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SHAME di Steve McQueen

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  • #76
    beh non si puo' certo dire che il film approfondisca la psicologia dei suoi personaggi...

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    • #77
      i personaggi sono caratterizzati in modo perfetto,vorrei sapere realmente cosa non si riesce a capire,io del personaggio di Fassbender ho inteso tutto anche le sfaccettature,ci sono cose dette e non dette,attraverso l'espressività data dall'attore si è inteso anche la parte del pensiero che riguarda la parte più intima del suo personaggio più di cosi cosa volete ... .

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      • #78
        Originariamente inviato da Marc Visualizza il messaggio
        i personaggi sono caratterizzati in modo perfetto,vorrei sapere realmente cosa non si riesce a capire,io del personaggio di Fassbender ho inteso tutto anche le sfaccettature,ci sono cose dette e non dette,attraverso l'espressività data dall'attore si è inteso anche la parte del pensiero che riguarda la parte più intima del suo personaggio più di cosi cosa volete ... .

        Sono esattamente d'accordo.Ci sono delle scene ambigue ma sono volute e secondo me sono un punto di forza del film.

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        • #79
          Commento a caldo, senza aver letto le vostre opinioni, che recupererò subito!Film complessivamente mediocre. C'è troppo poco per poterlo considerare un bel film. Apprezzo il senso della misura del regista, che possiede un innato buon gusto e sa essere asettico quanto basta per non scadere mai in eccessi, prima di tutto estetizzanti. Però secondo me il film non c'è, o meglio non c'è abbastanza. Va bene suggerire lasciando che lo spettatore ci metta del suo, però personaggi così non sono sufficienti, oltre al fatto che non suscitano nessuna curiosità perchè da subito si capisce la piega che prenderanno. Questo tipo di approccio richiede secondo me una maggiore introspezione, l'unica cosa che può tenere l'attenzione dello spettatore accesa, ma la stessa natura "documentaristica" della regia di McQueen non lo permette, permette solo di intuire, e in questo caso secondo me non basta.Diciamo che ci sono cose che si apprezzano molto, ma come ho detto è un'opera assolutamente incompleta, che perciò non merita almeno per me la sufficienza.Anzi rischia la noia, e quindi ringrazio Dio (nella persona del regista) per aver collocato Fassbender nel ruolo principale, unico elemento che mi ha permesso di visionare il film per intero, perchè diciamolo è di una bravura e di una bellezza davvero notevoli!

          EDIT:
          Ho visto che alcuni di voi hanno cercato di tracciare un'analisi del protagonista. Personalmente credo che semplicemente si tratti di persona che ha vissuto un passato drammatico e che per questo non ha nessun desiderio di entrare in contatto con se stesso, perchè significherebbe fare in qualche modo i conti anche con il suo dolore, mai elaborato. La sorella per lui è uno specchio, avendo vissuto nella stessa realtà, dentro il quale lui non vuole guardare. E qualsiasi legame, poichè comporta condivisione prima di tutto di quello che si è, per lui è precluso finchè non avrà voglia di vedere se stesso.
          Io ero la prima a temere che il film fosse troppo patinato, ma devo dire che invece viene espresso anche visivamente un certo bisogno di restare sulla superfice anche visiva delle cose. l'asetticità nello sguardo del regista riflette il bisogno del protagonista di creare distacco dalle cose, anche con la ricerca del bello da copertina, che è quanto di più vuoto a buon mercato si possa cercare.
          Ciò detto non mi sono sembrati aspetti che denotano particolare sforzo d'intelligenza per essere portati al cinema, oltre che non originali.

