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Rick's Cafè Americain: il topic sul cinema classico

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  • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
    il Massacro di fort apache buono, ma spesso scade nella retorica dei valori ed il finale pro-cavalleria è indigeribile per un anti-americano come me
    una parte del cinema di Ford potrebbe necessitare di una opportuna ... "contestualizzazione" storica, sociale, ideologica e di costume, inquadrandolo nel periodo in cui veniva realizzato. Un po' un discorso simile a quello fatto qui tempo fa per "Via col vento". Ovviamente mi riferisco soprattutto alla maniera con cui venivano rappresentati gli "indiani". Sappiamo perfettamente cosa fosse il western in quegli anni "eroici" e che si debbano aspettare gli anni '60 e '70 per i cambiamenti rivoluzionari. Sono discorsi che abbiamo già fatto tante volte in passato.

    Detto questo John Ford è una Leggenda del Cinema, un Maestro assoluto e parecchi suoi western sono capolavori senza tempo e senza "se o ma"
    Ultima modifica di David.Bowman; 18 July 20, 14:00.
    "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"


    Votazione Registi: link

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    • Si ok la contestualizzazione, ma Ombre Rosse o anche Sentieri Selvaggi sono western migliori di gran lunga rispetto alla trilogia della cavalleria ed il secondo affronta il tema del razzismo sotto un'ottica più complessa (anche se alla fine gli indiani fanno una brutta fine comunque nel finale).

      La Carovana dei Mormoni è un ottimo film western e gli indiani sono rappresentati in modo positivo (si incazzano solo quando uno dei banditi non rispetta le loro tradizioni).
      A Ford ho sempre preferito Sam Peckinpah e Sergio Leone.

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      • Sensei sei diventato un esponente del black lives matter? Contestualizzare proprio no?

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        • Originariamente inviato da mr.fred Visualizza il messaggio
          Sensei sei diventato un esponente del black lives matter? Contestualizzare proprio no?
          Erano obiezioni che sollevavo già da molto prima a certi film di Ford e nulla hanno a che fare con il Movimento black lives matter. Comunque il mio problema è con alcuni suoi film, specie quelli della trilogia della cavalleria.

          Con Ombre Rosse o Sentieri Selvaggi, non ho problemi di sorta invece, anche perché il livello è ben più alto.
          Ultima modifica di Sensei; 18 July 20, 22:12.

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          • Originariamente inviato da Medeis Visualizza il messaggio

            Il mio preferito è il successivo, I cavalieri del nord-ovest, se non altro per quell'incredibile sequenza di Wayne che parla sulla tomba della moglie al cimitero, con quel cielo assurdo che è l'esaltazione della potenza del Technicolor e delle possibilità anti-realistiche del colore. Una delle scene più belle della storia del cinema che io abbia mai visto, mi emoziona ogni volta.
            Eccola qui:



            Dei tre film cavalleggeri è quello che ricordavo meno, ma quella scena è rimasta indelebilmente impressa anche in me. J.Wayne si reca presso la tomba in cui sono sepolti moglie e figli, e innaffiando le piante discorre teneramente coi familiari, mentre un impossibile tramonto rosso fuoco si accende alle sue spalle. A un certo punto un'ombra umana si staglia sulla lapide centrale, e pian piano sale fino a coprirla interamente. Il controcampo rivela la presenza della giovane protagonista, recatasi presso il camposanto per donare al vecchio soldato un vaso di fiori, e recargli conforto.
            Uno di quei momenti che da soli riassumono un film intero: il crepuscolo di un ufficiale prossimo al pensionamento, e il futuro che preme e reca omaggio.

