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Filmografie e registi a confronto: la classifica di Badtaste

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  • Originariamente inviato da Dwight Visualizza il messaggio
    Lo sguardo di Ulisse invece, ad ogni piano sequenza (che è la cifra stilistica dell'autore) grida di essere un capolavoro completo, e lo sarebbe se non fosse per una troppa dose di autocompiacimento. Rimane comunque un film tutt'altro che buono, bensì straordinario.
    secondo me è un film "incompleto", discontinuo ed imperfetto. Ha momenti altissimi e particolarmente efficaci, alcune parti riflessive in chiaroscuro hanno la densità artistica del capolavoro. Però l'ho sempre trovato troppo altalenante tra momenti di picco e momenti prolissi, ridondanti e poco convincenti. Ho usato anche l'aggettivo "incompleto" perchè ritengo che con il grande Volontè come protagonista (purtroppo improvvisamente scomparso proprio sul set di questa pellicola) sarebbe stato un film migliore.
    "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


    Votazione Registi: link

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    • Io di Angelopulos ho visto solo La recita, grande, grandissimo film. Una visione poi talmente lunga che alla fine hai anche la grande soddisfazione di essere arrivato fino in fondo. Credo di averne scritto quando lo vidi, dovrei ritrovare il messaggio.

      Invece tornando a Tarsem (non ho ancora visto The Cell), volevo un po' parlare di Immortals. Ho visto che bene o male lo promuovete in molti: con riserva senza dubbio, forse senza entusiasmo, ma al sei ci arriva. Io invece penso lo stroncherò pesantemente. Si è detto e ripetuto tantissime volte di come Tarsem badi più alla forma che al contenuto (frase che forse appare nel forum meno solo di "Nolan cala in un contesto realistico i suoi personaggi batmaniani" xD) e va bene, ci sono un buon numero di registi che lo fanno, anche se bisogna saper gestire la cosa. Tarsem per me non è ancora bravo da questo punto di vista, e dovrebbe imparare a dissimulare questa sua scelta, perché francamente nel giudizio di Immortals non posso esimermi dal guardare storto una storia che più che semplice è proprio scritta maluccio (e direi che su questo punto, a leggere anche il topic, ci ritroviamo in molti).
      Ma dove invece Immortals mi ha deluso di più è sul lato visivo. E giuro che non è una provocazione. xD A me la costruzione geometricamente puntigliosa che fa Tarsem piace: è il suo stile, denota una forte cura nella realizzazione e un ampio studio precedente alla ripresa. In pratica il regista "si sbatte" per fare qualcosa di diverso e lo apprezzo. Tuttavia non riesco a negare che questo stile sia a forte rischio caduta e abbia bisogno, punto fondamentale, di una più che ottima fotografia per funzionare, sennò rischia di far crollare il castello di carte. In The Fall ho trovato tutto questo: una bella fotografia (che definirei, un po' paradossalmente, sobria) enfatizza il potere delle immagini create da Tarsem e le rende armoniche; in Immortals invece ho trovato una patina che dà al tutto il film un effetto terrificante. Certe scene urlavano "sono finta, finta, finta!" e la geometria tarsemiana, invece di rendere gradevole la composizione, serviva solo a palesare e ad amplificare questa sgradevole sensazione e funzionava a mo' di boomerang nel giudizio.
      Per cui Immortals rispetto a The Fall è un brutto passo indietro non solo tenendo conto della sceneggiatura, ma è sopratutto una piccola delusione visiva. Immagino che questa mia tesi non avrà molti sostenitori, però ero curioso di sapere cosa ne pensavate.

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      • La fotografia di The Fall ha uno stampo abbastanza naturalistico, nonostante i colori filtrati siano molto carichi. In Immortals si è scelto un filtro più caldo, facendo leva su un'illuminazione (dello stesso bravissimo uomo dietro la seconda unità che aveva illuminato anche The Fall) che mettesse in risalto i forti contrasti tra il chiaro e lo scuro delle geometriche inquadrature. Forti contrasti sulla base dei quali è stato riportata l'influenza delle tele rinascimentali nel lavoro di Tarsem, dove i due colori predominanti sono il rosso e soprattutto l'oro. Certo è una fotografia meno "artigianale" di The Fall, essendo anche il film molto più ricco di composizioni digitali. Risulta quindi ancora più pulita come immagine, ma non mi sento di chiamarla patinata, nel senso negativo del termine. Tantomeno finta. La trovo invece piacevolmente sofisticata. Per me parla da sola:
        Spoiler! Mostra
        La profonda mancanza di spiritualità di colui che non percepisce, ma giudica l’arte, il suo rifiuto e la sua mancanza di disponibilità a riflettere sul significato e sullo scopo della propria esistenza nel significato più alto del termine, assai sovente vengono mascherate con l’esclamazione primitiva fino alla volgarità: "Non mi piace!", "Non mi interessa!". Il bello è celato a coloro che non cercano la verità.

