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Filmografie e registi a confronto: la classifica di Badtaste

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  • recupero i galletti...

    SPECIAL DOMENECH

    LUC BESSON

    • Léon (1994) 7,5
    • Il quinto elemento (Le cinquième élément) (1997) 6,5

    JEAN-PIERRE JEUNET

    • Alien: la clonazione (1997) 4
    • Il favoloso mondo di Amélie (2001) 7

    MATHIEU KASSOVITZ
    n.v.

    JACQUES AUDIARD
    n.v.

    MICHEL GONDRY

    • Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004) 9
    • Be Kind Rewind (2007) 7

    di Bergman ho visto troppo poco.. (e quel poco sinceramente non mi ha entusiasmato..) porcaccia miseria, non pensavo ne avesse fatti così tanti
    Sono una persona semplice, guardo film e non rompo il cazzo.

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    • innanzi tutto grazie ad Earendil per avermi accontentato asd perchè il Maestro Bergman è uno dei "miei" registi :sisisi:

      ho visto che anche quelli a venire sono molto interessanti: c'è un altro della mia top 5 (Welles), un poeta come Pasolini e due ottimi registi come De Palma e Mann, ma anche Stone ha fatto film molto buoni :sisisi:

      voglio sponsorizzare anche il grande Robert Altman, uno dei maggiori Autori americani, spero possa esser preso in considerazione prima o poi

      e andiamo a votare....

      INGMAR BERGMAN

      • Crisi (Kris) (1946) 6,5
      • Piove sul nostro amore (Det regnar på vår kärlek) (1946) 5
      • La terra del desiderio (Skepp till India land) (1947) 5
      • Musica nel buio (Musik i mörker) (1947) 5,5
      • Città portuale (Hamnstad) (1948) 6,5
      • La prigione (Fängelse) (1949) 6,5
      • Sete (Törst) (1949) 6,5
      • Verso la gioia (Till glädje) (1949) 5
      • Ciò non accadrebbe qui (Sånt händer inte här) (1950) 6
      • Un'estate d'amore (Sommarlek) (1951) 6,5
      • Donne in attesa (Kvinnors väntan) (1952) 6,5
      • Monica e il desiderio (Sommaren med Monika) (1953) 7
      • Una vampata d'amore (Gycklarnas afton) (1953) 8
      • Una lezione d'amore (En lektion i kärlek) (1954) 7
      • Sogni di donna (Kvinnodröm) (1955) 6,5
      • Sorrisi di una notte d'estate (Sommarnattens leende) (1955) 8,5
      • Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet) (1956) 10 e lode
      • Il posto delle fragole (Smultronstället) (1957) 10
      • Alle soglie della vita (Nära livet) (1958) 8
      • Il volto (Ansiktet) (1958) 9
      • La fontana della vergine (Jungfrukällan) (1960) 7
      • L'occhio del diavolo (Djävulens öga) (1960) 6,5
      • Come in uno specchio (Såsom i en spegel) (1960) 9
      • Luci d'inverno (Nattvardsgästerna) (1963) 9
      • Il silenzio (Tystnaden) (1963) 8
      • A proposito di tutte queste... signore (För att inte tala om alla dessa kvinnor) (1964) 7,5
      • Persona (1966) 10
      • Stimulantia (1967) - episodio "Daniel" 7
      • L'ora del lupo (Vargtimmen) (1968) 6
      • La vergogna (Skammen) (1968) 6,5
      • Il rito (Riten) (1969) 7
      • Passione (En passion) (1969) 6
      • L'adultera (Beröringen) (1971) 5
      • Sussurri e grida (Viskningar och rop) (1973) 10
      • Scene da un matrimonio (Scener ur ett äktenskap) (1973) 9
      • Il flauto magico (Trollflöjten) (1974) 6
      • L'immagine allo specchio (Ansikte mot ansikte) (1976) 7
      • L'uovo del serpente (The Serpent's Egg) (1977) 5,5
      • Sinfonia d'autunno (Höstsonaten) (1978) 7
      • Un mondo di marionette (Aus dem Leben der Marionetten) (1980) 7
      • Fanny e Alexander (Fanny och Alexander) (1982) 10
      • Dopo la prova (Efter repetitionen) (1984) 6
      • Vanità e affanni (Larmar och gör sig till) (1997) 6


      CLASSIFICA REGISTI

      Quentin Tarantino 9,5 - "Pulp Fiction"
      Steven Spielberg 9 - "Schindler's List"
      David Fincher 8 - "Se7en"
      Stanley Kubrick 10 e lode - "2001: Odissea nello spazio"
      David Lynch 9,5 - "Mulholland Drive"
      Sergio Leone 9,5 - "C'era una Volta in America"
      Christopher Nolan 8 - "Memento"
      Charlie Chaplin 10 - "Luci della Città"
      Akira Kurosawa 10 e lode - "Ran"
      Hayao Miyazaki ????
      Tim Burton 8,5 - "Big Fish"
      Alfred Hitchcock 10 - "La Donna che Visse Due Volte"
      David Cronenberg 8,5 - "Videodrome"
      James Cameron 8 - "Terminator"
      Martin Scorsese 9 - "Taxi Driver"
      Mel Brooks 6,5 - "Frankenstein Junior"
      Michael Bay 4,5 - "Transformers"
      Roland Emmerich 5 - "Stargate"
      Stephen Sommers 4 - "La mummia"
      Billy Wilder 10 - "Viale del Tramonto"
      John Carpenter 7,5 - "Il seme della follia"
      Clint Eastwood 9,5 - "Million Dollar Baby"
      Joel & Ethan Coen 8,5 - "Il grande Lebowski"
      Federico Fellini 10 e lode - "8 ½"
      Francis Ford Coppola 9,5 - "Apocalypse Now"
      Woody Allen 9 - "Manhattan"
      Roman Polanski 9 - "Chinatown"
      Ridley Scott 7,5 - "Blade Runner"
      Peter Jackson 7,5 - "Il signore degli anelli - Le due torri"
      Luc Besson 6,5 - "Léon"
      Jean-Pierre Jeunet 6,5 - "Il favoloso mondo di Amélie"
      Mathieu Kassovitz 6,5 - "L'odio"
      Jacques Audiard 7 - "Il profeta"
      Michel Gondry 6,5 - "Se mi lasci ti cancello"
      Ingmar Bergman 10 e lode - "Il settimo sigillo"

      "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


      Votazione Registi: link

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      • Originariamente inviato da David.Bowman
        innanzi tutto grazie ad Earendil per avermi accontentato asd perchè il Maestro Bergman è uno dei "miei" registi :sisisi:

        ho visto che anche quelli a venire sono molto interessanti: c'è un altro della mia top 5 (Welles), un poeta come Pasolini e due ottimi registi come De Palma e Mann, ma anche Stone ha fatto film molto buoni :sisisi:
        Figurati David, anzi se non c'erano i tuoi voti (e ovviamente di tutti quelli che hanno contribuito, cito Mr. Unknow su tutti), molti film importanti non sarebbero stati votati

        Colgo l'occasione per informare che probabilmente dalla fine di luglio non potrò curare il topic per il resto dell'estate...dovremo sospendere le votazioni per un mesetto...cercate di non andarmi in crisi d'astinenza asd

        Vediamo quanto sono ignorante...

        • Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet) (1956) 10
        • Il posto delle fragole (Smultronstället) (1957) 9,5
        • Luci d'inverno (Nattvardsgästerna) (1963) 8
        • Il silenzio (Tystnaden) (1963) 8
        • Persona (1966) 10

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        • Uno dei pochi registi che si è interrogato autenticamente sul senso dell’esistenza e sui rapporti umani. Non dando risposte a questi interrogativi, certo, ma ponendo domande sulla condizione umana con un’eloquenza ed una precisione chirurgica e spesso spietata. Di lui mi rimangono le parole dei suoi personaggi, limpidi spiragli (di gioia, di speranza, di disperazione, di sconforto, di disillusione, di riconciliazione) che sbocciano da questo grande enigma del vivere. Rare volte si trovano parole così capaci di penetrarti nel profondo scavando nell’individualità più recondita, rare volte sono così taglienti e acuminate, rare volte riescono a guardarti così dritto negli occhi da farti sentire nudo. Solo le parole? No, perché stiamo parlando anche di un grande artista dell’immagine (che si è sempre avvalso di un equipe di tecnici dal talento indiscusso, come i tecnici della fotografia Gunnar Fisher e soprattutto Sven Nykvist, e di un gruppo di attori, quasi una compagnia teatrale, straordinari) di un visionario e di un geniale sperimentatore e precursore. I suoi sono sogni che tentano di spingersi oltre ogni superficie…
          Purtroppo mi mancano (soprattutto) molti dei suoi primi film, che sto pian piano cercando di recuperare. Purtroppo, come sempre, i soliti limiti alla fame cinefila sono il tempo e i quattrini…

          • Crisi (Kris) (1946): non visto
          • Piove sul nostro amore (Det regnar på vår kärlek) (1946): non visto
          • La terra del desiderio (Skepp till India land) (1947): non visto
          • Musica nel buio (Musik i mörker) (1947): non visto
          • Città portuale (Hamnstad) (1948): non visto
          • La prigione (Fängelse) (1949): 7/8
          • Sete (Törst) (1949): 7+
          • Verso la gioia (Till glädje) (1949): non visto
          • Ciò non accadrebbe qui (Sånt händer inte här) (1950): non visto
          • Un'estate d'amore (Sommarlek) (1951): 7/8
          • Donne in attesa (Kvinnors väntan) (1952): non visto
          • Monica e il desiderio (Sommaren med Monika) (1953): non visto
          • Una vampata d'amore (Gycklarnas afton) (1953): 7 e 1/2
          • Una lezione d'amore (En lektion i kärlek) (1954): non visto
          • Sogni di donna (Kvinnodröm) (1955): non visto
          • Sorrisi di una notte d'estate (Sommarnattens leende) (1955): 8 e ½ (film, una bellissima commedia, importante per la carriera di Bergman, perché grazie al suo successo potrà fare cinema liberamente come aveva sempre desiderato)
          • Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet) (1956): 9
          • Il posto delle fragole (Smultronstället) (1957): 10 (capolavoro assoluto. Il viaggio di un vecchio, che tenta di svincolarsi dalle proprie maschere, tra ricordi e incubi, alla ricerca dell’autenticità del vivere)
          • Alle soglie della vita (Nära livet) (1958): 8
          • Il volto (Ansiktet) (1958): 8 e ½ ( sostanzialmente una riflessione sul rapporto tra critica, pubblico e rappresentazione)
          • La fontana della vergine (Jungfrukällan) (1960): 8/9
          • L'occhio del diavolo (Djävulens öga) (1960): non visto
          • Come in uno specchio (Såsom i en spegel) (1960): 8/9 (primo film girato da Bergman sull’isola di Faro, che diventerà una delle sue location più importanti e ricorrenti, nonché vero e proprio rifugio personale del regista. Assieme a Luci d’Inverno e a Il Silenzio forma un trittico ideale sulla ricerca religiosa)
          • Luci d'inverno (Nattvardsgästerna) (1963): 8/9
          • Il silenzio (Tystnaden) (1963): 8
          • A proposito di tutte queste... signore (För att inte tala om alla dessa kvinnor) (1964): 7/8
          • Persona (1966): 8 (estremamente affascinante e suggestivo, è forse il film più sperimentale di Bergman)
          • Stimulantia (1967) - episodio "Daniel": non visto
          • L'ora del lupo (Vargtimmen) (1968): 8 (un quasi horror, Nella parte finale, estremamente allucinata, diventa molto inquietante, e senz’altro non può che piacermi. Sembra quasi anticipare Tarkovskij e David Lynch)
          • La vergogna (Skammen) (1968): 7 e 1/2
          • Il rito (Riten) (1969): 8 e 1/2
          • Passione (En passion) (1969): non visto
          • L'adultera (Beröringen) (1971): non visto
          • Sussurri e grida (Viskningar och rop) (1973): 9 e 1/2
          • Scene da un matrimonio (Scener ur ett äktenskap) (1973): 8
          • Il flauto magico (Trollflöjten) (1974): 7/8
          • L'immagine allo specchio (Ansikte mot ansikte) (1976): non visto
          • L'uovo del serpente (The Serpent's Egg) (1977): 8+
          • Sinfonia d'autunno (Höstsonaten) (1978): 8+ (Ingrid Bergman e Ingmar Bergman per un film che analizza spietatamente il rapporto tra una madre e una figlia)
          • Un mondo di marionette (Aus dem Leben der Marionetten) (1980): 8
          • Fanny e Alexander (Fanny och Alexander) (1982): 9+
          • Dopo la prova (Efter repetitionen) (1984): non visto
          • Vanità e affanni (Larmar och gör sig till) (1997): non visto

          I bastardi hanno atterrato!! http://www.badtaste.it/rubriche/il-borg
          http://www.destroythismovie.com

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          • ho scritto molte cose su Bergman e ne riporto qualche stalcio qui, se può interessare qualcuno

            ma lo devo fare a spezzoni perchè ho sfondato il numero massimo di caratteri :

            FILMOGRAFIA INGMAR BERGMAN PARTE 1
            Nel 1949 Bergman realizza il primo film importante, anche se più ambizioso che riuscito, “Prigione” (Fangelse), nel quale compaiono molti dei temi ricorrenti nelle sue opere successive: il mondo assimilato a un “inferno” (nel quale il male domina e Dio è assente), la fragilità dell’amore (visto comunque come possibile salvezza), i dubbi metafisici che opprimono l’uomo costretto nella “prigione” dell’esistenza, il tutto inserito in una complicata vicenda su un film da girare, su un regista tormentato, su una prostituta che dovrebbe costituire il soggetto del film nel film e che, alla fine, si uccide. Influenzato da Strindberg, da Sartre e dall’esistenzialismo, il film è una sorta di mappa delle ossessioni del giovane Bergman, che non possiede ancora la capacità di controllo su un materiale così complesso e troppo aggrovigliato.

