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Dark Shadows - Tim Burton

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  • Stai tranquillo, sarò il primo a impormelo asd

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    • Ok, provo a buttare giù un commento più articolato.

      La verità è che il film è molto denso di vicende (grandi e piccole), forse troppe per un film che a malapena raggiunge le due ore. Non tutte le sottotrame si risolvono quindi al meglio, e in alcuni momenti si ha l'impressione che qualcosa sia stata dimenticata o malamente tagliata (a dire il vero dei tagli sono certo. E' stato ammesso dal regista e dallo sceneggiatore più volte.)


      Non lavoro nel cinema e non mi rendo forse conto della difficoltà di mettere in piedi un progetto così articolato assicurando allo stesso tempo un buon ritmo narrativo, ma a mio avviso qualche minuto in più a disposizione dei personaggi e di alcune vicende avrebbe potuto giovare al film.
      Nelle soap le questioni lasciate in sospeso o apparentemente poco motivate in realtà assicurano la fedeltà del pubblico, ma per un film è diverso e più difficile.
      E Dark Shadows è un film che a volte si dimentica di essere un film… appunto.
      Forse in questo è stata posta eccessiva fiducia nell'eventualità che dal "primo capitolo" potesse scaturirne una saga.

      A questo aggiungiamoci la doppia anima del film anche rispetto al linguaggio e alla visione del regista. Sarà stata la mostra itinerante a lui dedicata (rispolverare vecchi progetti e disegni, riguardare i primi corti...), sarà stata una reazione al ritorno in casa Disney (Alice in wonderland), ma nel film si nota la volontà di Burton di recuperare un po' del suo vecchio spirito (quello naif, dissacrante e un po' greve dei primi anni) forse con la consapevolezza al contempo di non avere più 30 anni e di non poter ignorare il cambiamento avvenuto.
      E' interessante in questo senso notare i nomi coinvolti nella stesura dello script. Una prima sceneggiatura di John August (quello del cinema più riflessivo e rigoroso di Burton, da Big Fish a La sposa cadavere), ed una successiva revisione ad opera di quello scrittore, noto per i suoi assurdi mash-up da cinema di serie b, che risponde al nome di Seth Grahame Smith.
      In sintesi quindi, alla difficoltà di raccontare in maniera coerente una storia già complessa, si aggiunge la difficoltà di conciliare due diversi approcci stilistici.

      Allo steso tempo sono abituato a rendere sempre onore alle mie prime sensazioni in sala, e per questo motivo devo ammettere di essermi lasciato comunque affascinare dalla stessa natura multiforme del film.
      Burton avrebbe potuto tirare fuori dal cilindro un film prettamente drammatico, o piuttosto una black-comedy pura, e invece ha voluto rischiare rifuggendo questi schemi e ascoltando piuttosto le sue necessità creative.
      Già Sweeney Todd presentava delle piccole scene grottesche nonostante il contesto fosse perlopiù melodrammatico, ma in Dark Shadows il contrasto è volutamente più stridente… e d'altronde la storia, già sulla carta, si prestava alla commistione di generi.
      Il risultato di questo "esperimento" non sarà pienamente riuscito, ma perlomeno ci restituisce un Burton autenticamente sui generis.
      D'altronde è facile idealizzare le cose più vecchie e magari amate in tenera età, ma uno sguardo obiettivo riconoscerebbe limiti e difetti narrativi pure nel cult Beetlejuice. Eppure "chissenefrega". Dark Shadows non è Beetlejuice (ed è giusto così), ma alcune cose sono pronto a superarle e ad accettarle anche in questo caso.
      All'inizio poi ho evidenziato i limiti, ma in realtà in Dark Shadows ci sono anche momenti che fanno intravedere un Burton sempre più consapevole dei propri mezzi e sempre più "autore".
      Molte scene mi hanno affascinato, altre divertito, altre incuriosito, e la voglia di rivedere il film è già forte. Visivamente è ricco e pieno di idee, e la colonna sonora è di un Danny Elfman nuovamente in forma.

      La mia idea quindi è che il film abbia evidenti difetti ma anche notevoli pregi, e che in buona parte il gradimento dipenda da una questione personale: bicchiere mezzo vuoto o bicchiere mezzo pieno?
      Non ritengo in ogni caso il film né poco godibile (non mi ha annoiato, anzi), né brutto, e tanto meno vuoto.