          EDIT 2:
          Credo che lo "shame", la vergogna a cui il film fa riferimento, non sia nei confronti del sesso. Per tutto il film in proposito si mostra giusto un po' di ipocrisia di facciata, dopo di che tutti non hanno difficoltà a praticare e a procurarsi partner con cui praticare (e qui potrebbe scattare la riflessione sul fatto che magari un eccesso di investimento di energie da parte della nostra società in campo sessuale potrebbe nascondere una fuga da qualcosa. Però il film comodamente accenna solo e non approfondisce). Brandon si vergogna del proprio dolore (per altro assai poco "rampante")..
          "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
          The Smiths - I Know It's Over

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          • #80
            Originariamente inviato da violaverde Visualizza il messaggio
            EDIT 2:Credo che lo "shame", la vergogna a cui il film fa riferimento, non sia nei confronti del sesso. Per tutto il film in proposito si mostra giusto un po' di ipocrisia di facciata, dopo di che tutti non hanno difficoltà a praticare e a procurarsi partner con cui praticare (e qui potrebbe scattare la riflessione sul fatto che magari un eccesso di investimento di energie da parte della nostra società in campo sessuale potrebbe nascondere una fuga da qualcosa. Però il film comodamente accenna solo e non approfondisce). Brandon si vergogna del proprio dolore (per altro assai poco "rampante")..
            E noi non ci vergognamo di scrutare il dolore delle vittime della Costa Concordia, dopo che abbiamo tranquillamente tralasciato di attenzionarci a tanti altri naufragi di barche meno borghesi, occidentali e benestanti; allo stesso modo ci appassioniamo alle patologie metropolitane dei due fratelli WASP, abbastanza rassicuranti in fondo per essere riprese dai nostri rotocalchi più fighetti?Tutto qua ( parlo del soggetto) l'avanguardismo video-artistico di McQuenn?
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • #81
              non potrei essere più d'accordo

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              • #82
                Chi ha mai parlato di avanguardismo?
                La profonda mancanza di spiritualità di colui che non percepisce, ma giudica l’arte, il suo rifiuto e la sua mancanza di disponibilità a riflettere sul significato e sullo scopo della propria esistenza nel significato più alto del termine, assai sovente vengono mascherate con l’esclamazione primitiva fino alla volgarità: "Non mi piace!", "Non mi interessa!". Il bello è celato a coloro che non cercano la verità.

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                • #83
                  avanguardismo e mediocrità..sarà ma io invece ho visto tutto il percorso che fa un malato di ipersessualità,cosa che mi sembra l'obbiettivo del film,l'essenzialità della regia era per non essere invadente,ovvero,puntare tutto su Fassbender è stato un bene perchè lui è bravo,ma anche perchè troppe caratterizzazioni e dialoghi avrebbero distolto dal senso e obbiettivo del film,far capire il reale stato d'animo di chi vive in questo modo,e il suo percorso,attraverso le sue esperienze,guardate che per chi conosce queste emozioni,non è poco,per quello che mi riguarda ha centrato l'obbiettivo in modo perfetto.Tra l'altro,mi ha ricordato,come costruzione,un ovvio,secondo me rimando,Taxi Driver,anche li tutto era su De Niro e il suo personaggio,se ci riflettete e ricordate.