            Segue un altro film interessante, “Sete” (Torst, 1949), che anticipa alcune situazioni de “Il silenzio” e sviluppa uno dei temi preferiti dal regista, quello dei rapporti di coppia e della loro difficoltà.

            Dopo altre due opere trascurabili ed inedite da noi (“Till gladje”, 1949 e “Sant hander inte har”, 1950), inizia la parte che conta della filmografia dell’autore.
            Un’estate d’amore” (Sommarlek, 1950), ritratto di una donna che rievoca un lontano amore, fa un bilancio dei propri errori e cerca di trarre da tali riflessioni una speranza per il futuro, si segnala per la capacita di penetrazione della psicologia femminile e soprattutto per la sensibilità paesaggistica che il regista svilupperà sempre più nei film successivi.
            Donne in attesa” (Kvinnors vantan, 1952) conferma l’interesse del regista per l’universo femminile, attraverso le confidenze di quattro donne imparentate tra loro ed in attesa dei rispettivi mariti o fidanzati. Il regista può così presentare un variegato ventaglio di varianti del rapporto di coppia, con toni che vanno dal dramma alla commedia, dalla disperazione all’ironia.
            Monica e il desiderio” (Sommaren med Monika, 1952) racconta una storia d’amore tra due adolescenti, dall’entusiasmo e dallo slancio iniziali al progressivo appannamento dovuto alle difficoltà familiari e al logorarsi del rapporto di fronte alle dure esigenze della vita. E’ un ritratto interessante della gioventù dell’epoca, di cui fotografa la voglia di ribellione e il desiderio di anticonformismo, ma la vicenda segue una traccia un po' scontata. Notevole, ancora una volta, il lirismo paesaggistico.

            Il successivo “Una vampata d’amore” (Gyklarnas afton, 1953) segna un cambio di registro che prelude al Bergman più drammatico. E’ ambientato nel mondo del circo (il titolo originale è “Giornata di un saltimbanco”) e narra la storia del direttore di una piccola compagnia itinerante umiliato dall’amante della moglie. I toni del film sono stravolti e tendono al grottesco, con sottolineature espressionistiche, anche se non si giunge al dramma e alla fine la disperazione esistenziale trova sbocco in una rassegnata accettazione.

            Segue una deliziosa commedia coniugale “Una lezione d’amore” (En lektion karlek, 1953), che riprende i personaggi dell’episodio finale di “Donne in attesa”, esaminando con sorridente cinismo e disinibita leggerezza le dinamiche sentimentali di una coppia di mezza età, incerta tra la stanchezza di un rapporto ormai abitudinario, le tentazioni di una nuova libertà e l’incapacità di una vera emancipazione. E’ il film che anticipa l’imminente e più riuscito “Sorrisi di una notte d’estate”.

            Dopo il successivo “Sogno di donna” (Kvinnodrom, 1954), ulteriore variazione sulle difficoltà del rapporto di coppia, si apre la stagione delle opere della maturità, che verranno conosciute nei più importanti festival cinematografici e renderanno famoso il nome di Bergman in tutto il mondo.

            La pellicola che impose il nome del giovane nuovo autore fu “Sorrisi di una notte d’estate” (Sommarnattens leende, 1955), presentata e premiata a Cannes. Il film è una sorta di “ronde” sentimentale, che rimanda a Ophuls e al Renoir de “La regola del gioco” (1939), oltre che a Shakespeare, fin dal titolo, ma ha anche molti altri ascendenti “colti” (Strindberg e Merivaux, per citare solo i più facili, ma la critica ne trovò molti altri). Riprendendo il tema dell’amore e delle sue varianti (già trattato in molti film precedenti, ma mai con tanta divertita spregiudicatezza e tanta raffinata eleganza), Bergman aspira evidentemente al “racconto filosofico”, dietro la leggerezza di una commedia di apparente e perfino compiaciuta “fatuità”. Notevoli le suggestioni del paesaggio nordico e brillantissime le interpretazioni.

            Seguono i due capolavori assoluti di Bergman, un dittico straordinario per intensità drammatica, qualità formale, complessità e profondità tematica.

            Il primo film è il celebre “Il settimo sigillo” (Det sjunde inseglet, 1956), nel quale Bergman affronta la tematica religiosa, cara al cinema nordico, sotto la forma di una allegoria medioevale di grande fascino figurativo. Ambientato nella Svezia del 13° secolo, il film racconta la storia di un cavaliere, reduce dalle crociate, che incontra la Morte. Ancora roso dai dubbi sull’esistenza di Dio e sul senso dell’esistenza, il cavaliere sfida la Morte a una partita a scacchi, per guadagnare tempo e cercare di trovare qualche risposta ai suoi interrogativi. Tutti i personaggi del film rappresentano altrettanti atteggiamenti dell’uomo di fronte ai quesiti teologici. Il cavaliere è dubbioso, lo scudiero è lucidamente (e disperatamente) ateo, il saltimbanco è un semplice e perciò “vede” quello che gli altri non possono vedere, la ragazza muta rappresenta la fede acritica, il taglialegna e l’amante sciocca non pensano a Dio ma al piacere, la moglie del saltimbanco rappresenta il buon senso e la maternità, cioè la continuità esistenziale che prescinde da dubbi e domande. Intorno a questi personaggi principali, una folla di preti fanatici, predicatori in malafede, penitenti esaltati, visionarie che si credono streghe, sgherri e mercanti, tutti terrorizzati da una terribile pestilenza e convinti dell’imminente fine del mondo per castigo divino. Il regista utilizza questo scenario apocalittico con tale maestria stilistica da conferire ad ogni scena un risalto plastico, una potenza espressiva e una capacità di trasfigurazione visionaria irripetibili. Le sequenze da antologia sono innumerevoli, a cominciare dall’incontro tra il cavaliere e la Morte, su una spiaggia deserta e sotto un cielo plumbeo e “vuoto” (nel quale il cavaliere vede rispecchiata l’assenza di Dio), per continuare con la processione dei flagellanti, il colloquio nel bosco con la “strega” condannata, l’arrivo della Morte nel castello e la danza finale della Morte e delle sue vittime sul crinale della collina. Mai nessun film ha affrontato, attraverso un racconto così coinvolgente, affascinante e di tale spessore simbolico, il tema “filosofico” del disperato bisogno di Dio da parte dell’uomo, piccolo essere in balia di forze trascendenti, delle quali non riesce a comprendere il senso e dalle quali si sente turbato e minacciato.
            Da sottolineare la splendida fotografia in bianco e nero di Gunnar Fischer, che contribuisce a rendere più dense e suggestive le atmosfere di questo film memorabile. Tra gli attori emerge Max Von Sidow, avviato da qui a una lunga carriera (anche internazionale), ma tutti gli interpreti sono bravissimi.