      La storia è quella di una famiglia abulica, ferma e pavida, adagiata sugli allori ("eravamo seduti su un tesoro" dice Elizabeth a Barnabas…).
      Elizabeth è quella che tiene chiuse le porte, la reclusa per eccellenza (chieda a Barnabas di tacere riguardo la presenza di un tesoro in casa, si assicura che Victoria non abbia troppi grilli per la testa, tiene al guinzaglio la figlia sognatrice). Carolyn invece è la più insofferente (è una adolescente, un fiume in piena di emozioni che in realtà è costretta a reprimere, salvo…).
      Bloccati, fermi, quasi persi in un abisso emozionale (fantastici i continui riferimenti all'oceano all'interno della casa, una metafora riuscita)
      Se in Alice in Wonderland era la Regina Rossa a costituire la causa di questo blocco, con tanto di simbolico testone (razionalità, materialismo, causa ed effetto), in Dark Shadows è la "Regina Bianca" Angelique il vero problema, nel suo idealismo sentimentale e coi piedi sempre un po' sollevati da terra. In Alice in Wonderland il viaggio avveniva "underground", mentre quello di Dark Shadows è un viaggio ovviamente "underwater".
      Due film complementari. In uno la fissità era il risultato di una educazione in cui tutto è predeterminato, nel secondo di una idea portata avanti ossessivamente e sempre più vuota.
      Ovvio poi che in un tale piccolo stagno non poteva che essere il pesce fuor d'acqua a "risolvere" la situazione. Barnabas, dalla sua condizione esterna al contesto (out-sider), vede ciò che la famiglia non riesce più a discernere. Sprona sin dall'inizio i vari personaggi a reagire e a riappropriarsi delle loro vite, o almeno a fare delle scelte (penso all'aut-aut che rivolge a Roger ad esempio). In questo senso il film diventa anche un atto d'amore (l'ennesimo) nei confronti del diverso, e un nuovo scontro fra "imprese" (di cui una a conduzione famigliare, e un'altra decisamente più automatizzata). L'invito in ogni caso è a non stare fermi e a fare quindi delle scelte.

      Considerando tutto questo, devo dire che un po' mi dispiace che il film stia andando male al box-office. Un sequel avrebbe potuto risolvere molte cose, e soprattutto soddisfare il mio desiderio di rivedere alcuni di quei personaggi e quel grande cast. In fondo il grosso è stato messo in piazza in questo primo film, e in seguito sarebbe stato relativamente semplice correggere il tiro.
      Mi tengo stretto intanto quanto di buono c'è nel primo film (e ce n'è!), e posso unirmi a quelli che vedono il bicchiere mezzo (ma pure 3/4) pieno.


      Suppongo che questa scena sia stata tagliata:

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      • i tagli in un film ad alto budget non li concepisco. MI spiego: la sceneggiatura americana permette di calcolare a priori i tempi di una scena ,in maniera molto grossolana. una pagina è poco meno di un minuto di film. Si ,magari i tempi comico o drammatici richiedono pause diverse, si magari nelle scene di lotta o di ballo, se incluse, bisogna calcolare i tmepi in maniera diversa, ma in genere io scenegiatore so quanto tempo durerà un film e posso sforare si e nò di un quarto d'ora, max venti minuti. Altre spiegzioni dei tagli possono essere, gap nel budget-con quello che hanno speso? ne dubito- dipartite di attori o talgi per accellerare ikl ritmo del film ( a scapito della caratterizzazione dei personaggi e della comprensione della vicenda?). Sineramente dubito quindi che i tagli posti siano di scene significative, probabilmente hanno tolto uno o due sketch di cuji a quanto sembra è costellato il film.
        Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
        Spoiler! Mostra

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        • In alcune interviste Grahame Smith ha parlato proprio del gran numero di scene tagliate (spiegandone in parte anche il motivo), ed una di queste a mio avviso sarebbe stata anche importante.
          Smith vorrebbe addirittura una extended cut del film.

          Trovi tutto anche in questa intervista (a partire dal minuto 4:40), ma rischi di beccarti degli SPOILER:
          http://collider.com/seth-grahame-smi...7/#more-165537

          Non trovo adesso invece l'intervista a Burton, ma anche lui parlava delle scene tagliate (che forse troveremo nel Blu-ray).

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          • Avrei accettato anche 2 ore e mezza di Tim Burton piuttosto che vedere un film riuscito (forse) a metà.

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            • Il commento critico di Melanconico è quanto di più prezioso ci sia per capire l'incredibile scatafascio che è questo film, specialmente conoscendo il background dell'utente.

              Già quando avevo letto che non lo aveva convinto appieno, subodoravo la tragedia.

