi che si limita semplicemente ad esporre. Come sempre nei film della sciamma ci sono un paio di scambi di dialogo veramente notevoli ma il film non è bravo né nel far esplodere l'emozione latente né nel farla percepire come fuori campo sempre presente. Altro problema poi è il fatto che in un film di un'ora e dieci ci sono una quantità di scene enorme, senza che nessuna lasci veramente traccia laddove invece il suo film precedente aveva almeno 5-6 situazioni incredibili, tematiche approfondite con eleganza e franchezza e un doppio finale struggente. Ritorna anche qui l'irruzione della musica nel finale anche se il confronto con il precedente risulta, anche in questo caso, impietoso

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                • Del film di Verehoven c'è già l'originale al maschile:

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                  • Originariamente inviato da Martin Scortese Visualizza il messaggio

                    Lo sono andato a vedere oggi. Mi dispiace che fino ad ora non mi sia piaciuto praticamente nessun film francese tra Cannes e Berlino ma nemmeno questo Petit Maman mi ha convinto. Trovo che Ritratto di una donna in fiamme sia un capolavoro, senza mezzi termini, e dunque arrivavo a questo ricco di aspettative. Purtroppo il film è estremamente serio e chiuso in sé stesso, stilisticamente piuttosto piatto e incapace sia di creare un legame di qualsiasi tipo con lo spettatore (parlo di me) sia di approfondire i temi che si limita semplicemente ad esporre. Come sempre nei film della sciamma ci sono un paio di scambi di dialogo veramente notevoli ma il film non è bravo né nel far esplodere l'emozione latente né nel farla percepire come fuori campo sempre presente. Altro problema poi è il fatto che in un film di un'ora e dieci ci sono una quantità di scene enorme, senza che nessuna lasci veramente traccia laddove invece il suo film precedente aveva almeno 5-6 situazioni incredibili, tematiche approfondite con eleganza e franchezza e un doppio finale struggente. Ritorna anche qui l'irruzione della musica nel finale anche se il confronto con il precedente risulta, anche in questo caso, impietoso
                    Questo è ovviamente un film più piccolo rispetto al precedente ma boh, per me l'emozione c'è ed è forte... non solo ho pianto tanto sul finale, ma mi viene da piangere tutte le volte che ci penso. Sono diversi ma, per me, capolavori entrambi.

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                    • Finalmente ho visto Titane, ero molto curioso. Non so bene da dove iniziare. In linea di massima non mi ha convinto, però contemporaneamente non lo boccio, sia per il coraggio che per la scrittura non convenzionale, non ancorata a schemi prefissati come la suddivisione in tre atti. Fortunatamente, il film non è un manifesto ideologico. La questione di gender è centrale ma non è tutto, viene raccontata con uno sguardo abbastanza neutrale. La regia è molto buona, soprattutto per come fa sentire e fa vedere i corpi. In tutto il resto, devo dire che ho trovato il film ambizioso ma non maturo, è abbastanza incasinato e squilibrato in tutto, sia nei toni che in quello che vuole dire e come lo vuole dire. Ho come avuto la sensazione di un film spaccato completamente in due parti, dove lo sconfinamento nel ridicolo involontario non è del tutto evitato. La metafora del metallo e della macchina mi è sembrato paradossalmente un corpo estraneo all'interno del film, come se fosse una cosa fin troppo esposta e forte, forse poteva essere resa in modo diverso, in maniera più sottile. Comunque, ripeto, ne apprezzo il coraggio. Bravissimi gli attori, specialmente Lindon.
                      https://www.amazon.it/dp/B08P3JTVJC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=mau rizio+nichetti+libri&qid=1606644608&sr=8-1 Il mio saggio sul cinema di Maurizio Nichetti.

                      "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                      • Non c'è il topic di Berlino 2021 quindi lo scrivo qui, ho visto un altro film molto bello dal Concorso: A Cop Movie di Alonso Ruizpalacios. E' un finto documentario su una coppia di poliziotti messicani che poi diventa un vero documentario (su come è stato costruito quello "finto"...). La prima parte è molto divertente (è un po' una parodia della serie televisiva documentaria Cops), poi la svolta su come il finto documentario - il re-enactment - è stato fatto mi ha convinto meno, ma il finale con i poliziotti veri, quelli che hanno ispirato la storia, è intenso e toccante. Quindi, promosso. Voto tra l'8 e l'8,5.

                        PS: A Berlino ha vinto un premio tecnico (per il montaggio), è su Netflix da un mese.
                        PPS: di Ruizpalacios avevo visto il precedente Museo (distribuito pure in Italia), mi era piaciuto anche quello.
                        Ultima modifica di Fish_seeks_water; 20 novembre 21, 21:17.