            Il secondo film è l’altrettanto celebre “Il posto delle fragole” (Smultronstallet, 1957), nel quale i temi filosofici sono affrontati sul versante esistenziale e solo indirettamente su quello religioso.
            Il film si apre con uno degli incubi più angosciosi della storia del cinema, e racconta il viaggio in auto di un anziano professore universitario, che si reca alla sua vecchia università per il proprio giubileo. L’uomo sente la morte vicina (come il cavaliere del “Settimo sigillo”) e fa un bilancio della sua vita, attraverso ricordi, rimpianti, perfino rimorsi, incontri, colloqui e riflessioni, che lo portano alla fine al riconoscimento dei propri errori (in particolare l’egoismo e l’indifferenza verso gli altri) e a una più serena accettazione dell’esistenza (e quindi anche della morte imminente).
            Raccontata così, la vicenda sembra banale ed addirittura rassicurante, ma Bergman le conferisce una problematica complessità, caricandola di inquietudini e moltiplicando le tematiche: a quella principale sul senso dell’esistenza, intreccia meditazioni sulla vecchiaia (davvero straordinarie per profondità, in un autore di meno di quarant’anni), sul divario generazionale (il confronto con i giovani autostoppisti), sul valore della memoria, sul trascorrere del tempo (con la geniale trovata del protagonista che resta vecchio nei flash back in cui rivede il proprio passato, mentre gli altri personaggi sono bloccati nella perenne e splendente giovinezza del ricordo), sui conflitti matrimoniali (il rapporto tra il figlio e la nuora), sulla paura del futuro. Tutti temi universali che sublimano la vicenda individuale del vecchio professore in un apologo di straordinaria forza comunicativa.
            Il raggiunto magistero registico conferisce ad un’opera già così ricca di contenuti una ammirevole qualità formale, sottolineata dalla solita bellissima fotografia di Gunnar Fischer.
            Da ricordare infine la bellissima interpretazione di Viktor Sjostrom, celebre regista autore di classici del muto (da “Il carretto fantasma” a “Il vento”), maestro del cinema svedese e mondiale, col quale Bergman aveva già lavorato. Qui, alla sua ultima (ed emblematica) prova d’attore, il vecchio leone sembra quasi affidare al suo giovane (e perfino più dotato allievo) un significativo passaggio di consegne, che conferisce al film un valore aggiunto metacinematografico.
            "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


            Votazione Registi: link

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            • Originariamente inviato da David.Bowman
              innanzi tutto grazie ad Earendil per avermi accontentato asd perchè il Maestro Bergman è uno dei "miei" registi :sisisi:

              ho visto che anche quelli a venire sono molto interessanti: c'è un altro della mia top 5 (Welles), un poeta come Pasolini e due ottimi registi come De Palma e Mann, ma anche Stone ha fatto film molto buoni :sisisi:

              voglio sponsorizzare anche il grande Robert Altman, uno dei maggiori Autori americani, spero possa esser preso in considerazione prima o poi
              Quoto sul grabdussimo Altman...Bergman invece lo passo perchè la mia ignoranza è abissale (solo 3 film) e mi propongo di valutarlo solo quando avrò visto solo un pacchetto di film più consistente per farmi un'idea veramente d'insieme

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              • io con immensa vergogna passo... metto gli unici due film che ho visto...
                L'occhio del diavolo (Djävulens öga) (1960) 7
                Il posto delle fragole (Smultronstället) (1957) 9

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                • INGMAR BERGMAN

                  • Crisi
                  • Piove sul nostro amore 6
                  • La terra del desiderio 6
                  • Musica nel buio 6
                  • Città portuale
                  • La prigione 7
                  • Sete
                  • Verso la gioia
                  • Ciò non accadrebbe qui 6
                  • Un'estate d'amore 7
                  • Donne in attesa
                  • Monica e il desiderio
                  • Una vampata d'amore 8
                  • Una lezione d'amore 7
                  • Sogni di donna
                  • Sorrisi di una notte d'estate 8
                  • Il settimo sigillo 10
                  • Il posto delle fragole 10
                  • Alle soglie della vita
                  • Il volto
                  • La fontana della vergine 8
                  • L'occhio del diavolo 7
                  • Come in uno specchio 9
                  • Luci d'inverno 9
                  • Il silenzio
                  • A proposito di tutte queste... signore
                  • Persona 10
                  • Stimulantia - episodio "Daniel" 7
                  • L'ora del lupo 7
                  • La vergogna 7
                  • Il rito 7
                  • Passione 7
                  • L'adultera 6
                  • Sussurri e grida 10
                  • Scene da un matrimonio 9
                  • Il flauto magico 6
                  • L'immagine allo specchio 7
                  • L'uovo del serpente 6
                  • Sinfonia d'autunno 8
                  • Un mondo di marionette 7
                  • Fanny e Alexander 10
                  • Dopo la prova
                  • Vanità e affanni 6
                  [img width=420 height=140]http://oi54.tinypic.com/33f72vd.jpg[/img][size size=12pt][color color=red]!!!ANNUNCIATE LE NOMINATION!!![/color][/size]

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                  • e per chiudere il cerchio...

                    FILMOGRAFIA INGMAR BERGMAN PARTE 2


                    Il film successivo “Alle soglie della vita” (Nara livet, 1957), sfigura nel confronto con i precedenti due capolavori, ma è comunque un’opera di rilievo. Ambientato in un reparto di maternità, narra le vicende di tre donne in attesa di partorire e dell’infermiera che le assiste. E’ quasi una versione drammatica di “Donne in attesa”, nella quale il regista riepiloga i suoi temi, trovando un motivo di speranza alle avversità dell’esistenza nel miracolo del rinnovarsi della vita. Animato da una sorta di “religiosità” di stampo laico, il film, pur non risparmiando scene forti, appare limitato da questo tipo di moralità edificante, lontana dal temperamento dell’autore (infatti è tratto da un romanzo di Ulla Isaksson, scrittrice che offrirà anche il soggetto de “La fontana della vergine”).