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        • Secondo me è poco armonica la combinazione Rinascimento/digitale. Che in certi frangenti le immagini abbiano il loro effetto è fuori di dubbio; dopodiché a mio modo di vedere giocarla tutta sul rosso e l'oro non è una scelta del tutto vincente, sopratutto alla luce del digitale (che non so se sia stato scelto da Tarsem o imposto): si carica un po' troppo eccessivamente l'immagine e ti dirò, sto cercando di immaginare quei frame che hai postato con un po' di grana, un qualche tratto distintivo della pellicola che avrebbe giovato. Guardando un quadro rinascimentale il mio occhio viene colpito dalle scelte ben precise in fatto di colori, ma questi non vengono, come dire "esasperati" come invece ho avuto l'impressione sia successo qui.
          E poi mi si apre un'altra questione. A quanto ricordo, certi rimandi rinascimentali c'erano anche in The Fall (e trovo che l'artigianalità della fotografia, come l'hai definita in modo preciso, li renda molto belli), segno che Tarsem è affascinato da quel periodo artistico: buon per lui che ha buon gusto xD
          Il punto è: in un film sui miti greci, non sarebbe stato più adeguato cercare altri riferimenti artistici? Ora, Immortals non è certo una visione fedele, e anzi il regista indiano riarrangia parecchio il materiale e crea le immagini come vuole lui. Tuttavia anche lasciandogli la libertà di "pasticciare" tra epoche e stili diversi, l'effetto anacronistico è parecchio spiazzante e francamente non mi entusiasma e non riesco a togliermi dalla testa la domanda "Perché il Rinascimento parlando di miti greci?". Perché ad esempio non attingere con più convinzione all'arte greca, che pure era parecchio colorata?

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          • Il concetto di fedeltà associato al mito è quanto meno discutibile, visto che almeno fino al IV secolo a.C. il mito era tramandato oralmente, e dubito fortemente che sia stato tramandato scevro da qualsiasi contaminazione. Quindi il discorso di "perché non attingere all'arte greca" mi sembra il classico pelo nell'uovo e anche un po' un sofisma, a un certo punto un artista attinge e crea l'arte che più gli aggrada. Soprattutto quando come in questo caso non esistono "testi di riferimento", visto che i testi dal IV secolo a.C. in poi non sono certo la riproposizione fedele dei miti dell'VIII o IX secolo a.C.

            EDIT: analogo discorso vale per la "arte greca", visto che non è certo un monolito immutabile che va dall'arte micenea all'epoca ellenistica.

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            • Guarda, d'accordissimo sul discorso della "fedeltà", che avrei dovuto mettere tra virgolette. Così come capisco che il bacino da cui attingere per quanto riguarda la Grecia antica sia enorme. Però da qui al Rinascimento ce ne passa xD La questione che mi lascia perplesso è: a che pro? Non ti boccio certo a priori solo perché ti piace una certa corrente artistica e ti fai ispirare da quella, ci mancherebbe. E mi piace anche che si sperimenti, che si osi da questo punto di vista. Però non sarebbe male neanche una giustificazione, qualcosa che mi spieghi la tua scelta. Forse qua entra in gioco il disinteresse di Tarsem per il lato contenutistico, però se fai una scelta visiva di quel tipo (amplificata come dicevo dalla fotografia particolarmente "carica", che però non imputerei del tutto al regista, quanto alla produzione), a mio parere dovresti anche dare un perché di quella scelta. Il rischio, in cui a volte Immortals cade, mentre lo evita in altre sequenze, è di un gioco visivo un po' fine a sé stesso, una sorta di "lo faccio perché mi piace". Che da un certo punto di vista, ci mancherebbe, è anche un bella cosa, e mi va bene che il regista ponga la sua personalità nel film in questa determinata maniera. Ma mi dà anche l'impressione di limitare la portata del film. In The Fall questa cosa funzionava, in Immortals invece no, se capisci dove voglio arrivare.

