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Moonfall (Roland Emmerich)

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  • #91
    Con questo film ho finalmente fatto pace con Emmerich.

    C'è tutto il suo cinema qua. Un po' 2012 e un po' Stargate, un po' The Day After Tomorrow e un po' Independence Day.
    Mi scuso con il regista tedesco per non averlo mai capito. C'è voluta questa stagione di cinema di intrattenimento che si prende troppo sul serio e di spettatori rompicoglioni che spaccano il capello in quattro per capire perché Emmerich non abbia mai dato peso alla coerenza e alla serietà.

    I suoi film sono catastrofi e storie familiari e lo sono in maniera pura, estrema, assoluta. I cattivi non hanno sfumature e vengono puniti sempre dal karma. E i buoni sono sempre rotti all'inizio ma alla fine si riconciliano sempre con i loro problemi. E il tutto va di pari passo con la distruzione, che è totale, esagerata, senza senso.

    Una volta ci rimanevo male a vedere l'astronave aliena distrutta dal virus informatico che gira su windows 95, di un caccia che vola nei canyon seminando una navicella extraterrestre, di Will Smith che mette KO un muso verde con un pugno. Oggi capisco che Emmerich aveva ragione e io torto. È giusto scappare dal gelo artico chiudendosi una porta dietro, è giusto che la cupola di San Pietro rotoli schiacciando il primo ministro italiano in preghiera, è giusto che uno Space Shuttle decolli senza un motore sfruttando la gravità della Luna che sta cadendo sulla Terra.
    È giusto perché è un cinema simbolico quello di Emmerich, è un cinema che dialoga con il proprio pubblico, è un cinema che fa satira in maniera grossolana e sgraziata. Ed è giusto perché fa tutto questo in maniera consapevole.

    Il flop più grande di Emmerich mi ha fatto finalmente capire che di Emmerich abbiamo bisogno. Per zittire quel cinema pretenzioso che in realtà dietro una bella presenza non ha niente da dire e per togliere il terreno sotto i piedi ai tantissimi pseudo-critici che pensano che a sostenere un film sia l'autoconsistenza della trama.

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    • #92
      Originariamente inviato da Woody Visualizza il messaggio
      Con questo film ho finalmente fatto pace con Emmerich.

      C'è tutto il suo cinema qua. Un po' 2012 e un po' Stargate, un po' The Day After Tomorrow e un po' Independence Day.
      Mi scuso con il regista tedesco per non averlo mai capito. C'è voluta questa stagione di cinema di intrattenimento che si prende troppo sul serio e di spettatori rompicoglioni che spaccano il capello in quattro per capire perché Emmerich non abbia mai dato peso alla coerenza e alla serietà.

      I suoi film sono catastrofi e storie familiari e lo sono in maniera pura, estrema, assoluta. I cattivi non hanno sfumature e vengono puniti sempre dal karma. E i buoni sono sempre rotti all'inizio ma alla fine si riconciliano sempre con i loro problemi. E il tutto va di pari passo con la distruzione, che è totale, esagerata, senza senso.

      Una volta ci rimanevo male a vedere l'astronave aliena distrutta dal virus informatico che gira su windows 95, di un caccia che vola nei canyon seminando una navicella extraterrestre, di Will Smith che mette KO un muso verde con un pugno. Oggi capisco che Emmerich aveva ragione e io torto. È giusto scappare dal gelo artico chiudendosi una porta dietro, è giusto che la cupola di San Pietro rotoli schiacciando il primo ministro italiano in preghiera, è giusto che uno Space Shuttle decolli senza un motore sfruttando la gravità della Luna che sta cadendo sulla Terra.
      È giusto perché è un cinema simbolico quello di Emmerich, è un cinema che dialoga con il proprio pubblico, è un cinema che fa satira in maniera grossolana e sgraziata. Ed è giusto perché fa tutto questo in maniera consapevole.

      Il flop più grande di Emmerich mi ha fatto finalmente capire che di Emmerich abbiamo bisogno. Per zittire quel cinema pretenzioso che in realtà dietro una bella presenza non ha niente da dire e per togliere il terreno sotto i piedi ai tantissimi pseudo-critici che pensano che a sostenere un film sia l'autoconsistenza della trama.

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