                    Ben più riuscito e coerente all’ambiguità cui il regista inclinerà sempre più nei suoi film successivi, è “Il volto” (Ansiktet, 1958). Estremamente suggestivo e carico di motivi di riflessione, il film, ambientato nell’800, narra la storia di una compagnia di artisti girovaghi, la cui principale attrazione è un illusionista ed ipnotizzatore, dotato forse di reali poteri magici. Invitato dai maggiorenti di un piccolo paese e da essi sbeffeggiato, l’illusionista ipnotizza alcuni dei suoi scettici spettatori (tra cui la moglie del sindaco), inducendoli a confessare i pensieri (e i desideri) più segreti. Avversato dal medico di palazzo, che lo ritiene un truffatore e vuole smascherarlo, l’illusionista si finge morto e riesce a terrorizzare il suo nemico, ma alla fine deve cedere di fronte al “potere” e riconoscersi un imbroglione. Ma non ci sarà castigo. Con un festoso finale a sorpresa (che ricorda quello celebre, ed altrettanto improbabile, di “L’ultima risata”, 1924, di Murnau), la compagnia viene convocata a corte per la fama raggiunta e sottratta all’arbitrio dei notabili del paese. Costantemente in equilibrio tra dramma e commedia, visivamente straordinario (la sequenza dell’autopsia sul presunto cadavere dell’illusionista è un brano da antologia), il film è un intrigante apologo sul potere della fantasia, sul conflitto tra ragione e magia, e su quello tra l’ipocrisia borghese e l’anticonformismo dell’artista, ma i piani di lettura sono numerosissimi (compreso quello sulla natura della rappresentazione scenica), tanto che il film è uno dei più fertili di implicazioni tra quelli di Bergman.

                    Il successivo film è tra i più noti, ma non dei migliori, del regista. Insolitamente ispirato a un romanzo di Ulla Isaksson (come già per “Alle soglie della vita”, mentre di solito Bergman è anche autore dei soggetti delle sue opere), “La fontana della vergine” (Jungfraukallan, 1959) riprende l’ambientazione medioevale e la tematica religiosa de “Il settimo sigillo”, ma non ne raggiunge il rilievo visivo né la suggestione allegorica. Narra la storia della giovane figlia di un ricco possidente che viene violentata ed uccisa da tre pastori. Il padre, accecato dal dolore, uccide i colpevoli, ma poi chiede perdono a Dio del delitto commesso. Nel luogo dell’assassinio della giovane, per miracolo, sgorga una sorgente purificatrice. E’ un film in qualche modo fuorviante: sembra che il regista, dopo i dubbi espressi ne “Il settimo sigillo”, giunga all’accettazione del mistero e a una sorta di opzione di fede (ma l’imminente trilogia del “silenzio” smentirà tale impressione). Quello che si avverte è la mancanza di una vera convinzione da parte di Bergman. Dopo le scene di violenza, anche piuttosto marcata (probabilmente per accentuare il desiderio di catarsi) ma non compiaciuta, il film risulta debole proprio nella soluzione finale del “miracolo”, tanto che la meditazione sul male e sulla religione come strumento di redenzione appare troppo schematica, soprattutto per un regista abitualmente più problematico.

                    La sua opera successiva è un “rondò capriccioso”, secondo la definizione dei titoli di testa, cioè una commedia di amabile cinismo, una parentesi di rilassato divertimento tra opere di ben più alto impegno. “L’occhio del diavolo” (Djavulens oga, 1960) prende spunto da un proverbio secondo cui “la verginità di una fanciulla è un orzaiolo nell’occhio del diavolo”. Satana perciò manda sulla terra Don Giovanni, sottraendolo alle pene dell’inferno, per sedurre una ragazza ostinatamente illibata. Ma, piuttosto prevedibilmente, il conquistatore resta conquistato e si innamora della sua preda, tanto che fallisce nella missione e ripiomba nell’inferno. Il film ricama spiritosi elzeviri sulla fedeltà coniugale, sulle tentazioni libertine e sulla mutevolezza dei sentimenti, ma resta un’opera minore, quasi disimpegnata e non più che graziosa e, solo a tratti, pungente.

                    Segue la famosa e discussa trilogia del “silenzio”, inteso come silenzio di Dio. Nei tre film il regista affronta nuovamente (ma in maniera indiretta, ellittica e reticente) la tematica religiosa, attraverso storie molto diverse tra loro, ed accomunate da uno stile più austero e criptico, dalla complessità psicologica dei personaggi, dall’attenzione all’amore in tutte le sue espressioni, da quelle sentimentali a quelle spirituali a quelle soprattutto sessuali. Sono film difficili e splendidi, che rendono la lettura dell’opera complessiva del regista molto più controversa, moltiplicando le problematiche e le loro sfaccettature da un lato, e, dall’altro, gli angoli visuali di osservazione e le prospettive per lo spettatore. La concentrazione dell’autore su pochi personaggi ne fa dei veri e propri drammi da camera (con riferimento ai “Kammerspiel” del cinema muto tedesco espressionista), di stampo teatrale, caratterizzati da una strenua attenzione al disegno psicologico, spesso contorto ed abnorme, dei pochi protagonisti, dei quali il regista sembra volere esplorare i recessi dell’anima, tanto che gli fu attribuita l’appropriata definizione di “speleologo delle coscienze”, alla ricerca di una spiritualità nascosta tra i vizi e le passioni, che sono retaggio della carne e delle sue debolezze.

                    Il primo film è “Come in uno specchio” (Sasom i en spegel, 1961), ambientato sull’isola di Faaroe (dove il regista porrà anche la sua dimora), con soli quattro personaggi. La protagonista è una ragazza schizofrenica, reduce da un ricovero in ospedale ed affetta da allucinazioni, che non trova aiuto né nel padre scrittore (egoista e freddo), né nel marito medico (condiscendente ma inadeguato). Nella sua disperata ricerca d’amore, la ragazza ha un rapporto incestuoso col fratello, prima di cadere nuovamente vittima delle sue visioni (vede Dio come un ragno che scende dal cielo, scambiandolo con l’elicottero in arrivo per portarla, forse definitivamente, in manicomio). Il film appare in sintonia con l’incomunicabilità di Antonioni (“L’avventura” è del 1960), tema particolarmente sentito dal cinema europeo dell’epoca, e segna anche l’avvicinamento di Bergman a uno stile più ascetico ed ermetico (che richiama, ma non imita, quello di Bresson). In ogni caso è un'opera straordinaria per ricchezza formale, fascinazione figurativa e stile rigoroso.