            C'è poco da fare, Ford è davvero un tenerone, un regista di malinconie e di crepuscoli. L'esaltazione talora franca di certi valori nazionali è spesso temperata dal senso della fine, che relativizza e trascolora ogni eccesso retorico, tanto che quel voice-over facente capolino qua e là mi è suonato davvero stonato e posticcio.
            E' un film narrativamente dispersivo, il che potrebbe essere considerato un difetto, ma a mio parere questa dispersività gli fa bene, donandogli il passo vagabondo e contemplativo della grande cavalcata itinerante. J.Wayne ha un grosso personaggio e lo interpreta benissimo, il rapporto con la fanciulla è affascinante, la fotografia a colori profonda e magnifica (ho controllato: è qui che Ford si ispirò ai dipinti di Remington, e Winton C. Hoch è il DOP dell'inarrivabile fotografia di The Searchers), il tratteggio dei personaggi secondari amabilmente colorito (impagabile la rissa al bar!), il triangolo sentimentale spiritoso e assai tenero.
            Ci sono donne volitive che si lamentano della cavalleria e di dover restare nelle retrovie in caso di pericolo, e fanno capolino anche i bisonti, ma pensa un po'. Che belli i bisonti...
            Rivisto con molto molto molto piacere.

            Gli "indiani" in questo caso sono generiche presenze ostili, ma più che altro vengono usati a loro volta per rafforzare la contrapposizione narrativa tra gioventù e vecchiaia.
            Ultima modifica di papermoon; 19 July 20, 12:03.

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            • RIO GRANDE (J.Ford, 1950)

              Detto anche Rio Bravo, ma io lo chiamo Rio Grande, sennò si offende.
              E' forse il meno apprezzato del celebre trio cavalleggero, ma a me è sempre piaciuto moltissimo, e mi è ripiaciuto nuovamente.
              Le classiche routine narrative (soldati in marcia, indiani ostili, trombe che sfiatano, siparietti comico-rissosi...), fanno quasi da contorno, visto che questa è in fondo una semplice storia di famiglia: un padre indurito dal mestiere e disamorato dal troppo isolamento, un figlio trascurato che per riconquistarne l'affetto e dar prova di sè si arruola ancora imberbe tra le fila dell'esercito, e una madre in ansia che ignora l'etichetta e si reca al campo per recuperare la prole, e magari, chissà, riaggiustare un rapporto da tempo incrinatosi. Il racconto veleggia a lungo in delicato equilibrio sul mare del non detto, lasciando a noi il piacere di immaginare cosa, in passato, è andato storto. Ed è perciò colmo di sentimenti che vorrebbero traboccare ma non riescono più a farlo, e si veda in tal senso questa scena bellissima, in cui si intona una canzone per Kathleen:



              Maureen O'Hara è un'opera d'arte per cui ringrazierò sempre i cinedei, e qui ci regala uno splendido saggio di recitazione sotto le righe.

              L'interesse che prova Ford per l'esercito non è ansia belligerante (l'unico personaggio bramoso di menar le mani, nella trilogia, è il colonnello Thursday, l'eroe negativo), ma più che altro affetto per la comunità militare, per questa famiglia sostitutiva sempre un po' pericolante collocata ai margini della frontiera. L'idea della comunità e della famgilia, e della sua crisi sempre incombente, è un motivo davvero fondante per Ford, e anche per questo Rio Grande, in quanto storia familiare, mi pare abbastanza emblematico.
              Al di là di questo, è una vicenda con un ovvio retrogusto storico-politico (nel conflitto privato da ricomporre si rispecchia quello civile da poco conclusosi), ma a colpire è il suo tono tenero, sentimentale, a tratti curiosamente intimo, che ne fa uno dei film più sospirosi e delicati (nonchè canterini) del grande regista.
              Ultima modifica di papermoon; 22 July 20, 13:40.

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              • C'è anche Ben Johnson che fa guappate a ripetizione nel film, d'altronde prima che attore era uno stuntman, poi visto nell'Ultimo Spettacolo di Bogdanovich. Il film è nettamente minore per me.

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                • Concedo volentieri film "minore" rispetto ai due precedenti (pur non essendo d'accordo), ma non concedo affatto "nettamente".