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              • Questo è il primo film di Burton a piacermi un po' (diciamo che ni ha divertito) dal blando Sleepy Hollow (molto meglio di sonore porcate alimentari come La Fabbrica di Cioccolato e Alice); ha nel primo tempo l'intelligenza iconoclasta e anarcoide di quel liberatorio quasi-capolavoro pop che è Mars Attack (e non a caso gli incassi calano). Nella seconda parte del secondo tempo però, col confronto tra il protagonista e l'antagonista, perde di ritmo e interesse. Trovo poi che se questo è lo sceneggiatore del prossimo Beetlejuice le cose andranno bene (a patto che osi di più e che trovino un regista adeguato).
                Il film in questione ha in sé i due temi della filmografia americana, vale a dire: la seconda opportunità e l'eredità dei padri. Ma soprattutto Burton ha finalmente capito una cosa (e su questo dissento profondamente dalla recensione pubblicata in home): i mostri non sono più teneri emarginati, ma in linea coi tempi, SPIETATI CAPITALISTI. Più mostri di così...

                Ah, i tagli son stati fatti, è evidente, e sostanziosi pure. Peccato...

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                • se i 150mln sono il budget reale,sarà un massacro...almeno in patria...

                  "Il cinema è un arte soggettiva, quanto la musica, belli i 5 alti bello sentire pareri discordanti ai propri, ma alla fine sono io, uno schermo e tutto quello che ci passa di mezzo."

                  "Le barbarie sono lo stato naturale dell'umanità, la civiltà è solo un capriccio dell'evoluzione e delle circostanze". cit.


                  ~FREE BIRD~

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                  • Io sono generalmente d'accordo con Melanconico, anche se meno soddisfatto. Dark Shadows, tra gli ultimi suoi lavori, è uno dei più "imperfetti": i problemi di sceneggiatura ci sono e sono evidenti, gli ultimi 40 minuti, in particolare, sono poco riusciti e rappresentano una fine frettolosa (come fatto notare da Melanconico, molte sottotrame restano irrisolte), per non parlare di qualche "rivelazione" finale fuori luogo e non del tutto giustificata. E il film sembra nascere da un'esigenza 'personale', si tratta di un divertissement che Burton ha realizzato per sè stesso e il suo pubblico di appassionati: forse è anche per questo che, nonostante tutto, quello che Dark Shadows riesce a fare è recuperare la freschezza dei primi Burton, quella follia e quell'approccio ironico e grottesco sempre e consapevolmente al limite dell'eccessivo, senza aver paura di rischiare. La prima parte, in particolare, ne è un ottimo esempio: subito dopo il moscio prologo, il film ingrana e introduce elementi da soap in un contesto ironico e 'folle', supportato da un ottimo comparto estetico e da un commento musicale super. E anche il cast è perfettamente in palla, da Depp (meno macchietta del solito) alla Green, da Chloe Moretz (il suo, un personaggio decisamente sottovalutato in fase di scrittura) a Michelle Pfeiffer.
                    Preferisco decisamente un film del genere, con i suoi difetti e i suoi rischi, piuttosto che scelte più sicure e commerciali.

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                    • visto, filmettino insulso da guardare sorridere e dimenticare...sceneggiatura non pervenuta, Jhonny depp ben calato nella parte.
                      TEATRANTI

                      TRAILER DELL'EPISODIO PILOTA
                      http://www.youtube.com/watch?v=Kd08tvGPrfo

                      sostieni il progetto
                      http://www.produzionidalbasso.com/pdb_1142.html

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                      • Originariamente inviato da Victor Visualizza il messaggio
                        E il film sembra nascere da un'esigenza 'personale', si tratta di un divertissement che Burton ha realizzato per sè stesso e il suo pubblico di appassionati.
                        Non lo definirei un divertissement, ma credo anche io che questo film sia nato da una esigenza più personale. E' un ibrido, un esperimento in qualche modo. Un film imperfetto ma probabilmente necessario, e magari ci renderemo conto col tempo di quanto sia stato importante per Burton passare da questo film rispetto alla sua futura filmografia. Vedremo...


                        Originariamente inviato da Victor Visualizza il messaggio
                        Chloe Moretz (il suo, un personaggio decisamente sottovalutato in fase di scrittura)
                        A me il suo personaggio è piaciuto, e la rivelazione finale a mio avviso ben si sposa al carattere e al ruolo del personaggio nella storia, anche senza troppe spiegazioni. Secondo me è interessante anche il legame fra il suo segreto e la frase detta dal piccolo David in una delle prime scene...

                        Ecco, piuttosto è il personaggio di David che mi sarebbe piaciuto conoscere meglio (non a caso ho segnalato prima la scena tagliata con David e Barnabas), e anche il padre Roger.