                    Impressione che viene rafforzata dal successivo, e stilisticamente ancora più radicale, “Luci d’inverno” Nattvardsgasterna, 1962), film di assoluta essenzialità, basato su solo due personaggi (i pochi altri sono di contorno) e sui loro, a volte lunghissimi, primi piani (il regista si concentra sui loro volti, quasi a voler vedere “oltre” gli stessi), girato quasi tutto in interni spogli e grigi. Narra la giornata di un pastore protestante, che ha perso la fede, tanto da non riuscire più ad essere di aiuto ai suoi pochissimi parrocchiani (non sa infatti sollevare dall’angoscia di un imminente conflitto nucleare un suo fedele, che si suiciderà). L’uomo respinge anche l’amore della fidanzata, e, alla fine del film, officia, senza più speranza che Dio gli parli, la messa della sera nella chiesa deserta. “Luci d’inverno” è uno dei film più rigorosi, ma anche più ostici, di Bergman, tanto da essere uno dei preferiti dai suoi fans più estremisti.

                    Il terzo film della trilogia è il più noto, anche per lo scandalo che suscitò all’epoca. “Il silenzio” (Tystnaden, 1963), infatti, fu censurato dappertutto per le sue scene sessualmente audaci (ma il DVD ha reintegrato i brani tagliati), ed è il più ambiguo ma meno stimolante dei tre. Narra la storia, carica di suggestioni kafkiane e di valenza metaforica, di due sorelle, unite da un feroce rapporto di odio/amore, in viaggio in un paese straniero, probabilmente di tipo dittatoriale (si vedono carri armati trasportati da treni o che percorrono le strade come sinistri bestioni in cerca di preda). Costrette a fermarsi, per la malattia di una delle due, in un albergo popolato da inquietanti presenze, le due donne si dilaniano psicologicamente. Quella malata sembra nutrire un amore morboso per la sorella più giovane, che invece ricerca equivoche soddisfazioni erotiche attraverso rapporti occasionali con sconosciuti. Ala fine la sorella moribonda viene lasciata nell’albergo, mentre l’altra riparte col figlioletto, silenzioso testimone della vicenda e depositario di una parola misteriosa affidatagli dalla zia nella lingua straniera del paese in cui si trovano e la cui traduzione è “anima” (è singolare che la stessa parola-chiave si trovi nel capolavoro di Fellini “Otto e mezzo” dello stesso 1963, a indicare la sintonia intellettuale tra i maggiori maestri del cinema mondiale). “Il silenzio” è concentrato su tre personaggi (le due donne e il bambino), ed è ancora più claustrofobico dei primi due film, ma è meno ricco di atmosfera e scenograficamente più barocco (l’albergo della vicenda rinvia a quello, straordinario, di “L’anno scorso a Marienbad” di Resnais, del 1961).

                    In tutta la trilogia del “silenzio”, l’amore sembra la via verso Dio indicata da Bergman. L’amore in qualsiasi forma, anche quello incestuoso di “Come in uno specchio”, quello sterile di “Luci d’inverno”, quello carnale di “Il silenzio”. In seguito il regista non affronterà più temi specificamente religiosi.

                    Dopo questi tre film impegnati ed impegnativi, il regista si concede una nuova vacanza, con una commedia poco riuscita, anche se interessante nel sottotesto. Attaccato dai censori per “Il silenzio” e spesso non compreso dalla critica per l’intera trilogia, il regista si prende con “A proposito di tutte queste signore…”(For att inte tala om alla dessa kvinnor, 1964) una piccola rivincita, mettendo in ridicolo i critici (un po’ come fece Fellini, dopo gli attacchi a “La dolce vita”, nell’episodio di “Boccaccio ’70”). Il film traccia il ritratto di un critico sciocco ed opportunista che si reca al funerale di un importante musicista (di cui sta scrivendo la biografia), e dei suoi rapporti con le numerose donne del morto (che danno versioni diverse della personalità di quest’ultimo). Il film vale più per le intenzioni (e per le implicazioni autobiografiche) che per il risultato. Infatti la commedia è monocorde, arruffata e poco divertente.

                    Capolavoro di assoluto rilievo è invece “Persona” (Id., 1965), intenso dramma psicologico centrato su due soli personaggi, ancora due donne, una delle quali non parla mai. E’ una famosa attrice, bloccata in un silenzio inspiegabile ed assistita da una infermiera, che finirà soggiogata dalla personalità dell’altra. E’ un film di alta maestria registica, una riflessione su temi complessi (già affrontati in forma meno ermetica ne “Il volto”) come quello dell’identità dell’attore, dell’antinomia tra la maschera e il volto, del “mistero” del transfert artistico e della sua influenza sul pubblico. E’ anche uno dei film più difficili di Bergman, che non offre spiegazioni ma si esibisce in una sorta di virtuosistica esercitazione, di grande rigore formale e ricca di stimoli (ci sono perfino richiami, assolutamente insoliti per il regista, alla cronaca e alla politica, oltre che soluzioni stilistiche di tipo quasi sperimentale, come la pellicola che si blocca e sembra prendere fuoco). Da ricordare (come in tutti i film dell’autore) le interpretazioni di altissimo livello e la qualità straordinaria della fotografia.

                    Segue un lungo periodo in cui il regista sembra ripiegarsi su se stesso e rielaborare ossessivamente gli stessi temi. “L’ora del lupo” (Vargtimmen, 1966) verte sulle nevrosi e le allucinazioni di un pittore e sul suo contorto rapporto con la moglie. “La vergogna” (Skammen, 1967) mette in scena il solito, strindberghiano conflitto tra due coniugi, questa volta sullo sfondo, cupo e sinistro, di una guerra (memorabile l’ultima scena, in cui la coppia fugge, con pochi altri superstiti, su una barca che si allontana su un mare pieno di cadaveri). “Il rito” (Riten, 1968) è un nuovo dramma da camera su tre attori indagati da un giudice per uno spettacolo osceno. Il giudice chiede agli artisti di ripetere lo spettacolo in sua presenza, ma la rappresentazione lo coinvolge al punto da determinarne al morte. E’ una ulteriore, criptica e un pò intellettualizzata riflessione sul mistero dell’arte (come in “Persona”) e sull’inconoscibilità dell’alchimia che lo governa. “Passione” (En passion, 1969) è un’altra variazione sui grovigli psicologici e sui complicati legami tra quattro personaggi tormentati (il regista sperimenta una sorta di distanziazione metacinematografica, interrompendo spesso la rappresentazione per introdurre “intermezzi”, nei quali gli attori commentano i loro personaggi nel film). La pellicola successiva è un vero e proprio infortunio: il regista si lascia tentare dalle offerte americane (ha problemi con il fisco svedese e bisogno di soldi) e realizza un film in coproduzione “L’adultera” (Beroringen / The Touch, 1970), su un banale triangolo sentimentale, al quale tenta di conferire una problematicità che non riesce a diventare profondità.