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              • Beh ma l'arte "greca" ha sempre avuto come colori predominanti il giallo, il verde acqua (il colore freddo più presente in Immortals) e il rosso, soprattutto per quanto rigiarda l'arte minoica. Ricordo ancora che quando visitai il palazzo di Cnosso mi colpì molto l'uso cromatico di quel rosso un pò porpora rispetto agli spazi in pietra... ma ero piccolo. Chiaramente l'accostamento con tante espressioni pittoriche rende tutto piuttosto straniante, anche in funzione del comparto scenografico/oggettistico e costumistico... che strizzano (specialmente il secondo) l'occhio al design piuttosto che alla classicità...
                La profonda mancanza di spiritualità di colui che non percepisce, ma giudica l’arte, il suo rifiuto e la sua mancanza di disponibilità a riflettere sul significato e sullo scopo della propria esistenza nel significato più alto del termine, assai sovente vengono mascherate con l’esclamazione primitiva fino alla volgarità: "Non mi piace!", "Non mi interessa!". Il bello è celato a coloro che non cercano la verità.

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                • Originariamente inviato da Socio Visualizza il messaggio
                  La questione che mi lascia perplesso è: a che pro? Non ti boccio certo a priori solo perché ti piace una certa corrente artistica e ti fai ispirare da quella, ci mancherebbe. E mi piace anche che si sperimenti, che si osi da questo punto di vista. Però non sarebbe male neanche una giustificazione, qualcosa che mi spieghi la tua scelta. Forse qua entra in gioco il disinteresse di Tarsem per il lato contenutistico, però se fai una scelta visiva di quel tipo (amplificata come dicevo dalla fotografia particolarmente "carica", che però non imputerei del tutto al regista, quanto alla produzione), a mio parere dovresti anche dare un perché di quella scelta. Il rischio, in cui a volte Immortals cade, mentre lo evita in altre sequenze, è di un gioco visivo un po' fine a sé stesso, una sorta di "lo faccio perché mi piace". Che da un certo punto di vista, ci mancherebbe, è anche un bella cosa, e mi va bene che il regista ponga la sua personalità nel film in questa determinata maniera. Ma mi dà anche l'impressione di limitare la portata del film. In The Fall questa cosa funzionava, in Immortals invece no, se capisci dove voglio arrivare.
                  Ah beh, e qui non posso che essere d'accordo con te al 100 %, il problema di Immortals sta alla base, ovvero un evidente corto circuito tra un prodotto che, a livello di soggetto e di sceneggiatura, non si discosta molto da un pop corn movie mentre, a livello di regia, c'è un regista a cui piace molto l'arte e il design, come osserva giustamente Dwight. Che il film sia assolutamente gratuito nelle sue scelte estetiche (al contrario The Fall, ma tutto sommato anche di The Cell) è una cosa indiscutibile e una critica che appoggio in pieno.

                  Se mi sento di dare qualcosa di più della sufficienza al prodotto è perché Tarsem usa in modo molto interessante l'integrazione green screen e 3D: insomma, è un pop corn movie, ma un pop corn movie con una resa visiva interessante.

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                  • lasciamoci alle spalle questo Schyamalan più colorato e passiamo ad autori più seri và...


                    CLASSIFICA FINALE FILM DI TARSEM


                    The Fall....... 7,25 8 (8 voti)
                    Immortals..... 6,06 6,25 (8 voti)
                    The Cell....... 5,71 6 (7 voti)
                    Biancaneve... 4,25 4,25 (2 voti)

                    COMING SOON


                    Satyajit Ray, Speciale Fantasy '80, Rob Cohen...

                    JULIAN SCHNABEL
                    • Basquiat (1996)
                    • Prima che sia notte (2000)
                    • Lo scafandro e la farfalla (2007)
                    • Miral (2010)

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                    • JULIAN SCHNABEL
                      • Lo scafandro e la farfalla (2007) 7,5



                      Earendil a prescindere dai gusti non capisco il paragone con Shyamalan...

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                      • Originariamente inviato da lt.aldo.raine.89 Visualizza il messaggio
                        Earendil a prescindere dai gusti non capisco il paragone con Shyamalan...
                        so' indiani xD

                        @David.Bowman sto recuperando - moooooolto lentamente - qualcosa di Bergman e, dato che dopo aver visto un film spesso vedo che voto gli hai dato, ho notato un 6 a L'ora del lupo. Forse un pò di manierismo fine a se stesso, ma nel complesso mi è sembrato meritare una considerazione più alta di quella che traspare dal tuo voto. Forse ne avevi già parlato e mi era sfuggito, in ogni caso due paroline in merito?