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                  • #84
                    Originariamente inviato da Dwight Visualizza il messaggio
                    Chi ha mai parlato di avanguardismo?
                    Mi riferivo alle pregresse credenziali artistiche del regista.Al fatto che da queste parti andate in deliquio per i primi- piani(sequenza) di un quarto d'ora, come segno di sicura autorialità. Interessante accostare la forte prova attoriale di Fassbender con recenti interpretazioni premiate di Elio Germano o Xavier Bardem che si sbattono per "mettere in sicurezza" la prole ,certo non confidando nel welfare,amplificando furoreggianti i loro stati d'animo.In questo opposti alla compostezza accreditata a questo film.Riprendendo il mio post precedente: se un nordafricano naufraga su un barcone sovraffollato di migranti, arriva (to) in Italia con la felpa della Nike e avendo da ridire sulla pastasciutta che gli passano al centro d'accoglienza , affascinerà il Paese in forza della sua signorile ambiguità o scatenerà piuttosto istinti ferini perchè non si comporta da poveraccio come "si deve", fermo restando che risultano comunque indigesti comportamenti con i crismi del melodramma, considerati esche per buonisti ?Evviva dunque il nevrotico amerikano.Che potrà rilassarsi, magari con una bella crociera...
                    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                    • #85
                      guarda che non c'è nessuna filosofia,un malato di ipersessualità ha quei comportamenti punto,fine,se vuoi dare un giudizio su questo film almeno conosci la malattia e il suo percorso,anche il fatto che ci sia un estetica ''signorile'' ha il suo significato,ovviamente una ricerca estetica delle persone molto comune,basti pensare al fatto che una donna non andrebbe mai con un poveraccio...no?,per quello che riguarda il discorso sugli extracomunitari gli italiani,irlandesi,neri africani che si sono stabiliti negli Stati Uniti,sono stati affrontati in molteplici modi,in moltissimi altri film americani,al contrario di quelli europei,o italiani dove si parla solo di mafia,operai e extracomunitari,tra l'altro con un susseguirsi di film pessimi,Elio Germano è un buon attore nulla più che fa film pessimi,Javier Bardem è assolutamente impeccabile nei suoi film e superiore alla media degli attori che ci sono in giro,e spesso becca anche ottimi film,ma non per questo bisogna soffermarsi ad una definizione di avanguardismo o finte filosofie,bisogna saper vedere nelle esperienze,e in modi molteplici per capire la conformazione di personaggi e storie.

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                      • #86
                        Ma cosa c'entra? Scusami ma siamo su piani completamente diversi: "Shame" è un film con un determinato taglio. Storiella da rotocalchi? Se l'ambientazione è (volutamente) di un certo tipo, non vuol dire che in automatico tutto il film si trasformi in una storia di e per borghesi. Il protagonista poteva appartenere a qualsiasi classe sociale, è ovvio però che scegliendo di rappresentare un uomo benestante e di successo il contrasto si fa più marcato.
                        Io l'ho trovato un film necessario. E' una tematica già affrontata in precedenza, ma il taglio che dà McQueen è profondamente moderno, nel senso migliore del termine. Per tutta la sua durata, Shame ha un grande pregio: parla del contemporaneo, fa un'istantanea del mondo d'oggi sintetizzandola nella storia di un uomo e la sua ossessione.
                        Sono questi i film che vale la pena sostenere: quelli che si prendono qualche rischio in più, imperfetti ma traboccanti di umanità.

                        Edit: ovviamente mi riferivo ad henry angel.

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                        • #87
                          Originariamente inviato da henry angel Visualizza il messaggio
                          E noi non ci vergognamo di scrutare il dolore delle vittime della Costa Concordia, dopo che abbiamo tranquillamente tralasciato di attenzionarci a tanti altri naufragi di barche meno borghesi, occidentali e benestanti; allo stesso modo ci appassioniamo alle patologie metropolitane dei due fratelli WASP, abbastanza rassicuranti in fondo per essere riprese dai nostri rotocalchi più fighetti?Tutto qua ( parlo del soggetto) l'avanguardismo video-artistico di McQuenn?
                          Anch'io non vedo picchi di genialità in questo film. Comunque credo anche che essendo più vicine a noi certe realtà metropolitane possano appassionarci come soggetto esattamente come realtà più lontane. Io non demonizzerei il soggetto in se, ma più che altro la realizzazione. Infatti un tema come quello di certe realtà patologiche che si mimetizzano alla perfezione nella nostra realtà culturale (dove la rimozione la fa da padrona) secondo me offre spunti interessanti di riflessione, che però in questo film sono purtroppo solo accennati.
                          Quello che manca è il passaggio dal particolare all'universale.