                    Dopo questo periodo opaco, il regista si prende una pausa e torna, nel 1973, con un nuovo capolavoro, “Sussurri e grida” (Viskningar och rop), summa dei temi di tutta una carriera, qui sublimati dalla capacità di penetrazione psicologica e dalla rinnovata maestria formale dell’autore. Attraverso il drammatico confronto tra quattro donne (due sorelle, chiuse nel loro egoismo e nelle loro nevrosi, incapaci di assistere la terza sorella agonizzante, compito invece assolta dalla nutrice), il regista svolge una nuova rigorosa meditazione sulla complessità dell’animo umano, sulla morte come prova estrema dell’esistenza (leit motiv dei suoi film fondamentali “Il settimo sigillo” e “Il posto delle fragole”), sulla carità e sulla grazia, senza tuttavia espliciti riferimenti religiosi. Il film trae ulteriore fascino visivo dallo straordinario uso del colore, nella splendida fotografia di Sven Nykvist, altro grande operatore ed abituale collaboratore del regista (dopo Gunnar Fischer). Il film ha un grande successo di critica e di pubblico, riportando il regista (che non ha comunque mai perso credito, perché anche i suoi film meno riusciti sono sempre degni di interesse) ai vertici della stima mondiale.

                    Il film successivo “Scene da un matrimonio” (Scener ur ett aktenskap, 1974) fu girato per la televisione svedese come sceneggiato della durata di più di 5 ore e ridotto per il cinema in una versione di 3 ore. E’ un altro riepilogo su uno dei temi costanti nella filmografia del regista, quello delle difficoltà del rapporto di coppia. Benché l’origine televisiva ne condizioni l’impianto (un po’ verboso e teatrale), il film è una sorta di “lezione magistrale” sull’argomento matrimoniale, diretto con limpida chiarezza, mai noioso e splendidamente interpretato.

                    Dopo “Il flauto magico” (Trollflojten, 1975), versione cinematografica di una messa in scena dell’opera di Mozart da parte di Bergman (che non ha mai cessato l’attività di regista teatrale, alternandola a quella filmica), apprezzata in particolare dai melomani, che la ritengono un modello di riduzione per lo schermo, il regista gira “L’immagine allo specchio” (Ansikte moch ansikte, 1976), nuovo sceneggiato televisivo della durata di 200’, ridotto per il cinema a 135’, ritratto di donna in forma di studio psicanalitico, rispettabile ma non particolarmente riuscito.

                    A causa dei problemi col fisco, il regista si trasferisce in Germania, dove gira, con capitali americani, uno di suoi film più atipici, “L’uovo del serpente” ((Das Schlangenei / The Serpent Egg, 1977), l’unico ambientato in contesto storico-politico preciso (la Germania prenazista). Influenzato dal cinema espressionistico tedesco, il film narra una storia dal taglio onirico, in cui compaiono scienziati folli in stile Caligari e le atmosfere assumono caratteri kafkiani, ma il film sembra incongruamente influenzato dal “Cabaret” di Bob Fosse (1972) e Bergman appare a disagio in questa produzione internazionale, che tuttavia non manca di ambigue suggestioni.

                    Prodotto con capitali tedeschi e danesi, il successivo “Sinfonia d’autunno” (Hostsonaten / Herbstsonate, 1978) è un film più consono all’ispirazione intimista dell’autore, ma riprende, in forma un po’ didascalica, situazioni già svolte meglio in film precedenti (il conflitto psicologico tra due donne, qui una anziana attrice egoista e la figlia rancorosa) e si risolve soprattutto in una superba prova di attrici e in un ultimo omaggio alla grande omonima Ingrid Bergman, rientrata in patria per la sua ultima apparizione sullo schermo.

                    Sempre in Germania, l’autore realizza un film austero e reticente, “Un mondo di marionette” (Aus dem Leben der Marionetter, 1979), sull’inspiegabile omicidio di una prostituta da parte di un borghese benestante ed apparentemente felice. Diviso in brevi capitoli, cronologicamente sfalsati, il film aspira alla secchezza del referto clinico più che psicologico, alterna le testimonianze di diversi personaggi, tutti programmaticamente tormentati e nevrotici, si fa seguire con interesse ma, alla fine, non mantiene le promesse.

                    Infine Bergman rientra in patria e realizza l’ultimo dei suoi grandi capolavori, “Fanny e Alexander” (Fanny och Alexander, 1981), anch’esso un lavoro televisivo della durata di più di 5 ore, ridotte a circa 3 per il grande schermo. E’ un film profondamente autobiografico, nel quale il regista racconta, in forma trasfigurata e carica di nostalgia, le origini della sua famiglia ad inizio ‘900. Più che una saga, sembra una sorta di rivisitazione guidata dalla memoria e illuminata dalla saggezza, una sorta di seduta autopsicanalitica per ricercare nell’infanzia le influenze, i motivi di ispirazione e le radici delle ossessioni e dei temi trattati poi dall’autore nei suoi film. Accuratissima la rievocazione ambientale e cariche di suggestione le atmosfere, si rivede a tratti l’intensità emotiva e visiva delle opere maggiori e la medesima ispirazione lucida ed introspettiva. Infatti il film è da tutti annoverato tra i capolavori bergmaniani.

                    I film di Bergman non sono tutti di facile visione (consiglio chi voglia avere un primo approccio, di cominciare dai capolavori degli anni ’50, che sono non solo bellissimi ma anche più carichi di fascino visivo). Siamo ai vertici del cinema, e, ogni tanto, bisogna salire a queste altezze e misurarsi col cinema d’arte, almeno per rendersi conto che non ci sono solo gli effetti speciali o i film derivati dai fumetti.
                    "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


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                      Michael Mann, Orson Welles, Oliver Stone, Brian De Palma, Special New Hollywood (Malick/Cimino/Forman), Pier Paolo Pasolini....