                  La sottotrama con B.Jonhson non è tra i punti forti, ok, ma non è neanche così malaccio, e la cavalcata in stile romano in ogni caso è fichissima.
                  Tra l'altro vi si esibì proprio B.Johnson, senza ricorrere allo stuntman. A guardarla mi è venuta l'ansia.
                  Ultima modifica di papermoon; 22 July 20, 14:18.

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                  • Originariamente inviato da papermoon Visualizza il messaggio
                    Concedo volentieri film "minore" rispetto ai due precedenti (pur non essendo d'accordo), ma non concedo affatto "nettamente".

                    La soottrama con B.Jonhson non è tra i punti forti, ok, ma non è neanche così malaccio, e la cavalcata in stile indiano in ogni caso è fichissima.
                    Tra l'altro vi si esibì proprio B.Johnson, senza ricorrere allo stuntman. A guardarla mi è venuta l'ansia.
                    Perchè per l'appunto Ben Johnson era stuntman e si vede anche nel film la sua estrema abilità, se cadeva da cavallo inutile dire che ce lo giocavamo all'istante visto le pazzie acrobatiche che compie e lasciano stupefatti come dici.

                    Nella Carovana dei Mormorni è il co-protagonista effettivo. Oltre a questo e Carovana dei Mormoni quali altri film ha fatto con John Ford? Bogdanovich ne menzionò cinque.

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                    • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                      Nella Carovana dei Mormorni è il co-protagonista effettivo. Oltre a questo e Carovana dei Mormoni quali altri film ha fatto con John Ford? Bogdanovich ne menzionò cinque.
                      A memoria ricordavo solo i cavalieri del nord-ovest, questo, e appunto il film mormonico, ma l'onniscienza della Rete aggiunge "In nome di Dio" e "Il grande sentiero". Ma presumo che siano ruoli minori o insignificanti, visto che non me lo ricordo proprio.

                      Non un granchè, in fin dei conti, ed è un peccato. B.Johnson non avrebbe mai avuto la statura epica per eroi fondatori e solitari alla J.Wayne, ma col suo fare da bravo ragazzo dall'aria sveglia e incline all'azione nei film succitati funziona benissimo, specie in quelli corali e amabilmente rilassati come appunto la carovana dei mormoni.

                      Da grande e con le rughe verrà splendidamente "riciclato" dai vari Bogdanovich e Peckinpah. O dal Milius di Dilinger, mi sovviene or ora.



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                      • del cinema classico io adoro, fra tutti, i seguenti film:
                        1) Casablanda
                        2) La Tunica
                        3) I Dieci Comandamenti
                        4) Anastasia
                        5) Karamazov
                        6) Cleopatra
                        7) I Magnifici Sette
                        8) Ben Hur
                        9) Alessandro il Grande
                        10) Il Dottor Zivago
                        11) Quo vadis?

                        Ovviamente sono in ordine sparso

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                        • Originariamente inviato da Brynner Visualizza il messaggio
                          del cinema classico io adoro, fra tutti, i seguenti film:
                          1) Casablanda
                          2) La Tunica
                          3) I Dieci Comandamenti
                          4) Anastasia
                          5) Karamazov
                          6) Cleopatra
                          7) I Magnifici Sette
                          8) Ben Hur
                          9) Alessandro il Grande
                          10) Il Dottor Zivago
                          11) Quo vadis?

                          Ovviamente sono in ordine sparso
                          Ma Ben Hur dovete sapere che è tratto da un romanzo che piace ancora oggi al pubblico religioso USA, ma vorrei far notare che Ben Hur è un chiaro esempio di romanzo biblico ovvero ambientato nel passato e con narrazione fantastica a sfondo religioso che ruota attorno a personaggi biblici, secondo voi visto che questo genere è praticato ancora tra gli autori di romanzi religiosi cristiani è possibile al di là di essere atei o credenti trarci un film? si potrebbe trarre un film di spessore ai giorni nostri da un romanzo biblico con storia fantastica che ruota attorno a faccende bibliche magari aggiungendo temi nuovi senza essere offensivi al livello religioso, ad esempio in un romanzo che è stato scritto da una scrittrice USA che conosco utilizza come tema l'handicap in quanto Manasse il più malvagio dei re ebrei sarebbe stato una figura storica autistica e quindi affetto da autismo(il romanzo in questione è Isaiah's Legacy di Mesu Andrews ) oppure un film tratto da un bel romanzo biblico che tratta di guerra o comunque un tema insolito per il genere tipo il romanzo The Advocate di Randy Singer un legal thriller ambientato a Roma Antica in cui il protagonista è un avvocato che risulta essere la persona a cui in origine era indirizzata il Vangelo di Luca.
                          Ultima modifica di Luca Boffa; 06 September 20, 16:20.