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                        • 10 euro nel gabinetto.
                          ENORME delusione di burton che, come già si diceva tempo fa su questo topic, ormai è alla frutta e cita e copia sè stesso. Basta non se ne può più di Depp, realmente imbarazzante, e delle solite occhiaie e fantasmini. Sarà difficile rialzarsi da questo tonfo. Film insulso, noioso, prevedibile, fotografia vista e rivista, sbadigli, imbarazzi in sala, faccettine da demente viste e riviste (posso dirlo? Che palleeee), sceneggiatura...questa sconosciuta....
                          Non me lo sarei mai aspettato (anzi si).
                          Voto: 3 (per la presenza della signorina dei pop corn)

                          Ok, da oggi burton solo in home video.
                          "Per me".

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                          • Beh, beh, beh, beh, no, no, non ci siamo. Eh no, mi spiace ma non ci siamo proprio.
                            Magari nei primi venti minuti, almeno finchè Barnabas Collins non ritorna nella propria magione e incontra i propri discendenti, potresti pensare "maddai, guarda Tim Burton quanto è in forma, son tutte chiacchiere da piantagrane quelle che abbiam sentito finora e questa sarà una delle sue migliori pellicole! Alice in Wonderland (e qualche altro titolo non indimenticabile)? Un passo falso che sta per essere seppellito dal nuovo trionfo!"
                            Mh.
                            'Spetta...
                            Non fai in tempo ad asciugarti il prematuro sudore dell'eccittazione che già dopo dieci minuti dall'entrata in scena di Johnny Depp nel solito travestimento (che, ok, stima per l'attore, ringraziamenti ad oltranza per alcuni personaggi che Depp e Burton hanno concepito assieme, ma dopo un po' anche la cosa più sfiziosa finisce per essere stucchevole se incessantemente riproposta. Depp non sa più che inventarsi per variare le maschere di tutti questi freaks. E infatti ha smesso di farlo. Depp riposati un po', prenditi una pausa da queste bizzarre carnevalate, adesso è il momento giusto. Basta via, hai rotto le scatole maremma ma%&la!) ti chiedi se il film decollerà mai...
                            Niente da fare. Il tutto si arena. La vicenda diventa inconsistente, più pallida dei volti che Burton si diverte tanto a sbiancare, noiosa. Ti accorgi che il cast potenzialmente squisito e tutti quei personaggi che potevano esplodere in fantastiche tensioni sono nulla più che una promessa non mantenuta. Ti restano gli sketchettini del personaggio di Depp che si protraggono stancamente nel tentativo di strapparti una risata.
                            Non te ne frega veramente niente di quelle figurine sciabordate che ti sfilano davanti senza innescare la minima reazione, almeno finchè non ti accompagnano ad un atto finale imbarazzante tanto è brutto (e lì partecipi, ma solo perchè t'incazzi).
                            Ah, e poi c'è l'epiloghetto malinconico-tragico-romantico, buttato là tanto per griffare la pellicola che deve sembrare di Tim Burton, esattamente come le scenografie, la fotografia, i trucchi, i costumi...
                            Oh, per carità, è Burton, tranquilli, impossibile non riconoscerlo, come è impossibile non riconoscerne la cura stilistica (mica s'è impazzito come regista, smettendo improvvisamente di girare bene ) ed estetica!
                            Ma tutto il resto?? Il film dico, un minimo d'impianto narrativo degno di nota...
                            Si son gettati dal dirupo e son finiti sugli scogli...
                            Senza rialzarsi però...
                            Gran delusione, gran dispiacere.

                            I bastardi hanno atterrato!! http://www.badtaste.it/rubriche/il-borg
                            http://www.destroythismovie.com

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                            • Il personaggio della Moretz è potenzialmente molto interessante, però mi è sembrato un po' sacrificato e poco approfondito: nel film è troppo stereotipato rispetto a come sarebbe potuto essere. Sarebbe stato interessante saperne di più sui rapporti all'interno della famiglia, approfondire la figura di David e forse anche la Pfeiffer. Insomma, il problema forse sta proprio nella difficoltà di condensare le dinamiche di un telefilm (soprattutto così ricco di personaggi come questo) in un prodotto filmico, e in questo Burton non ha datto il massimo.

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                              • Originariamente inviato da Victor Visualizza il messaggio
                                Il personaggio della Moretz è potenzialmente molto interessante, però mi è sembrato un po' sacrificato e poco approfondito: nel film è troppo stereotipato rispetto a come sarebbe potuto essere. Sarebbe stato interessante saperne di più sui rapporti all'interno della famiglia, approfondire la figura di David e forse anche la Pfeiffer. Insomma, il problema forse sta proprio nella difficoltà di condensare le dinamiche di un telefilm (soprattutto così ricco di personaggi come questo) in un prodotto filmico, e in questo Burton non ha datto il massimo.
                                C'è un solo modo per descrivere il personaggio della Moretz: jailbait

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