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                      • Aggiorno la mia classifica registi

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                        Ingmar Bergman - "Il Settimo Sigillo"

                        Luc Besson - "Leon"
                        Jean-Pierre Jeunet 7 - "Il Favoloso Mondo di Amélie"
                        Mathieu Kassovitz - "L'Odio"
                        Jacques Audiard - "Il Profeta"
                        Michel Gondry 7 - "Se Mi Lasci Ti Cancello"

                        Peter Jackson - "Il Signore degli Anelli: Le Due Torri"

                        Alfred Hitchcock 10 - "La Donna che Visse Due Volte"
                        Billy Wilder 10 - "Viale del Tramonto"
                        Charlie Chaplin - "Luci della Città"
                        Akira Kurosawa - "Ran"
                        Federico Fellini - "8½"
                        Stanley Kubrick - "Orizzonti di Gloria"
                        Clint Eastwood - "Mystic River"
                        Francis Ford Coppola - "Il Padrino"
                        Sergio Leone 9 - "C'era una Volta in America"
                        Woody Allen 9 - "Manhattan"
                        Quentin Tarantino - "Bastardi Senza Gloria"
                        David Lynch - "Mulholland Drive"
                        Steven Spielberg - "Lo Squalo"
                        Martin Scorsese - "Taxi Driver"
                        Roman Polanski - "Rosemary's Baby"
                        Joel & Ethan Coen - "Non è un Paese per Vecchi"
                        Christopher Nolan - "Memento"
                        James Cameron - "Terminator"
                        Hayao Miyazaki - "La Città Incantata"
                        David Cronenberg - "A History of Violence"
                        Tim Burton - "Big Fish"
                        David Fincher 8 - "Se7en"
                        Ridley Scott 8 - "Alien"
                        Brad Bird 8 - "Gli Incredibili"
                        Andrew Stanton 8 - "Wall-E"
                        Pete Docter 8 - "Monster & Co."
                        John Carpenter
                        - "Il Seme della Follia"
                        John Lasseter - "Toy Story 2"
                        Mel Brooks - "Frankestein Junior"
                        Michael Bay 6 - "Transformers"
                        Roland Emmerich - "Stargate"
                        Stephen Sommers 5 - "La Mummia"
                        [img width=420 height=140]http://oi54.tinypic.com/33f72vd.jpg[/img][size size=12pt][color color=red]!!!ANNUNCIATE LE NOMINATION!!![/color][/size]

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                        • spero di vedere presto anche Ron Howard, Robert Zemeckis e Guy Ritchie

                          purtroppo di Bergman conosco ben poco

                          INGMAR BERGMAN

                          • Crisi (Kris) (1946)
                          • Piove sul nostro amore (Det regnar på vår kärlek) (1946)
                          • La terra del desiderio (Skepp till India land) (1947)
                          • Musica nel buio (Musik i mörker) (1947)
                          • Città portuale (Hamnstad) (1948)
                          • La prigione (Fängelse) (1949)
                          • Sete (Törst) (1949)
                          • Verso la gioia (Till glädje) (1949)
                          • Ciò non accadrebbe qui (Sånt händer inte här) (1950)
                          • Un'estate d'amore (Sommarlek) (1951)
                          • Donne in attesa (Kvinnors väntan) (1952)
                          • Monica e il desiderio (Sommaren med Monika) (1953)
                          • Una vampata d'amore (Gycklarnas afton) (1953)
                          • Una lezione d'amore (En lektion i kärlek) (1954)
                          • Sogni di donna (Kvinnodröm) (1955)
                          • Sorrisi di una notte d'estate (Sommarnattens leende) (1955)
                          • Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet) (1956) 8
                          • Il posto delle fragole (Smultronstället) (1957) 8.5 grazie Still!
                          • Alle soglie della vita (Nära livet) (1958)
                          • Il volto (Ansiktet) (1958)
                          • La fontana della vergine (Jungfrukällan) (1960)
                          • L'occhio del diavolo (Djävulens öga) (1960)
                          • Come in uno specchio (Såsom i en spegel) (1960)
                          • Luci d'inverno (Nattvardsgästerna) (1963)
                          • Il silenzio (Tystnaden) (1963)
                          • A proposito di tutte queste... signore (För att inte tala om alla dessa kvinnor) (1964)
                          • Persona (1966)
                          • Stimulantia (1967) - episodio "Daniel"
                          • L'ora del lupo (Vargtimmen) (1968)
                          • La vergogna (Skammen) (1968)
                          • Il rito (Riten) (1969)
                          • Passione (En passion) (1969)
                          • L'adultera (Beröringen) (1971)
                          • Sussurri e grida (Viskningar och rop) (1973)
                          • Scene da un matrimonio (Scener ur ett äktenskap) (1973)
                          • Il flauto magico (Trollflöjten) (1974)
                          • L'immagine allo specchio (Ansikte mot ansikte) (1976)
                          • L'uovo del serpente (The Serpent's Egg) (1977)
                          • Sinfonia d'autunno (Höstsonaten) (1978)
                          • Un mondo di marionette (Aus dem Leben der Marionetten) (1980)
                          • Fanny e Alexander (Fanny och Alexander) (1982)
                          • Dopo la prova (Efter repetitionen) (1984)
                          • Vanità e affanni (Larmar och gör sig till) (1997) 7
                          Impari a conoscere te stesso solo osservando il tuo riflesso negli occhi degli altri. Io faccio parte della commissione per la classifica film di BadTaste

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                          • asd

                            • La fontana della vergine (Jungfrukällan) (1960) 8.5

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                            • Originariamente inviato da Mr.Unknow
                              INGMAR BERGMAN

                              • Crisi
                              • Piove sul nostro amore 6
                              • La terra del desiderio 6
                              • Musica nel buio 6
                              • Città portuale
                              • La prigione 7
                              • Sete
                              • Verso la gioia
                              • Ciò non accadrebbe qui 6
                              • Un'estate d'amore 7
                              • Donne in attesa
                              • Monica e il desiderio
                              • Una vampata d'amore 8
                              • Una lezione d'amore 7
                              • Sogni di donna
                              • Sorrisi di una notte d'estate 8
                              • Il settimo sigillo 10
                              • Il posto delle fragole 10
                              • Alle soglie della vita
                              • Il volto
                              • La fontana della vergine 8
                              • L'occhio del diavolo 7
                              • Come in uno specchio 9
                              • Luci d'inverno 9
                              • Il silenzio
                              • A proposito di tutte queste... signore
                              • Persona 10
                              • Stimulantia - episodio "Daniel" 7
                              • L'ora del lupo 7
                              • La vergogna 7
                              • Il rito 7
                              • Passione 7
                              • L'adultera 6
                              • Sussurri e grida 10
                              • Scene da un matrimonio 9
                              • Il flauto magico 6
                              • L'immagine allo specchio 7
                              • L'uovo del serpente 6
                              • Sinfonia d'autunno 8
                              • Un mondo di marionette 7
                              • Fanny e Alexander 10
                              • Dopo la prova
                              • Vanità e affanni 6
                              Ma te hai visto qualunque cosa sulla faccia della terra? ;D
                              Welles non sarebbe Welles, se tutti potessero essere Welles

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                              • INGMAR BERGMAN

                                • Il settimo sigillo 10
                                • Il posto delle fragole 10

                                Purtroppo solo questi due ma prima o poi dovrò rimediare.
                                Il bello del posto delle fragole è che praticamente è un compendio della psicanalisi del '900 di un'ora e mezza. Rorshach potrà spiegarci meglio.

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