                          La scelta dell'ambientazione borghese è funzionale alla necessità del protagonista di vivere la sua rimozione liberamente, cosa ben praticabile in quel contesto per l'appunto da "fighetti", che richiede solo di essere pura apperenza di un certo tipo.

                          PS Visivamente a me il film convince, e non per i piani-sequenza in se, ma perchè sono belli e pertinenti, come tutta la regia in generale.
                          "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
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                          • #88
                            Originariamente inviato da henry angel Visualizza il messaggio
                            Mi riferivo alle pregresse credenziali artistiche del regista.Al fatto che da queste parti andate in deliquio per i primi- piani(sequenza) di un quarto d'ora, come segno di sicura autorialità.
                            Questa mi è nuova: penso che l'unico che abbia parlato della cifra stilistica del regista sia stato io, precisando (appunto) che il cinema di McQueen non è un cinema di rigore (che lascia appunto intendere la mancanza di una poetica autoriale assolutamente lodevole di tale nomea) ma di controllo. Alle volte l'incidere di questi piani sequenza è un poco deleterio, perchè in qualche modo gratuito e non rigoroso, altre volte McQueen se la cava. Traspare comunque molta classe.

                            Riguardo gli altri vaneggiamenti penso si stia uscendo dai binari. Mi sembrano più il risultato di una lecita presa di posizione idealistica ma anche fuorviante rispetto al ridimensionamento della pellicola.
                            La profonda mancanza di spiritualità di colui che non percepisce, ma giudica l’arte, il suo rifiuto e la sua mancanza di disponibilità a riflettere sul significato e sullo scopo della propria esistenza nel significato più alto del termine, assai sovente vengono mascherate con l’esclamazione primitiva fino alla volgarità: "Non mi piace!", "Non mi interessa!". Il bello è celato a coloro che non cercano la verità.

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                            • #89
                              mi sembra giusto c'è chi pensa solo a che tipo di tecnica ha utilizzato il regista per riprendere,sparando pareri finti intellettuali e chi pensa al contenuto,ai motivi,agli obbiettivi,alle emozioni,alla sceneggiatura,allo studio del personaggio,e come sono stati amalgamati insieme,e se il risultato finale,il ''significato'',arriva al pubblico come era stato pensato da chi ci ha lavorato,ma immagino sia vaneggiamento cercare di comprendere un film nella sua complessità,ragionando e contemplando le emozioni che ha trasmesso.

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                              • #90
                                finalmente ho visto anch'io questo film di cui si discute qui asd

                                E' un'opera ambigua e potente, che unisce alla messa in scena algida una cifra stilistica misurata, ricca di piani sequenza e di inquadrature atipiche che vogliono quasi mettere in risalto quello che il protagonista nasconde dietro una facciata inamidata. Fassbender è veramente bravo nel donarsi anima e corpo al progetto, con un personaggio scomodo e difficile, che di certo sarà ricordato. Ma io ho trovato ancora superiore l'interpretazione della Mulligan, per finezza espressiva e capacità di variazione dei toni, che rappresenta l'unico barlume di sincera umanità in questo mondo sordido e medace ritratto da McQueen. Mi è piaciuta la scelta di non spiegare nulla ma lasciare tutto al gioco di sguardi, silenzi ed espressioni dei due protagonisti, in modo che lo spettatore possa poi vederci quello che più gli aggrada. D'altra parte mi sembra evidente che il film sia soprattutto un apologo sull'odierna società consumistica dove edonismo, egoismo, isolamento e benessere di facciata sono i (dis)valori dominanti. Ma i limiti maggiori del film sono due: la scarsa originalità del tema trattato (quasi tutto si era già visto, ad esempio, nel controverso American Psycho) e la mancanza di un reale sbocco capace di donare all'opera una dimensione più universale, che vada oltre il gelido cronachismo di perversioni e di degrado morale a cui il regista ci sottopone. Insomma, alla fine, nasce spontanea la domanda: "e allora ?" :
                                "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


                                Votazione Registi: link

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