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                        • allora:

                          per capire il mio giudizio su L'ora del lupo devi tener conto che esso lo contestualizza nell'opera complessiva del Regista, che è uno dei miei preferiti e che io ritengo uno dei 5 maggiori della storia del Cinema. Se tu lo vedi senza conoscere (o conoscendo poco) la carriera di Bergman puoi sicuramente valutarlo al di sopra dei suoi effettivi meriti. Questo film appartiene ad un periodo poco ispirato della lunga carriera del Maestro svedese, periodo del quale fu iniziatore, subito dopo il capolavoro Persona (1966), che è uno dei film più ermetici, significativi ed importanti della produzione bergmaniana.

                          L’ora del lupo (Vargtimmen, 1966) è un'opera incentrata sulle nevrosi e le allucinazioni di un pittore e sul suo contorto rapporto con la moglie e dà il via al suddetto periodo in cui il regista sembra ripiegarsi su se stesso e rielaborare ossessivamente gli stessi temi, tra l'altro tipici della sua estetica. E lo fa in maniera fiacca, sterile, ripetitiva, senza più il vigore espressivo e l'altezza poetica delle opere migliori. A questo periodo appartengono anche: La vergogna (Skammen, 1967) che mette in scena il solito, strindberghiano conflitto tra due coniugi, questa volta sullo sfondo, cupo e sinistro, di una guerra (memorabile però l’ultima scena, in cui la coppia fugge, con pochi altri superstiti, su una barca che si allontana su un mare pieno di cadaveri). Il rito (Riten, 1968 ) è un nuovo dramma da camera su tre attori indagati da un giudice per uno spettacolo osceno. Il giudice chiede agli artisti di ripetere lo spettacolo in sua presenza, ma la rappresentazione lo coinvolge al punto da determinarne al morte. E’ una ulteriore, criptica e un pò intellettualizzata riflessione sul mistero dell’arte e sull’inconoscibilità dell’alchimia che lo governa. Rappresenta comunque il miglior risultato di questo periodo del genio svedese. Passione (En passion, 1969) è un’altra variazione sui grovigli psicologici e sui complicati legami tra quattro personaggi tormentati (il regista sperimenta una sorta di distanziazione metacinematografica, interrompendo spesso la rappresentazione per introdurre "intermezzi", nei quali gli attori commentano i loro personaggi nel film). La pellicola successiva è addirittura un infortunio: il regista si lascia tentare dalle offerte americane (ha problemi con il fisco svedese e bisogno di soldi) e realizza un film in coproduzione L’adultera (Beroringen / The Touch, 1970), su un banale triangolo sentimentale, al quale tenta di conferire una problematicità che non riesce a diventare profondità.

                          Ma, per fortuna, dopo una breve pausa, Bergman ritrova l'ispirazione migliore e dà vita ad un altro capolavoro, probabilmente il suo film più sofferto: Sussurri e grida (Viskningar och rop, 1972), summa dei temi di tutta una carriera, qui sublimati dalla capacità di penetrazione psicologica e dalla rinnovata maestria formale dell’autore e con una fotografia a colori che ha fatto epoca.
                          "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


                          Votazione Registi: link

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                          • JULIAN SCHNABEL

                            Lo scafandro e la farfalla
                            (2007) 8

                            Mi ero prefissato di recuperare altro, ma non ho avuto il tempo. Comunque l'unico film mi è piaciuto, evita certe facilonerie che ci sono per esempio in Mare dentro di Amenábar (che pure è un film che non mi è dispiaciuto). La trappola di questi film è che non riescono ad andare oltre all'episodio biografico, pur magari essendo interessanti sul versante formale, come in questo caso.


                            E a proposito invece di film che partono dal caso singolo per fare un discorso più ampio, aggiungo un voto a Kurosawa.


                            AKIRA KUROSAWA

                            Vivere
                            (1952) 9

                            Già commentato nel topic "Che film?", genuinamente commovente senza essere ricattatorio e molto interessante anche nella struttura narrativa.

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                            • Mi accorgo che ci sono svariati utenti dai quali dovrei prendere ripetizioni di sintesi di rece.xD :sisisi:

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                              • JULIAN SCHNABEL

                                • Basquiat (1996) 5,5
                                • Prima che sia notte (2000) 6,5
                                • Lo scafandro e la farfalla (2007) 8,5
                                • Miral (2010) 6
                                "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


                                Votazione Registi: link

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