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                          • La porta proibita
                            Da una vecchia volpe come Stevenson era lecito aspettarsi di più, invece questo adattamento di Jane Eyre è poco incisivo (gli preferisco quello di Zeffirelli), complice anche una Joan Fontaine eccessivamente bella per il ruolo. Il film è palesemente un tentativo di bissare il successo di Rebecca, con la stessa protagonista. Ottimo Wells nei panni del burbero nobiluomo dotato, non bello ma dotato di inusuale fascino. E' un tipo di ruolo che il buon Wells può giostrare a occhi chiusi, ed infatti vi giganteggia. Quando scompare Wells scompare il film, e l'attenzione viene vivacizzata unicamente dalle belle scenografie gotiche e dalla tendenza registica ad indugiare (come già aveva fatto Hitchcock) nell'horror e nella ghost story (ma l'effetto è un pò rovinato da chi conosce la trama del libro). Visione consigliata, comunque.
                            Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                            • Ho recuperato qualche film con WIlliam Powell, attore di eleganza suprema, magnifico nella saga de L'uomo Ombra.

                              L'impareggiabile Godfrey:
                              Per scommessa, una ricca ereditiera accoglie in casa un mendicante preso dal porto e, impietositasi, lo trasforma in maggiordomo. Come nella tradizione dei servitori scaltri (da Plauto, al Gatto con gli stivali, fino a Mii Pettigrew), il servitore si rivela non solo più furbo del padrone ma col suo talento arriva a risolvere tutte le beghe familiari. Inoltre, riesce a costruire una attività sul porto per dare lavoro a tutti i mendicanti, che si scoprono essere per lo più ex borghesi messi per strada a causa della crisi del 29. Un tema ancora attuale, reso godibile dall'aplomb di Powell e dalle molte punchline offerte (a proposito...perchè nella commedia americana non si usano più punchline? Che fine ha fatto la commedia sofisticata?)

                              Il signore e la sirena
                              Favoletta con un Powell invecchiato. Equivoci risaputi, col nostro che nasconde una sirena in un albergo e crea fraintendimenti a valanga. Invecchiato molto male. Belle le riprese sottomarine.

                              Il coltello cinese
                              Frenetico giallo da camera, con un Powell che, per esigenze di sceneggiatura, azzecca tutte le deduzioni una dopo l'altra, senza respiro, ad un ritmo forsennato. Talmente forsennato che non appassiona. Curioso come tale giallo mostri alcune tecniche poi molto abusate in futuro (la lenza da pesca usata per chiudere una porta dall'esterno, tecnica usata più volte ne Il Detective Conan, oppure l'idea che il suicidio della vittima sia solo simulato dato che il presunto suicida aveva una scarpa sola, cosa usata poi in Tre Colonne in Cronaca)

                              La duchessa e il maggiordomo
                              In Ungheria, il fedele maggiordomo di un duca, attuale ministro sotto l'ala conservatrice del paese, si candida con l'ala "sinistra" e viene eletto. Le gag migliori sono date dalla parte centrale, in cui il grande maggiordomo Powell svolge sia la sua attività di "oppositore politico" che quello di maggiordomo. Tuttavia il film è fin troppo prevedibile e accomodante, specie nella sua storia d'amore. Poteva venir fuori una grande satira sul potere, sulla dicotomia servo-padrone, sulle fake news....invece purtroppo è acqua fresca, salvata sola da un grande interprete.
                              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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