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                        • Ho visto finalmente Benedetta di Verhoeven! 130 minuti di irrisione più totale della religione... fino al livello della parodia, della presa per il culo (io sono ateo, mi sta bene... qualche cattolico si sentirà probabilmente offeso).
                          Qualche elemento di commedia (anche demenziale, tipo il bambino nero) era presente anche in Elle, questo è tutto così. Sorprende che i critici (tipo Alò) non l'abbiano capito, ma d'altra parte Verhoeven è sempre stato frainteso (tipo quando metteva le divise simil-naziste ai generali americani in Starship Troopers e i critici anziché cogliere la satira - l'America, che aveva già invaso l'Iraq e si apprestava a invadere l'Afghanistan, considerata alla stregua del nazismo - lo hanno accusato di aver fatto un film fascista (e vabbè). Qui io non so come si fa a fraintendere la comicità volontaria del film (Gesù spadaccino, Benedetta innamorata "letteralmente" di lui, la statua della Madonna - quella grande - con una tetta scoperta ecc.), come si fa a fraintenderla per involontaria. Boh. Comunque, per tornare a Verhoeven, l'erotismo... Funziona bene, soprattutto in un paio di momenti (ne avrei voluti di più)... Daphne Patakia è per me una rivelazione. Anche Virginie Efira si concede molto (e ancora una volta, Alò, che controfigura ha visto? I nudi integrali della Efira sono frontali e a figura intera). I preti vengono bastonati, i miracoli sono truffe... si celebra il corpo, il desiderio, il sesso, la materialità della vita. Insomma, è Verhoeven. Viva Verhoeven.

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                          • ho visto Annette e mi è piaciuto molto, l'idea della marionetta l'ho trovata geniale, quello che mi piacerebbe sapere è il significato del colore verde nel "linguaggio cromatico" del regista (argh ho usato le virgolette in un post su un film di Carax ) - chissà se è lo stesso dei racconti di Joyce
                            In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                            • Anch'io ho visto Annette ieri.
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                              È un film sicuramente audace che non lascia indifferenti, penso lo ricorderò a lungo. Mi è piaciuto in senso stretto? Boh, sì? No? Non lo so. Di solito non ho problemi con i musical ma non mi aspettavo di trovarmi davanti ad un film musicale praticamente operistico, in cui l'80% dei dialoghi sono cantati - e non da voci particolarmente soavi, oltre al fatto che le musiche degli Sparks in certi punti sono abbastanza ripetitive. La messainscena è di prim'ordine e contribuisce al sentirsi travolti da ciò che è sullo schermo, ma ammetto che a metà film c'è stato un momento in cui ero stremato e ho fantasticato su una versione "non musicale" del film, visto che la storia di questo stand-up comedian (Driver come al solito bravissimo) l'ho trovata intrigante e parzialmente attuale, anche se
                              Spoiler! Mostra


                              Poi però mi sono ripreso e la seconda parte del film l'ho anche apprezzata maggiormente, nonostante una parte di me continuasse a pensare "seriamente?", fino ad arrivare ad una scena finale particolarmente potente che considero tra le migliori di quest'anno cinematografico. Di Carax avevo visto solo Holy Motors quindi mi aspettavo un film abbastanza ostico nei suoi simbolismi, invece devo dire che è (quasi) tutto abbastanza chiaro e anzi le canzoni sono anche molto esplicative. A caldo non mi sento di dire di aver amato questo film, ma neanche di averlo odiato; capirei però se suscitasse una di queste due reazioni in altri spettatori, penso abbia le potenzialità per essere uno dei film più polarizzanti degli ultimi anni.
                              Ho apprezzato l'inizio del film e anche la (breve) scena alla stazione di polizia, che mi ha ricordato quella di un film un tantino diverso

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                              • Originariamente inviato da trabant Visualizza il messaggio
                                ho visto Annette e mi è piaciuto molto, l'idea della marionetta l'ho trovata geniale, quello che mi piacerebbe sapere è il significato del colore verde nel "linguaggio cromatico" del regista (argh ho usato le virgolette in un post su un film di Carax ) - chissà se è lo stesso dei racconti di Joyce
                                Di Carax non me ne intendo e sul verde non saprei risponderti, intervengo solo per dire che è piaciuto moltissimo anche a me. Un mezz'ora iniziale da stropicciarsi gli occhi, un finale altrettanto superbellissimo, e nel mezzo un po' di prolissità e confusione, ma con tanto da degustare, per cui si perdona presto e volentieri. Non saprei dire quanto ho davvero "capito", ma nemmeno mi interessa più di tanto.
                                E' un musical survoltato e iperbolico, che in virtù di certi classici procedimenti (sguardi in macchina, interpellazioni, stilizzazioni scenografiche e recitative, ostentate diluizioni narrative) vuol farsi ancor più artificioso di quanto il genere non sia già di per sè, suonando quasi sempre profondamente straniante, ossia votato non solo a suscitare emozioni ma a isolarle chimicamente e a farci riflettere sulle stesse, e sulle pratiche manipolatorie che le generano (si veda magari su tutte la scena cabarettistica con annesse provocazioni spettatoriali).
                                E' anche un'affascinante ibridazione tra forme narrative e musicali ottocentesche (il melodramma familiare, l'opera lirica sacrificale, e ovviamente la favola formativa infantile vagamente "pinocchiesca"), e prodotti mediali moderni, innervati dalle ansie generate dal metoo.
                                Contenutisticamente, così a spanne, sa di autoconfessione, di variopinto discorso sullo stato delle arti massmediatiche contemporanee e sulla performance artistica come offerta in sacrificio, e presumiibilmente di invito allo spettatore a scuotersi dal torpore di visioni prefabbricate e relative reazioni pavloviane, in senso sia estetico che morale (il "maschio prevaricatore" del caso finisce giustamente in galera, ma dopo aver acquisito tre o quattro dimensioni).

                                In ogni caso, un coso davvero bello bello bello.

                                Tra i (pochi) film nuovi visti negli ultimi mesi si piazza subito in prima fascia, tra i vari Old, Stillman, Card Counter, Hamaguchi, Red Notice.
                                Ultima modifica di papermoon; 23 novembre 21, 20:29.

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